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sabato 3 aprile 2010

Nel sepolcro con Gesù

La Via Crucis: XIII - XIV Stazione


                                                                     XIII STAZIONE 



Gesù è deposto dalla Croce

Dal Vangelo secondo Marco: (15, 42 – 43.46)

“Sopraggiunta ormai la sera, Giuseppe D’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il Regno di Dio, comprato un lenzuolo, calò il corpo di Gesù giù dalla croce.”
O Gesù, giunta la sera sei stato deposto dalla croce e sei ritornato nelle braccia di tua Madre, che, per l’ultima volta, ti ha potuto stringere al suo cuore. In un momento così tenero e delicato, contemplando la pace che dona la fredda morte, Ella mostra al mondo intero il prezzo del riscatto, ed esalta il tuo sangue versato per la redenzione di tutti. Stringendo a sé il tuo corpo insanguinato, rivive in un solo attimo la gioia dell’annuncio, la trepida attesa, la nascita, la breve vita e infine la morte. Fà o Signore, che anche noi possiamo accoglierti nella nostra vita per amarti e adorarti con gli stessi sentimenti di tua Madre e seguirti, come Lei ti ha seguito, accettando tutto, anche il dolore. Vieni Signore nei nostri cuori, facci comprendere che dalla tua morte è nata la nostra vita e che solo grazie a te possiamo realizzare quel misterioso progetto di salvezza che Dio ha per tutte le sue creature.


 
                                                                      XIV STAZIONE


Gesù è deposto nel sepolcro

Dal Vangelo secondo Marco (15, 46-47)
  
“Giuseppe d’Arimatea, avvolto il corpo di Gesù in un lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Magdala e Maria Madre di Joses stavano ad osservare dove veniva deposto.”

O Gesù, è il momento doloroso del distacco, è l’ora della sepoltura. Per tua Madre è necessario lasciare quel figlio tanto amato alle cure delle due Marie a cui tu avevi cambiato la vita, perdonando i loro peccati. Esse compiono, per te, l’ultimo gesto di amore avvolgendoti nel lenzuolo dopo aver unto il tuo martoriato corpo con oli profumati. Signore, dona anche a noi peccatori la gioia della riconciliazione e del perdono e resta nei nostri cuori per rafforzarli con il dono della speranza futura. Sii il nostro Maestro, e fà di noi i tuoi discepoli prediletti, capaci di lasciare ogni cosa, per seguirti sulla strada dell’amore e del perdono. Con l’aiuto della Vergine Maria, tua dolcissima Madre, facci comprendere che non vi è altra strada per la salvezza se non la tua stessa strada, che quantunque dolorosa, porta fino al cuore di Dio.

venerdì 2 aprile 2010

Tutto è compiuto

La Via Crucis: XI - XII Stazione La Crocifissione e morte di Gesù



XI STAZIONE
Gesù viene crocifisso
Dal Vangelo secondo Marco. (15, 25-27)
“Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: “Il re dei Giudei”. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra”
O Gesù, termina qui la tua salita al Calvario, il più è fatto, ora non resta ai soldati che inchiodarti sulla croce che tu stesso ti sei trascinato tra tormenti e cadute. Mentre i chiodi trapassano le tue mani e i tuoi piedi tu invochi la pietà di Dio affinché perdoni loro, perché non sanno quello che fanno. Ora, finalmente, tutti possono ammirare sulla croce “Il re dei Giudei” coronato di spine. Tutti possono ridere di lui e per disprezzo sputarlo e schernirlo. Signore, ancora oggi, anche noi che diciamo di amarti, continuiamo a trafiggerti con i nostri peccati, e non abbiamo scuse, non siamo soldati che eseguono gli ordini, siamo solo creature ingrate che hanno dimenticato il sacrificio che sulla croce si è consumato per noi. Perdonaci Signore, ti chiediamo perdono per tutte le volte che ti abbiamo offeso e oltraggiato. Attiraci a te, dall'alto della tua croce, come hai promesso, e strappaci dai mali che uccidono. Salvaci, o Salvatore del mondo.



XII STAZIONE
 
Gesù muore sulla croce

Dal Vangelo secondo Marco. (15, 33-34.37.39)

"Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lema sabactàmi? Che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?... Ed egli, dando un forte grido, spirò…Allora il centurione che gli sta di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: "veramente quest'uomo era Figlio di Dio!".

O Gesù, tutto è compiuto! Alle tre del pomeriggio hai esalato l'ultimo respiro. Tutto si è fermato intorno a te e il silenzio ovattato della morte è stato rotto dalla terra che ha tremato, perché in quel momento moriva il Figlio di Dio. Molti, in preda al terrore, lasciando ogni cosa, scappano via. Sotto la croce, resta tua madre che, abbracciando quel legno coperto di sangue, versa le sue ultime lacrime prima di seguire Giovanni, tuo discepolo prediletto. Ad essi, prima di morire, hai affidato il tuo testamento, dicendo a tua madre: ecco tuo figlio e a Giovanni: ecco tua Madre. Fà o Signore che il nostro amore per te non vacilli mai e donaci la forza di seguirti fin sotto la croce. Il ricordo della tua morte, e la promessa fatta al buon ladrone sulla croce: oggi sarai con me in Paradiso, diventino per noi segno di speranza per una morte santa. Grazie per averci donato come madre la tua stessa madre, dalla quale possiamo attingere sicurezza, se desideriamo risorgere con te. Concedi anche a noi, nel momento del distacco dalla vita terrena, di abbandonarci nelle tue mani e in quelle della tua Santissima Madre.
 

giovedì 1 aprile 2010

Gli insegnamenti dell'Ultima Cena

Oggi, come immagino tutti sappiate, è l'inizio del cosiddetto Triduo Pasquale. E' il preludio per quella che sarà la Passione del nostro Signore Gesù, pronto a sacrificarsi per tutti noi.

La Lavanda dei piedi è una cosa meravigliosa che mi ha sempre colpito, sin da quando era bambino. Ovviamente quando ero bambino per motivi diversi, anche se ancora oggi non so perchè ero così attratto dal vedere il prete lavare i piedi dei chierichetti.

Oggi io sono attratto perchè Gesù ci dona un insegnamento, secondo me, grandissimo. Egli è Figlio di Dio: la Sua gloria è immensa, ma nonostante tutto ciò si umilia ancora una volta, divenendo servitore dell'uomo. Pensateci: da essere l'uomo servitore di Dio, ora Dio diventa servitore dell'uomo. E' una cosa a dir poco sconvolgente. Il Mio Signore che si umilia al punto di servire me, pur di insegnarci un qualcosa che nella nostra mentalità umana, non viene nemmeno preso in considerazione. L'umiltà nell'essere servitore degli altri.

E' davvero sconvolgente, tanto è che persino Simon Pietro all'inizia si rifiuta di farsi lavare i piedi dal Signore che lui ama e segue. Ma Gesù lo rimprovera così: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». E subito Pietro cambia atteggiamento: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!» .

Non so voi, ma per me rimane qualcosa di unico. Il Nostro Signore Gesù ci insegna le ultime cose che dovrebbero disegnare la figura del cristiano: "Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi"

Noi uomini non avremmo mai pensato di umiliarci e tutt'ora non riusciamo ad essere sottomessi agli altri. Piuttosto alziamo sempre il capo e se qualcuno ci pesta noi rispondiamo dieci volte tanto. Il nostro vanto è Gesù e perciò dobbiamo seguire il Suo insegnamento: serviamo gli altri con umiltà e saremo una sola cosa con Lui. Quest'ultima frase ci porta poi al momento più importante dell'Ultima Cena e cioè l'istituzione dell'Eucaristia:  Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: "Prendete, questo è il mio corpo". [23]Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. [24]E disse: "Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti. [25]In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio".

In queste frasi c'è il dono più grande di Dio per l'uomo: la nuova ed eterna alleanza che porterà molti alla Redenzione tramite il Sangue versato dall'Agnello (e cioè da Gesù) 

Un'ultima raccomandazione che mi viene dal cuore: andiamo alla celebrazione per mettere tutto ciò al primo posto: non lasciamoci condizionare da eventi o giustificazione della nostra mente (i soliti che sento in giro: vale la pena; non mi va; non c'è bisogno ecc...).

L'Ultima Cena

L'Ultima Cena

Oggi, come saprete, si celebra il ricordo dell'Ultima Cena del Signore Gesù, con i suoi discepoli. Una cena particolare, in cui Gesù dà le ultime indicazioni su come seguire la Via verso il Regno, mostrando con i suoi gesti, cosa noi avremmo dovuto fare. Domani è anche un giorno in cui cade l'anniversario della scomparsa del nostro amato Papa Giovanni Paolo II: e per questo motivo, la Vigna è fiera di poter lasciare lo spazio alle parole dell'omelia di questo grande Papa che ha segnato la vita di molti e che ha contribuito a diffondere la Parola di Dio, soprattutto tra i giovani:
 


OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Giovedì Santo, 17 aprile 2003
 



1. "Li amò sino alla fine" (Gv 13, 1).

Alla vigilia della sua passione e morte, il Signore Gesù volle raccogliere intorno a sé ancora una volta i suoi Apostoli per affidare ad essi le ultime consegne e dare loro la testimonianza suprema del suo amore.

Entriamo anche noi nella "grande sala al piano superiore con i tappeti, già pronta" (Mc 14,15) e disponiamoci ad ascoltare i pensieri più intimi che Egli vuole confidarci; disponiamoci, in particolare, ad accogliere il gesto e il dono che Egli ha predisposto per questo appuntamento estremo.

2. Ecco, mentre stanno cenando, Gesù si alza da tavola e incomincia a lavare i piedi ai discepoli. Pietro dapprima resiste, poi capisce ed accetta. Anche noi siamo invitati a capire: la prima cosa che il discepolo deve fare è di mettersi in ascolto del suo Signore, aprendo il cuore ad accogliere l'iniziativa del suo amore. Solo dopo sarà invitato a fare a sua volta quanto ha fatto il Maestro. Anch'egli dovrà impegnarsi a "lavare i piedi" ai fratelli, traducendo in gesti di servizio vicendevole quell'amore che costituisce la sintesi di tutto il Vangelo (cfr Gv 13,1-20).

Sempre durante la Cena, sapendo che è ormai giunta la sua "ora", Gesù benedice e spezza il pane, poi lo distribuisce agli Apostoli dicendo: "Questo è il mio corpo"; ugualmente fa con il calice: "Questo è il mio sangue". E comanda loro: "Fate questo in memoria di me" (1 Cor 11, 24.25). Veramente vi è qui la testimonianza di un amore spinto "fino alla fine" (Gv 13,1). Gesù si dona in cibo ai discepoli per divenire una cosa sola con loro. Ancora una volta emerge la "lezione" che occorre imparare: la prima cosa da fare è aprire il cuore all'accoglienza dell'amore di Cristo. L'iniziativa è sua: è il suo amore che ci rende capaci di amare a nostra volta i fratelli.

Ecco dunque: la lavanda dei piedi e il sacramento dell'Eucaristia: due manifestazioni di uno stesso mistero d'amore affidato ai discepoli "perché - dice Gesù - come ho fatto io, facciate anche voi" (Gv 13,15).

3. "Fate questo in memoria di me" (1 Cor 11, 24). La "memoria", che il Signore ci ha lasciato in quella sera, investe il momento culminante della sua esistenza terrena, il momento della sua offerta sacrificale al Padre per amore dell'umanità. Ed è "memoria" che si situa nel contesto di una cena, la cena pasquale, in cui Gesù si dona ai suoi Apostoli sotto le specie del pane e del vino, come loro nutrimento nel cammino verso la patria del Cielo.

Mysterium fidei! Così proclama il celebrante dopo aver pronunciato le parole della consacrazione. E l'assemblea liturgica risponde esprimendo con gioia la sua fede e la sua adesione colma di speranza. Mistero veramente grande è l'Eucaristia! Mistero "incomprensibile" per la ragione umana, ma così luminoso per gli occhi della fede! La Mensa del Signore nella semplicità dei simboli eucaristici - il pane e il vino condivisi - si rivela anche quale mensa della concreta fratellanza. Il messaggio che da essa promana è troppo chiaro perché lo si possa ignorare: quanti prendono parte alla Celebrazione eucaristica non possono restare insensibili di fronte alle attese dei poveri e dei bisognosi.

4. Proprio in questa prospettiva desidero che le offerte raccolte durante questa Celebrazione vadano ad alleviare le urgenti necessità di quanti soffrono in Iraq per le conseguenze della guerra. Un cuore che ha sperimentato l'amore del Signore si apre spontaneamente alla carità verso i fratelli.

"O sacrum convivium, in quo Christus sumitur".

Siamo tutti invitati, questa sera, a celebrare e ad adorare sino a notte inoltrata il Signore che si è fatto cibo per noi pellegrini nel tempo, offrendoci la sua carne e il suo sangue.

L'Eucaristia è dono grande per la Chiesa e per il mondo. Proprio perché sia riservata sempre più profonda attenzione al sacramento dell'Eucaristia, ho voluto offrire all’intera Comunità dei credenti un'Enciclica, il cui tema focale è il Mistero eucaristico: Ecclesia de Eucharistia. Tra poco avrò la gioia di firmarla nel corso di questa Celebrazione che rievoca l’Ultima Cena, quando Gesù ci lasciò se stesso in supremo testamento d’amore. La affido sin d'ora in primo luogo ai sacerdoti, perché a loro volta la diffondano a beneficio dell'intero popolo cristiano.

5. Adoro te devote, latens Deitas! Noi Ti adoriamo, o mirabile Sacramento della presenza di Colui che amò i suoi "sino alla fine". Noi Ti ringraziamo, o Signore, che nell'Eucaristia edifichi, raduni e vivifichi la Chiesa.

O divina Eucaristia, fiamma dell'amore di Cristo che ardi sull'altare del mondo, fa' che la Chiesa, da Te confortata, sia sempre più sollecita nell'asciugare le lacrime di chi soffre e nel sostenere gli sforzi di chi anela alla giustizia e alla pace.

E Tu, Maria, Donna "eucaristica", che hai offerto il tuo grembo verginale per l'incarnazione del Verbo di Dio, aiutaci a vivere il Mistero eucaristico nello spirito del Magnificat. Sia la nostra vita una lode senza fine all'Onnipotente, che si è nascosto sotto l'umiltà dei segni eucaristici.

Adoro te devote, latens Deitas…
Adoro te... adiuva me!