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mercoledì 25 agosto 2010

Fides et ratio - I differenti volti della verità dell'uomo

Torna l'appuntamento settimanale con la Lettera Enciclica del Venerabile Giovanni Paolo II "Fides et Ratio", per riflettere sui rapporti tra fede e ragione:

CAPITOLO III

INTELLEGO UT CREDAM

I differenti volti della verità dell'uomo

28. Non sempre, è doveroso riconoscerlo, la ricerca della verità si presenta con una simile trasparenza e consequenzialità. La nativa limitatezza della ragione e l'incostanza del cuore oscurano e deviano spesso la ricerca personale. Altri interessi di vario ordine possono sopraffare la verità. Succede anche che l'uomo addirittura la sfugga non appena comincia ad intravederla, perché ne teme le esigenze. Nonostante questo, anche quando la evita, è sempre la verità ad influenzarne l'esistenza. Mai, infatti, egli potrebbe fondare la propria vita sul dubbio, sull'incertezza o sulla menzogna; una simile esistenza sarebbe minacciata costantemente dalla paura e dall'angoscia. Si può definire, dunque, l'uomo come colui che cerca la verità.

29. Non è pensabile che una ricerca così profondamente radicata nella natura umana possa essere del tutto inutile e vana. La stessa capacità di cercare la verità e di porre domande implica già una prima risposta. L'uomo non inizierebbe a cercare ciò che ignorasse del tutto o stimasse assolutamente irraggiungibile. Solo la prospettiva di poter arrivare ad una risposta può indurlo a muovere il primo passo. Di fatto, proprio questo è ciò che normalmente accade nella ricerca scientifica. Quando uno scienziato, a seguito di una sua intuizione, si pone alla ricerca della spiegazione logica e verificabile di un determinato fenomeno, egli ha fiducia fin dall'inizio di trovare una risposta, e non s'arrende davanti agli insuccessi. Egli non ritiene inutile l'intuizione originaria solo perché non ha raggiunto l'obiettivo; con ragione dirà piuttosto che non ha trovato ancora la risposta adeguata.

La stessa cosa deve valere anche per la ricerca della verità nell'ambito delle questioni ultime. La sete di verità è talmente radicata nel cuore dell'uomo che il doverne prescindere comprometterebbe l'esistenza. E sufficiente, insomma, osservare la vita di tutti i giorni per costatare come ciascuno di noi porti in sé l'assillo di alcune domande essenziali ed insieme custodisca nel proprio animo almeno l'abbozzo delle relative risposte. Sono risposte della cui verità si è convinti, anche perché si sperimenta che, nella sostanza, non differiscono dalle risposte a cui sono giunti tanti altri. Certo, non ogni verità che viene acquisita possiede lo stesso valore. Dall'insieme dei risultati raggiunti, tuttavia, viene confermata la capacità che l'essere umano ha di pervenire, in linea di massima, alla verità.

30. Può essere utile, ora, fare un rapido cenno a queste diverse forme di verità. Le più numerose sono quelle che poggiano su evidenze immediate o trovano conferma per via di esperimento. E questo l'ordine di verità proprio della vita quotidiana e della ricerca scientifica. A un altro livello si trovano le verità di carattere filosofico, a cui l'uomo giunge mediante la capacità speculativa del suo intelletto. Infine, vi sono le verità religiose, che in qualche misura affondano le loro radici anche nella filosofia. Esse sono contenute nelle risposte che le varie religioni nelle loro tradizioni offrono alle domande ultime.(27)

Quanto alle verità filosofiche, occorre precisare che esse non si limitano alle sole dottrine, talvolta effimere, dei filosofi di professione. Ogni uomo, come già ho detto, è in certo qual modo un filosofo e possiede proprie concezioni filosofiche con le quali orienta la sua vita. In un modo o in un altro, egli si forma una visione globale e una risposta sul senso della propria esistenza: in tale luce egli interpreta la propria vicenda personale e regola il suo comportamento. E qui che dovrebbe porsi la domanda sul rapporto tra le verità filosofico-religiose e la verità rivelata in Gesù Cristo. Prima di rispondere a questo interrogativo è opportuno valutare un ulteriore dato della filosofia.

31. L'uomo non è fatto per vivere solo. Egli nasce e cresce in una famiglia, per inserirsi più tardi con il suo lavoro nella società. Fin dalla nascita, quindi, si trova immerso in varie tradizioni, dalle quali riceve non soltanto il linguaggio e la formazione culturale, ma anche molteplici verità a cui, quasi istintivamente, crede. La crescita e la maturazione personale, comunque, implicano che queste stesse verità possano essere messe in dubbio e vagliate attraverso la peculiare attività critica del pensiero. Ciò non toglie che, dopo questo passaggio, quelle stesse verità siano « ricuperate » sulla base dell'esperienza che se ne è fatta, o in forza del ragionamento successivo. Nonostante questo, nella vita di un uomo le verità semplicemente credute rimangono molto più numerose di quelle che egli acquisisce mediante la personale verifica. Chi, infatti, sarebbe in grado di vagliare criticamente gli innumerevoli risultati delle scienze su cui la vita moderna si fonda? Chi potrebbe controllare per conto proprio il flusso delle informazioni, che giorno per giorno si ricevono da ogni parte del mondo e che pure si accettano, in linea di massima, come vere? Chi, infine, potrebbe rifare i cammini di esperienza e di pensiero per cui si sono accumulati i tesori di saggezza e di religiosità dell'umanità? L'uomo, essere che cerca la verità, è dunque anche colui che vive di credenza.

32. Nel credere, ciascuno si affida alle conoscenze acquisite da altre persone. E ravvisabile in ciò una tensione significativa: da una parte, la conoscenza per credenza appare come una forma imperfetta di conoscenza, che deve perfezionarsi progressivamente mediante l'evidenza raggiunta personalmente; dall'altra, la credenza risulta spesso umanamente più ricca della semplice evidenza, perché include un rapporto interpersonale e mette in gioco non solo le personali capacità conoscitive, ma anche la capacità più radicale di affidarsi ad altre persone, entrando in un rapporto più stabile ed intimo con loro.

E bene sottolineare che le verità ricercate in questa relazione interpersonale non sono primariamente nell'ordine fattuale o in quello filosofico. Ciò che viene richiesto, piuttosto, è la verità stessa della persona: ciò che essa è e ciò che manifesta del proprio intimo. La perfezione dell'uomo, infatti, non sta nella sola acquisizione della conoscenza astratta della verità, ma consiste anche in un rapporto vivo di donazione e di fedeltà verso l'altro. In questa fedeltà che sa donarsi, l'uomo trova piena certezza e sicurezza. Al tempo stesso, però, la conoscenza per credenza, che si fonda sulla fiducia interpersonale, non è senza riferimento alla verità: l'uomo, credendo, si affida alla verità che l'altro gli manifesta.

Quanti esempi si potrebbero portare per illustrare questo dato! Il mio pensiero, però, corre direttamente alla testimonianza dei martiri. Il martire, in effetti, è il più genuino testimone della verità sull'esistenza. Egli sa di avere trovato nell'incontro con Gesù Cristo la verità sulla sua vita e niente e nessuno potrà mai strappargli questa certezza. Né la sofferenza né la morte violenta lo potranno fare recedere dall'adesione alla verità che ha scoperto nell'incontro con Cristo. Ecco perché fino ad oggi la testimonianza dei martiri affascina, genera consenso, trova ascolto e viene seguita. Questa è la ragione per cui ci si fida della loro parola: si scopre in essi l'evidenza di un amore che non ha bisogno di lunghe argomentazioni per essere convincente, dal momento che parla ad ognuno di ciò che egli nel profondo già percepisce come vero e ricercato da tanto tempo. Il martire, insomma, provoca in noi una profonda fiducia, perché dice ciò che noi già sentiamo e rende evidente ciò che anche noi vorremmo trovare la forza di esprimere.

33. Si può così vedere che i termini del problema vanno progressivamente completandosi. L'uomo, per natura, ricerca la verità. Questa ricerca non è destinata solo alla conquista di verità parziali, fattuali o scientifiche; egli non cerca soltanto il vero bene per ognuna delle sue decisioni. La sua ricerca tende verso una verità ulteriore che sia in grado di spiegare il senso della vita; è perciò una ricerca che non può trovare esito se non nell'assoluto.(28) Grazie alle capacità insite nel pensiero, l'uomo è in grado di incontrare e riconoscere una simile verità. In quanto vitale ed essenziale per la sua esistenza, tale verità viene raggiunta non solo per via razionale, ma anche mediante l'abbandono fiducioso ad altre persone, che possono garantire la certezza e l'autenticità della verità stessa. La capacità e la scelta di affidare se stessi e la propria vita a un'altra persona costituiscono certamente uno degli atti antropologicamente più significativi ed espressivi.

Non si dimentichi che anche la ragione ha bisogno di essere sostenuta nella sua ricerca da un dialogo fiducioso e da un'amicizia sincera. Il clima di sospetto e di diffidenza, che a volte circonda la ricerca speculativa, dimentica l'insegnamento dei filosofi antichi, i quali ponevano l'amicizia come uno dei contesti più adeguati per il retto filosofare.

Da quanto ho fin qui detto, risulta che l'uomo si trova in un cammino di ricerca, umanamente interminabile: ricerca di verità e ricerca di una persona a cui affidarsi. La fede cristiana gli viene incontro offrendogli la possibilità concreta di vedere realizzato lo scopo di questa ricerca. Superando lo stadio della semplice credenza, infatti, essa immette l'uomo in quell'ordine di grazia che gli consente di partecipare al mistero di Cristo, nel quale gli è offerta la conoscenza vera e coerente del Dio Uno e Trino. Così in Gesù Cristo, che è la Verità, la fede riconosce l'ultimo appello che viene rivolto all'umanità, perché possa dare compimento a ciò che sperimenta come desiderio e nostalgia.

34. Questa verità, che Dio ci rivela in Gesù Cristo, non è in contrasto con le verità che si raggiungono filosofando. I due ordini di conoscenza conducono anzi alla verità nella sua pienezza. L'unità della verità è già un postulato fondamentale della ragione umana, espresso nel principio di non-contraddizione. La Rivelazione dà la certezza di questa unità, mostrando che il Dio creatore è anche il Dio della storia della salvezza. Lo stesso e identico Dio, che fonda e garantisce l'intelligibilità e la ragionevolezza dell'ordine naturale delle cose su cui gli scienziati si appoggiano fiduciosi,(29) è il medesimo che si rivela Padre di nostro Signore Gesù Cristo. Quest'unità della verità, naturale e rivelata, trova la sua identificazione viva e personale in Cristo, così come ricorda l'Apostolo: « La verità che è in Gesù » (Ef 4, 21; cfr Col 1, 15-20). Egli è la Parola eterna, in cui tutto è stato creato, ed è insieme la Parola incarnata, che in tutta la sua persona (30) rivela il Padre (cfr Gv 1, 14.18). Ciò che la ragione umana cerca « senza conoscerlo » (cfr At 17, 23), può essere trovato soltanto per mezzo di Cristo: ciò che in Lui si rivela, infatti, è la « piena verità » (cfr Gv 1, 14-16) di ogni essere che in Lui e per Lui è stato creato e quindi in Lui trova compimento (cfr Col 1, 17).

35. Sullo sfondo di queste considerazioni generali, è necessario ora esaminare in maniera più diretta il rapporto tra la verità rivelata e la filosofia. Questo rapporto impone una duplice considerazione, in quanto la verità che ci proviene dalla Rivelazione è, nello stesso tempo, una verità che va compresa alla luce della ragione. Solo in questa duplice accezione, infatti, è possibile precisare la giusta relazione della verità rivelata con il sapere filosofico. Consideriamo, pertanto, in primo luogo i rapporti tra la fede e la filosofia nel corso della storia. Da qui sarà possibile individuare alcuni principi, che costituiscono i punti di riferimento a cui rifarsi per stabilire il corretto rapporto tra i due ordini di conoscenza.

 
 

martedì 24 agosto 2010

Il miracolo eucaristico di Lanciano

Testimonianza dopo visita al Miracolo Eucaristico di Lanciano

 Il post del giorno di oggi ospita la testimonianza personale della nostra cara Enza che tutti noi abbiamo apprezzato negli ultimi tempi, grazie alle sue riflessioni e meditazioni. Quanto segue è scritto di sua mano, per renderci partecipi tutti, della meraviglia suscitata dal Miracolo Eucaristico di Lanciano di cui parlammo tempo fa:


E' inutile dire che il miracolo eucaristico di Lanciano è uno tra i più famosi al mondo. Forse non tutti sanno che, questa ostia fatta carne e il vino fatto sangue durante una consacrazione avvenuta verso la metà dell'anno 750, ancor oggi a distanza di oltre 1200 anni mantiene le stesse caratteristiche di carne e sangue appena prelevati da corpo umano, è la testimonianza di come Gesù è presente col suo corpo durante la S Messa. Il sacerdote che ha avuto la grazia di avere tra le mani questo miracolo, non credeva che Gesù fosse vivo e vero in quell'ostia, chiedeva continuamente aiuto al Signore per poter credere. La sofferenza provata per non riuscire a credere, unita all'umiltà di invocare l'aiuto del Signore, ha fatto si che Gesù si rivelasse, e tramite il suo consacrato dare una forte prova anche a noi della veridicità della sua Parola: “Chi mangerà di questo Pane e berrà di questo calice, avrà la vita eterna”.
La mia prima visita al miracolo di Lanciano è avvenuta a febbraio di quest'anno, dopo aver conosciuto su Youtube un amico proprio di quel paese il quale mi ha dato le giuste informazioni di come è avvenuto detto miracolo. Naturalmente la voglia di incontrare Gesù vivo e vero era tanta e affrontai il viaggio felice di questi incontri: conoscere la grandezza di questo miracolo, e la gioia di incontrare l'amico Fabio e la sua famiglia. Il Signore con una chiamata mi ha dato le due possibilità: amare con tutto il cuore il miracolo, e trovare in quella famiglia una vera e grande amicizia.
In tutti i pellegrinaggi fatti durante la mia vita, ho potuto notare come il Signore e la Madonna sanno scegliersi i luoghi più belli. Lanciano è davvero una bella e amena cittadina, gli abitanti gentili e cordiali sanno accogliere i visitatori in modo davvero buono e semplice facendoli sentire a casa loro.
Visto l'amicizia che mi lega ormai con la famiglia di Fabio, ho deciso in questo mese di agosto di ritornare a Lanciano per unirmi ancora qualche giorno con gli amici e con Gesù eucaristico, dove nella bella chiesa francescana si trovano la pace e lo stupore di questo evento.
Descrivere l'emozione che provo ogni qual volta scendo nella chiesetta dove è avvenuto il miracolo è impossibile, infatti è lì che io sento Gesù apparso in forma umana; è lì sotto in quei grossi muri che portano l'età di quasi 2000 anni che il mio spirito entra in comunicazione con il miracolo e la mia preghiera diventa una lode continua a Gesù. Da qualche decennio, l'ostensorio con l'ostia fatta carne e il calice contenente i grumi di sangue, sono stati posizionati sopra l'altare della chiesa dono dei fedeli e dove ogni giorno si celebra la S.Messa.
Molte analisi sono state fatte nel tempo, dagli anni 70 infatti, la scienza chiamata dalla chiesa per cercare di capire, ha provato con tutti gli strumenti a disposizione ma ahimè, ha dovuto abbassare la testa, nessuno sa spiegarsi come mai 5 grumi di sangue e un pezzo di pane che per secoli sono stati deposti in un semplice calice e un ostensorio naturalmente non sigillati, e che nel tempo hanno subito: intemperie, umidità, terremoti, guerre, si sia mantenuto tutto così perfettamente integro e vivo, come se quella carne e quel sangue fossero stati prelevati oggi stesso da un essere umano.
Con più approfondisco questo fatto, con più mi rendo conto che queste cose risultano chiare a chi ha fede, infatti il gruppo sanguigno del miracolo di Lanciano è lo stesso gruppo della Sacra Sindone. Tutti i prelievi fatti si incrociano con il Sacro Lenzuolo. Penso sempre che il Signore si rivela a chi vuole credere e rimane nascosto a chi non vuole credere in Lui.
Con questa testimonianza voglio di cuore ringraziare il Signore che in questo anno mi ha messo sulla strada tanti buoni e cari amici tutti conosciuti in internet. Ho la forte percezione che abbia voluto in qualche modo farsi riconoscere anche in questo; tutti uniti in una unica fede ci ha donato la gioia dell'amicizia vera, senza secondi fini ma basata solo sulla sua Parola e sull'amore fraterno. La gioia degli incontri avvenuti, il bello di aver pregato insieme, mi è sembrato di vivere come i primi apostoli che riconoscendosi in un'unica famiglia lodavano insieme il Signore. Pur vivendo in luoghi lontani, si ritrovavano uniti nello stesso nome: Gesù Cristo. Anche questo è un grande miracolo, ma tutto sta nel riconoscerlo.
Per finire voglio anche ringraziare tutti gli amici di Yt e del sito della vignadelsignore: Fabio di Lanciano, Angel, Mik Giovanni, Marisa, Gianna, Tiziana (Surya), Sergio, Nadia, Francesca, don Alessandro Loi, Paolo, Vincenzo, Giuseppe, Pietro (ex Fantasmino), Fabio (ex viadellaluce), Luciano, Raffpio, Clemente e Pasquale. Se per caso ho dimenticato qualcuno, chiedo scusa, ma certi che vi ricordo tutti nelle mie preghiere. 
Grazie vi invio un mio sorriso, a presto

Enza

lunedì 23 agosto 2010

Beata Vergine Maria Regina

Angelus del Papa Benedetto XVI - 22 Agosto 2010


BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 22 agosto 2010



Cari fratelli e sorelle!

Otto giorni dopo la solennità della sua Assunzione al Cielo, la liturgia ci invita a venerare la Beata Vergine Maria col titolo di "Regina". La Madre di Cristo viene contemplata incoronata dal suo Figlio, cioè associata alla sua Regalità universale, così come la raffigurano numerosi mosaici e dipinti. Anche questa memoria ricorre quest’anno in domenica, acquistando una maggiore luce dalla Parola di Dio e dalla celebrazione della Pasqua settimanale. In particolare, l’icona della Vergine Maria Regina trova un significativo riscontro nel Vangelo odierno, là dove Gesù afferma: "Ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi" (Lc 13,30). E’ questa una tipica espressione di Cristo, riportata più volte dagli Evangelisti – anche con formule similari –, perché evidentemente riflette un tema caro alla sua predicazione profetica. La Madonna è l’esempio perfetto di tale verità evangelica, che cioè Dio abbassa i superbi e i potenti di questo mondo e innalza gli umili (cfr Lc 1,52).

La piccola e semplice fanciulla di Nazaret è diventata la Regina del mondo! Questa è una delle meraviglie che rivelano il cuore di Dio. Naturalmente la regalità di Maria è totalmente relativa a quella di Cristo: Egli è il Signore, che, dopo l’umiliazione della morte di croce, il Padre ha esaltato al di sopra di ogni creatura nei cieli, sulla terra e sotto terra (cfr Fil 2,9-11). Per un disegno di grazia, la Madre Immacolata è stata pienamente associata al mistero del Figlio: alla sua Incarnazione; alla sua vita terrena, dapprima nascosta a Nazaret e poi manifestata nel ministero messianico; alla sua Passione e Morte; e infine alla gloria della Risurrezione e Ascensione al Cielo. La Madre ha condiviso con il Figlio non solo gli aspetti umani di questo mistero, ma, per l’opera dello Spirito Santo in lei, anche l’intenzione profonda, la volontà divina, così che tutta la sua esistenza, povera e umile, è stata elevata, trasformata, glorificata passando attraverso la "porta stretta" che è Gesù stesso (cfr Lc 13,24). Sì, Maria è la prima che è passata attraverso la "via" aperta da Cristo per entrare nel Regno di Dio, una via accessibile agli umili, a quanti si fidano della Parola di Dio e si impegnano a metterla in pratica.

Nella storia delle città e dei popoli evangelizzati dal messaggio cristiano sono innumerevoli le testimonianze di venerazione pubblica, in certi casi addirittura istituzionale alla regalità della Vergine Maria. Ma oggi vogliamo soprattutto rinnovare, come figli della Chiesa, la nostra devozione a Colei che Gesù ci ha lasciato quale Madre e Regina. Affidiamo alla sua intercessione la quotidiana preghiera per la pace, specialmente là dove più infierisce l’assurda logica della violenza; affinché tutti gli uomini si persuadano che in questo mondo dobbiamo aiutarci gli uni gli altri come fratelli per costruire la civiltà dell’amore. Maria, Regina pacis, ora pro nobis!

Dopo l'Angelus


[Saluti in varie lingue: I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at this Angelus prayer. In a particular way I welcome a group of young Orthodox Christians from Galilee. Today’s Gospel reminds us that the way to heaven is through the narrow door. May we enter through this narrow door by means of prayer, humility and service of our neighbours, and thus live the joy of the Kingdom even now. Upon you and your loved ones, I invoke the blessings of Almighty God. - Saludo a los peregrinos de lengua española y los invito a pedir por la Iglesia, extendida de oriente a occidente, para que sea fiel al mandato que el Señor le encomendó de llevar la luz del Evangelio a todas las naciones. Por intercesión de la Virgen María, a quien invocamos como Reina y Señora nuestra, supliquemos a Cristo Jesús, su divino Hijo, que sean cada vez más los que dediquen su vida a esta hermosa misión, siendo testigos de su amor, de palabra y con el propio ejemplo. Muchas gracias.]

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i seminaristi del Seminario Vescovile Minore di Verona, il gruppo di Legionari di Cristo provenienti da vari Paesi, i giovani di Stra che vivono un’esperienza di servizio con la Caritas di Roma, i fedeli di Catania e quelli della parrocchia romana di Santa Margherita Maria Alacoque, come pure l’orchestra giovanile "Fuoritempo" di Trento. A tutti auguro una buona domenica.

© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana

domenica 22 agosto 2010

Video Vangelo: XXI Domenica Ordinario (C)

Porta stretta: come entrarvi?


XXI domenica tempo ordinario

• 1) Invitati al banchetto
Uno dei temi delle letture di oggi è l’invito al banchetto (I lettura) ma la porta è stretta (vangelo). E tra i due c’è la correzione di DIO (II lettura).
Nella prima lettura il Signore ci dice una cosa molto consolante, ci promette nientemeno che la sua gloria. “Io verrò a radunare tutti i popoli, e tutte le lingue e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle genti, ai lidi lontani che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunzieranno la mia gloria alle nazioni”. E la promette a tutti, nessuno escluso: tutti i popoli vedranno questa gloria. Al banchetto del regno siamo tutti invitati: Dio vuole che tutti entriamo nella sua casa dove c’è un posto già pronto che ci aspetta: Gesù è andato a prepararci un posto in Paradiso, non altrove. Non c’è posto preparato per nessuno in inferno, da parte di Gesù! Quella sarà unicamente scelta della libertà umana, che purtroppo può anche rifiutare il posto preparato dal Signore. Ma non sarà certamente volontà divina!

• 2) Porta stretta

Detto ciò il Vangelo ci dice che la porta è stretta. Come entrarvi? Vi rivelo un segreto, o meglio un’intuizione che una volta ho avuto sul come fare per entrare dalla porta stretta: entrarvi da sotto. Osservavo una fessura che c’era sotto la mia porta e di colpo mi sono detta: ecco come fare per entrare dalla porta stretta: abbassarsi talmente da potersi infilare dalla fessura. Fuori metafora cosa significa? Significa che per entrare bisogna eliminare l’orgoglio e la superbia. Sarà proprio l’orgoglio che ci sbarrerà l’ingresso davanti alla porta. Il fariseo che andava avanti tutto dritto mettendo avanti i suoi meriti e i suoi digiuni, si è visto rispedito in fondo. Stava troppo dritto per poter entrare; se si fosse chinato un po’, come faceva il pubblicano rimasto in fondo, avrebbe fatto meno fatica. Lì abbiamo l’esemplificazione più efficace di come i primi possano diventare ultimi e viceversa .“Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Per giungere a questo risultato ecco che la seconda lettura ci insegna come fare: “Figlio mio non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che ama e sferza colui che riconosce come figlio. E’ per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli e qual è il figlio che non è corretto dal padre?”

• 3) Avvertimenti e richiami

Il Signore, attraverso le circostanze e gli avvenimenti a volte infausti, ci manda tanti avvertimenti e richiami per rimetterci sulla buona strada o, se ci siamo già, per migliorarci e renderci sempre più graditi a Lui. Mettiamocela tutta e… entreremo per la porta stretta. Concludo con questa preghiera di don Giuseppe Sacino che fotografa molto bene la nostra situazione interiore: ”Signore, molte volte ho promesso di convertirmi, di iniziare oggi stesso a cambiare vita e a modellarmi sul tuo Vangelo. Ho iniziato, ho cercato di impegnarmi e… ho smesso subito: Forse per pigrizia o forse perché, in fondo in fondo, non mi ritengo peggiore di altri, di tanti.
E la tentazione di essere contento della mia mediocrità mi ha sedotto e vinto. Ma neppure oggi la tua parola ammette compromessi; anzi mi dice chiaramente che sedersi a mensa con te, non basta per la salvezza. Eppure voglio salvarmi. Con le mie forze sono perduto! Con la ragione capisco, ma la ragione non salva. Chi salva è il tuo amore. Dammi un supplemento d’amore, mio Gesù e allora, solo allora, stare a mensa con te sarà preludio
di vita eterna. Amen.

Wilma Chasseur