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domenica 21 novembre 2010

Ma come hai fatto a capire?

Cristo Re

Siamo giunti ancora una volta alla fine dell’anno –anno liturgico– e lo concludiamo con la solenne e bellissima festa di Cristo Re, Signore dell’Universo e della storia.

• 1) Un re: ma dove sono il trono e la corona e il regno?

Quel titolo di Re, gli era stato attribuito da Pilato, procuratore romano pagano, che gli disse: ”Dunque Tu sei re?” E Gesù rispose: “Tu lo dici, Io lo sono”. Un re dunque. E un re che è in procinto di salire sul trono e di essere incoronato! Ma il suo trono è una Croce; la sua corona, una corona di spine e il suo regno non è di questo mondo. Non si era mai visto un re che avesse rovesciato in modo così radicale, ogni concetto di sovranità! Ma è così, sconvolgendo ogni schema di regalità e potenza umana, che ha vinto la più grande battaglia, e ha sconfitto il più grande e temibile nemico del genere umano: la morte eterna. E solo dopo -contrariamente ad ogni logica umana- avverrà la solenne ed eterna intronizzazione, quando, all’Ascensione, Gesù salirà per sempre alla destra del Padre. La logica umana infatti, prima fa i re e poi fa le battaglie, mentre qui, Gesù, ha dovuto prima sconfiggere, con la morte di Croce, il tremendo e mortale nemico, e poi essere intronizzato.
Ma ora è veramente il Sovrano assoluto, lo splendore della gloria del Padre, “esaltato al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù, ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sottoterra, ed ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre”.
E poi sarà la fine “quando -dopo aver ridotto al nulla ogni principato, potestà e potenza- egli consegnerà il regno a Dio Padre”.

• 2) Regno dell’altro mondo…

Allora, in quel misteriosissimo ultimo giorno che Lui solo conosce, non solo l’uomo, ma tutta la creazione sarà di Cristo. Egli farà l’ingresso nella nuova Gerusalemme, regnerà sui nuovi cieli e la nuova terra, e “consegnerà il regno a Dio Padre, affinché Egli sia tutto in tutti”.
Sarà l’inaugurazione del Regno di Dio in tutto il suo splendore, con tutti i beati, miriadi di angeli e arcangeli, gli eletti con a capo Maria Santissima e avremo i cieli nuovi e la terra nuova definitivamente liberati dal nemico mortale che sarà precipitato in fondo agli abissi e sarà un Regno dove non ci sarà più traccia di male, pena o colpa.
Da quando Gesù è salito alla destra del Padre, siamo già entrati in un regime nuovo: quello dei cieli aperti e della destinazione alla gloria. Prima della morte di Croce, tutta l’umanità era nel regime dei cieli chiusi. Anche i giusti dell’Antico Testamento, dovettero aspettare il sabato santo, per poter salire in cielo. Solo dopo la morte di Gesù in Croce -unico trono che ha avuto sulla terra- le porte del paradiso si riaprirono e l’uomo riacquistò il suo destino di gloria, perso col peccato. Il primo a sperimentare questa realtà dei cieli aperti, fu il buon ladrone. Alla sua domanda: “Signore ricordati di me, quando sarai nel tuo regno” si sentì rispondere. “Oggi sarai con me in Paradiso”.

• 3) “Ma come hai fatto a capire?”

In questa frase c’è una parola che compare per la prima volta nel vangelo, sapete qual è? PARADISO. Solo qui si parla di paradiso perché ormai le porte sono riaperte, prima erano chiuse: E Gesù può dire al buon ladro “oggi sarai...” ieri non avrei potuto dirtelo, essendo le porte ancora chiuse”. Ma non gli dice solo “oggi sarai...” ma “Sarai CON ME”. Il paradiso è Lui. Il Regno dei cieli o paradiso si identifica con Dio stesso. Ma come ha fatto Disma (così si chiama il buon ladrone) a capire che un crocifisso, suo compagno di supplizio, era Dio in persona? Sant’Agostino lo interroga suppergiù così: ”Ma da dove ti venne quella scienza e sapienza? Forse che tra due “brigandate” trovavi il tempo di leggere il vangelo?” E Disma gli risponde: ”Ho incontrato il SUO sguardo e ho capito tutto?” San Disma prega per noi!
Ecco il segreto: incontrare il Suo sguardo! Ma come fare? Dobbiamo tenere il nostro sguardo fisso su di Lui non su altre cose. Allora diventeremo sempre più somiglianti all’immagine divina scolpita in noi .
Il Regno di Dio dunque, non è solo un regno che viene, ma è anche un regno che c’è già, perché è indivisibile dalla persona di Gesù: è la comunione con Lui e “Nessuno dirà eccolo qui, eccolo là, perché è già tra di voi” (Lc 17).
Se Gesù sarà veramente il Re del nostro cuore, sperimenteremo fin da quaggiù, questo regno di verità e di grazia, di luce ,di amore e di pace.

Wilma Chasseur

***

LA VIGNA RICORDA CHE OGGI:  Domenica 21 novembre, in tutte le diocesi e le parrocchie italiane si pregherà per i cristiani perseguitati in ogni parte del mondo e per i loro persecutori. "Tutte le comunità ecclesiali - si legge in un comunicato della Cei - sono invitate a pregare nella Solennità di Cristo Re, per i cristiani che soffrono la tremenda prova della testimonianza cruenta della fede".

"Un posto speciale hanno nel nostro cuore i cristiani dell'Iraq - ha ribadito il cardinale Angelo Bagnasco,
arcivescovo di Genova e presidente della Cei - bersaglio continuo di attentati sanguinosi, forieri di lutti e di
dolore". A questo proposito, la Cei ricorda l'attentato alla Cattedrale siro-cattolica di Baghdad, con decine di morti e feriti, fra i quali due sacerdoti e un gruppo di fedeli riuniti per la Messa. Cita anche la vicenda di Asia Bibi, cristiana, condannata a morte in Pakistan per blasfemia.

"Seguiamo con grande preoccupazione la difficoltosa situazione dei cristiani in Pakistan - aggiunge il cardinale Bagnasco -. I vescovi italiani, vicini nella preghiera a lei e alla sua famiglia, si uniscono all'appello del Santo Padre affinchè sia restituita alla piena libertà".

sabato 20 novembre 2010

Il miracolo della vita ... Si alla vita, no all'aborto!

Non farlo (Storia di un aborto) - Quarta parte

Continuiamo a leggere la testimonianza anonima di un aborto che invita alla riflessione all'esortazione più importante: "non farlo!". Oggi vediamo i pensieri autodistruttivi della protagonista che si rende conto di essersi annientata dinanzi alla prepotenza del suo uomo:

Oramai avevo ceduto. Mi sentivo completamente sua, nel corpo e nell’anima. Non avevo più una mia personalità, un’indipendenza, una dignità. Nella mia testa percepivo spesso l’eco di quelle parole: “Scappa, finché sei in tempo…”. Parole che, piano piano, stavano acquistando un significato sinistro…
Trascorrevamo moltissimo tempo insieme. Io non riuscivo più a fare a meno della sua presenza. Mi sentivo persa senza la sua “guida”, come avessi perduto la capacità di gestire anche la mia quotidianità. Ma stare assieme a lui significava litigare continuamente, per ragioni tanto ridicole, che il giorno dopo facevo fatica a ricordare quali fossero. Ogni volta che ero assieme a lui mi sentivo nervosa, come se fossi sotto esame: mi controllava il cellulare, pretendeva che gli raccontassi cosa avessi fatto in sua assenza, e puntualmente
finiva per fare insinuazioni assurde, convincendosi ad esempio della ricezione da parte mia di chiamate misteriose, in seguito cancellate, o roba di questo genere. Era paranoico.
Spesso io restavo in casa, quando non ci vedevamo, per paura di uscire anche a fare la spesa e dover sentire i suoi rimproveri inverosimili. O peggio ancora, nel dubbio che potessi incontrare qualcuno con cui dovermi fermare a scambiare cortesemente due parole. La mia vita somigliava sempre più ad un incubo.
D’altra parte quando non eravamo insieme anch’io avevo cominciato a fare strani pensieri. Mi ripetevo che se era così diffidente nei miei confronti, evidentemente sapeva di non essere molto corretto lui stesso; ma ero già fin troppo stressata per mettermi a pensare anch’io queste cose e rischiare di diventare ossessionante e odiosa come lui. Provavo un sentimento ambivalente nei suoi confronti: una parte di me lo detestava, un’altra lo idolatrava quasi!
A volte mi fermavo a riflettere sul suo modo di pensare e di agire nei miei confronti. Mi colpevolizzavo perché giungevo alla conclusione che fossi io a spingerlo a trattarmi con tale diffidenza e prepotenza… Cercavo di rivedere il mio comportamento, ma lui non cambiava, rimanendo sempre la persona fredda e possessiva che avevo conosciuto…
Allora cominciavo a chiedermi perché, io, a mia volta, fossi così idiota da accettare simili, quotidiane umiliazioni da una persona che non aveva alcun rispetto di me. La mia autostima aveva subito, inavvertitamente, un colpo
estremamente duro. In realtà tuttora non capisco come abbia potuto accettare tanta prepotenza. L’unica spiegazione plausibile era che i miei sentimenti, evidentemente profondi, avevano annullato la mia capacità di discernere il bene dal male, l’amore dalla gelosia morbosa, il rispetto dall’ossessività…
Ripensando al circolo vizioso nel quale ero precipitata, mi rendo conto di quanto tutto fosse squallido: tutto ora è così chiaro… Così come tutto allora mi appariva paradossalmente ovvio, persino giusto… Ma il tempo e il dolore mi hanno restituito una spietata lucidità: mi hanno bruscamente rivelato il carattere illusorio di una sensazione, il devastante senso di miseria e abiezione che circondava le mie giornate di allora, e improvvisamente mi sembra fin troppo chiaro. “Come ho fatto a non capire… come ho fatto?”, continuo a domandare a me stessa. Non c’è risposta razionale che si possa trovare a una domanda così banale e al contempo così profonda. Soprattutto se chiudo gli occhi e ripenso al dolore che mi procurava la sua
freddezza, persino nei momenti d’intimità…Un’intimità pretesa, esplicitamente richiesta, spesso senza alcun tatto. Dolore, rabbia, frustrazione, senso d’impotenza è quello che mi resta nel cuore dopo un’esperienza così brutale. Non avrei dovuto permettere né a lui né a nessun altro di trattarmi in questo modo, di strapparmi ogni spontaneità, ogni tenerezza dall’anima, ogni desiderio di amore puro e platonico, come avevo sempre sognato. Sentivo di aver perduto, ormai per sempre, la gioia di vivere e la possibilità di provare un amore pulito, un sentimento delicato. Il mio mondo interiore, così ricco di colori fino ad allora, di colpo era diventato buio e tetro. Avevo perso la chiave che conduceva al mio cuore, alla mia essenza, alla freschezza dei miei gesti più consueti. Non avevo più nulla dentro, ero profondamente inaridita dalla sua impressionante brutalità.
Ma lo giustificavo, pur senza trovare motivazioni reali. Continuavo a ripetermi che non siamo tutti uguali, che non aveva importanza il fatto che non fosse tenero con me, perché ognuno dimostra i propri sentimenti a suo modo, e quindi, tutto sommato, non c’era niente di male.
Mi rimproveravo persino di essere sempre la solita romantica fuori dal mondo, che doveva crescere e diventare realista. Tutti questi pensieri autodistruttivi venivano elaborati dalla mia mente per assecondare i suoi istinti più bassi, senza minimamente pensare alle conseguenze che mi avrebbe procurato il suo atteggiamento, e soprattutto la mia preoccupante reazione.

venerdì 19 novembre 2010

Padre Pio nel suo quotidiano

Padre Pio - Sulla soglia del Paradiso - Diciassetesimo appuntamento

Torna l'appuntamento con la biografia che tratteggia un'inedita "storia di Padre Pio raccontata dai suoi amici: "Sulla Soglia del Paradiso" di Gaeta Saverio. Oggi guardiamo i piccoli problemi che sorgevano all'interno della "famiglia" di Padre Pio, derivanti soprattutto dalla gelosia e la risposta pacata e indifferente di Padre Pio:

 VI
Figli spirituali e Gruppi di preghiera


Tutto per salvare le anime

La famiglia spirituale di Padre Pio aveva cominciato a formarsi subito dopo il suo arrivo a San Giovanni Rotondo. Una delle prime figlie fu Nina Campanile, che ha ricordato così quel periodo: «Il Padre cominciò a tenerci conferenze il giovedì e la domenica. Ci spiegò dapprima i principali mezzi di perfezione cristiana, e cioè: la scelta di un santo e dotto direttore, la frequenza dei santi sacramenti, la meditazione, la lettura spirituale. Spiegava l'argomento e l'avvalorava sempre con esempi tratti dalla Sacra Scrittura, dalla vita dei santi. Conferenze speciali le tenne sulla mortificazione.

E infine ci spiegò molte parabole evangeliche».

Dopo qualche tempo, Padre Pio sentenziò: «Il materiale è pronto, ora incominciate a costruire», e sciolse le adunanze, cominciando la guida personale. Alle lamentele e alle critiche, Padre Pio rispose: «So io come devo guidare le anime; c'è chi deve venire ogni otto giorni, chi ogni quattro o tre e chi ogni giorno». Che tale decisione avesse addolorato molte devote lo conferma la signora Francesca Fini: «Seguendo Padre Pio si soffriva fortemente: le sue prove, le sue sgridate, il trattamento diverso delle anime...».

Proprio il rancore di una delle prime figlie spirituali, Elvira Serritelli, fu all'origine delle accuse contro Padre Pio a riguardo della sua castità, che in seguito ebbero ripercussioni notevoli sulla Visita apostolica del 1960. Secondo il biografo padre Alessandro da Ripabottoni, «la "stella" di Elvira cominciò ad eclissarsi intorno al 1930 ed ella passò in secondo piano rispetto a Cleonice Morcaldi. Esplosero allora l'ira e la gelosia e la sua reazione si espletò in una duplice direzione».

L'analisi di padre Alessandro va nel dettaglio:

«In primo luogo ella doveva dimostrare che, almeno nel periodo 1922-30, Padre Pio era stato "tutto suo". Affermò perciò che in quegli anni ella aveva avuto rapporti intimi con lui. In secondo luogo, Elvira doveva distruggere l'avversaria. Con una lunga serie di lettere anonime cercò di ingenerare nell'animo del Superiore del convento il sospetto che Padre Pio se la intendesse con una donna. Per im­pedire i presunti incontri notturni, da una parte legava il cancelletto antistante la casa di Cleonice, affinché questa non potesse uscire, e dall'altra metteva del brecciolino nella serratura della porta della chiesa, perché Padre Pio non potesse aprire».

Per calmare il risentimento di Elvira, il Superiore del convento di San Giovanni Rotondo, padre Carmelo Durante, le affidò il compito di provvedere ai fiori della chiesetta. In quel tempo, padre Alberto D'Apolito la vide spesso «guardare morbosamente Padre Pio che pregava nel coro della chiesetta mentre lei era in chiesa per preparare i fiori dell'altare. Vedendosi non corrisposta nello sguardo, dava in escandescenze». Anche per questi motivi, nell'ottobre 1959 il nuovo Superiore, padre Emilio da Matrice, la sollevò dall’incarico.

Pochi mesi dopo, dapprima con monsignor Terenzi, incaricato dal Sant'Offizio di un sopralluogo a San Giovanni Rotondo, e successivamente con il visitatore apostolico monsignor Maccari, la donna rilanciò le sue accuse. Padre Pio ne era a conoscenza e la sua reazione fu come sempre intonata in chiave soprannaturale, come ha testimoniato la signorina Maria Grazia Massa che gliene parlò in confessione: «Figlia mia, so tutto! Ma che cosa importa a me se hanno buttato fango sulla mia povera persona in vita e, conseguentemente, dopo la mia morte? A me basta salvare le anime e certe anime».

giovedì 18 novembre 2010

Benedetto XVI: siamo in una primavera eucaristica

Udienza Generale Papa Benedetto XVI - 17 Novembre 2010


BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 17 novembre 2010


Santa Giuliana di Cornillon

Cari fratelli e care sorelle,

anche questa mattina vorrei presentarvi una figura femminile, poco nota, a cui la Chiesa però deve una grande riconoscenza, non solo per la sua santità di vita, ma anche perché, con il suo grande fervore, ha contribuito all’istituzione di una delle solennità liturgiche più importanti dell’anno, quella del Corpus Domini. Si tratta di santa Giuliana di Cornillon, nota anche come santa Giuliana di Liegi. Possediamo alcuni dati sulla sua vita soprattutto attraverso una biografia, scritta probabilmente da un ecclesiastico suo contemporaneo, in cui vengono raccolte varie testimonianze di persone che conobbero direttamente la Santa.

Giuliana nacque tra il 1191 e il 1192 nei pressi di Liegi, in Belgio. E’ importante sottolineare questo luogo, perché a quel tempo la Diocesi di Liegi era, per così dire, un vero “cenacolo eucaristico”. Prima di Giuliana, insigni teologi vi avevano illustrato il valore supremo del Sacramento dell’Eucaristia e, sempre a Liegi, c’erano gruppi femminili generosamente dediti al culto eucaristico e alla comunione fervente. Guidate da sacerdoti esemplari, esse vivevano insieme, dedicandosi alla preghiera e alle opere caritative.

Rimasta orfana a 5 anni, Giuliana con la sorella Agnese fu affidata alle cure delle monache agostiniane del convento-lebbrosario di Mont-Cornillon. Fu educata soprattutto da una suora, di nome Sapienza, che ne seguì la maturazione spirituale, fino a quando Giuliana stessa ricevette l’abito religioso e divenne anche lei monaca agostiniana. Acquisì una notevole cultura, al punto che leggeva le opere dei Padri della Chiesa in lingua latina, in particolare sant’Agostino, e san Bernardo. Oltre ad una vivace intelligenza, Giuliana mostrava, fin dall’inizio, una propensione particolare per la contemplazione; aveva un senso profondo della presenza di Cristo, che sperimentava vivendo in modo particolarmente intenso il Sacramento dell’Eucaristia e soffermandosi spesso a meditare sulle parole di Gesù: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

A sedici anni ebbe una prima visione, che poi si ripeté più volte nelle sue adorazioni eucaristiche. La visione presentava la luna nel suo pieno splendore, con una striscia scura che la attraversava diametralmente. Il Signore le fece comprendere il significato di ciò che le era apparso. La luna simboleggiava la vita della Chiesa sulla terra, la linea opaca rappresentava invece l’assenza di una festa liturgica, per l’istituzione della quale era chiesto a Giuliana di adoperarsi in modo efficace: una festa, cioè, nella quale i credenti avrebbero potuto adorare l’Eucaristia per aumentare la fede, avanzare nella pratica delle virtù e riparare le offese al Santissimo Sacramento.

Per circa vent’anni Giuliana, che nel frattempo era diventata la priora del convento, conservò nel segreto questa rivelazione, che aveva riempito di gioia il suo cuore. Poi si confidò con altre due ferventi adoratrici dell’Eucaristia, la beata Eva, che conduceva una vita eremitica, e Isabella, che l’aveva raggiunta nel monastero di Mont-Cornillon. Le tre donne stabilirono una specie di “alleanza spirituale”, con il proposito di glorificare il Santissimo Sacramento. Vollero coinvolgere anche un sacerdote molto stimato, Giovanni di Losanna, canonico nella chiesa di San Martino a Liegi, pregandolo di interpellare teologi ed ecclesiastici su quanto stava loro a cuore. Le risposte furono positive e incoraggianti.

Quello che avvenne a Giuliana di Cornillon si ripete frequentemente nella vita dei Santi: per avere la conferma che un’ispirazione viene da Dio, occorre sempre immergersi nella preghiera, saper attendere con pazienza, cercare l’amicizia e il confronto con altre anime buone, e sottomettere tutto al giudizio dei Pastori della Chiesa. Fu proprio il Vescovo di Liegi, Roberto di Thourotte, che, dopo iniziali esitazioni, accolse la proposta di Giuliana e delle sue compagne, e istituì, per la prima volta, la solennità del Corpus Domini nella sua Diocesi. Più tardi, altri Vescovi lo imitarono, stabilendo la medesima festa nei territori affidati alle loro cure pastorali.

Ai Santi, tuttavia, il Signore chiede spesso di superare delle prove, perché la loro fede venga incrementata. Accadde anche a Giuliana, che dovette subire la dura opposizione di alcuni membri del clero e dello stesso superiore da cui dipendeva il suo monastero. Allora, di sua volontà, Giuliana lasciò il convento di Mont-Cornillon con alcune compagne, e per dieci anni, dal 1248 al 1258, fu ospite di vari monasteri di suore cistercensi. Edificava tutti con la sua umiltà, non aveva mai parole di critica o di rimprovero per i suoi avversari, ma continuava a diffondere con zelo il culto eucaristico. Si spense nel 1258 a Fosses-La-Ville, in Belgio. Nella cella dove giaceva fu esposto il Santissimo Sacramento e, secondo le parole del biografo, Giuliana morì contemplando con un ultimo slancio d’amore Gesù Eucaristia, che aveva sempre amato, onorato e adorato.

Alla buona causa della festa del Corpus Domini fu conquistato anche Giacomo Pantaléon di Troyes, che aveva conosciuto la Santa durante il suo ministero di arcidiacono a Liegi. Fu proprio lui che, divenuto Papa con il nome di Urbano IV, nel 1264, istituì la solennità del Corpus Domini come festa di precetto per la Chiesa universale, il giovedì successivo alla Pentecoste. Nella Bolla di istituzione, intitolata Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264) Papa Urbano rievoca con discrezione anche le esperienze mistiche di Giuliana, avvalorandone l’autenticità, e scrive: “Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che, almeno una volta l’anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose infatti di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: «Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20)”.

Il Pontefice stesso volle dare l’esempio, celebrando la solennità del Corpus Domini a Orvieto, città in cui allora dimorava. Proprio per suo ordine nel Duomo della Città si conservava – e si conserva tuttora – il celebre corporale con le tracce del miracolo eucaristico avvenuto l’anno prima, nel 1263, a Bolsena. Un sacerdote, mentre consacrava il pane e il vino, era stato preso da forti dubbi sulla presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia. Miracolosamente alcune gocce di sangue cominciarono a sgorgare dall’Ostia consacrata, confermando in quel modo ciò che la nostra fede professa. Urbano IV chiese a uno dei più grandi teologi della storia, san Tommaso d’Aquino – che in quel tempo accompagnava il Papa e si trovava a Orvieto –, di comporre i testi dell’ufficio liturgico di questa grande festa. Essi, ancor oggi in uso nella Chiesa, sono dei capolavori, in cui si fondono teologia e poesia. Sono testi che fanno vibrare le corde del cuore per esprimere lode e gratitudine al Santissimo Sacramento, mentre l’intelligenza, addentrandosi con stupore nel mistero, riconosce nell’Eucaristia la presenza viva e vera di Gesù, del suo Sacrificio di amore che ci riconcilia con il Padre, e ci dona la salvezza.

Anche se dopo la morte di Urbano IV la celebrazione della festa del Corpus Domini venne limitata ad alcune regioni della Francia, della Germania, dell’Ungheria e dell’Italia settentrionale, fu ancora un Pontefice, Giovanni XXII, che nel 1317 la ripristinò per tutta la Chiesa. Da allora in poi, la festa conobbe uno sviluppo meraviglioso, ed è ancora molto sentita dal popolo cristiano.

Vorrei affermare con gioia che oggi nella Chiesa c’è una “primavera eucaristica”: quante persone sostano silenziose dinanzi al Tabernacolo, per intrattenersi in colloquio d’amore con Gesù! È consolante sapere che non pochi gruppi di giovani hanno riscoperto la bellezza di pregare in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Penso, ad esempio, alla nostra adorazione eucaristica in Hyde Park, a Londra. Prego perché questa “primavera” eucaristica si diffonda sempre più in tutte le parrocchie, in particolare in Belgio, la patria di santa Giuliana. Il Venerabile Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia, constatava che “in tanti luoghi […] l'adorazione del santissimo Sacramento trova ampio spazio quotidiano e diventa sorgente inesauribile di santità. La devota partecipazione dei fedeli alla processione eucaristica nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo è una grazia del Signore, che ogni anno riempie di gioia chi vi partecipa. Altri segni positivi di fede e di amore eucaristici si potrebbero menzionare” (n. 10).

Ricordando santa Giuliana di Cornillon rinnoviamo anche noi la fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Come ci insegna il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, “Gesù Cristo è presente nell'Eucaristia in modo unico e incomparabile. È presente infatti in modo vero, reale, sostanziale: con il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua Anima e la sua Divinità. In essa è quindi presente in modo sacramentale, e cioè sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, Cristo tutto intero: Dio e uomo” (n. 282).

Cari amici, la fedeltà all’incontro con il Cristo Eucaristico nella Santa Messa domenicale è essenziale per il cammino di fede, ma cerchiamo anche di andare frequentemente a visitare il Signore presente nel Tabernacolo! Guardando in adorazione l’Ostia consacrata, noi incontriamo il dono dell’amore di Dio, incontriamo la Passione e la Croce di Gesù, come pure la sua Risurrezione. Proprio attraverso il nostro guardare in adorazione, il Signore ci attira verso di sé, dentro il suo mistero, per trasformarci come trasforma il pane e il vino. I Santi hanno sempre trovato forza, consolazione e gioia nell’incontro eucaristico. Con le parole dell’Inno eucaristico Adoro te devote ripetiamo davanti al Signore, presente nel Santissimo Sacramento: “Fammi credere sempre più in Te, che in Te io abbia speranza, che io Ti ami!”. Grazie.

[Saluti in varie lingue]

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della Basilicata, qui convenuti con i loro Vescovi, i sacerdoti e le Autorità civili e militari, in occasione del trentesimo anniversario del devastante sisma che colpì la Regione. In quel drammatico evento, le cui ferite sono ancora profonde e vive nella mente e nel cuore di queste care popolazioni, da tante parti d’Italia sono giunti aiuti generosi. A livello locale, ciascuno si è impegnato, per parte sua, in quegli interventi necessari; vorrei sottolineare in particolare l’opera della Chiesa, che ha saputo offrire, oltre al soccorso materiale, la luce della speranza del Cristo Risorto, in un momento di sconforto e di buio. Auspico che l’odierno incontro, anche nel ricordo della visita paterna compiuta in quei giorni dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, ravvivi nel popolo cristiano il dono della fede e la gioia di condividerla nella grande famiglia della Chiesa.

Saluto i partecipanti al pellegrinaggio promosso dalle Suore Discepole di Gesù Eucaristico, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del loro Fondatore, il Servo di Dio Raffaello Delle Nocche, Vescovo di Tricarico, la cui vita è stata interamente guidata dall’incontro con Gesù Eucaristia, anima del suo fecondo apostolato. Questa provvida ricorrenza susciti il fervido desiderio di imitare il luminoso esempio di così zelante Pastore.

Saluto i fedeli di S. Miniato, accompagnati dal Vescovo Mons. Fausto Tardelli e qui convenuti in rappresentanza delle diverse realtà istituzionali, sociali ed ecclesiali della Città e della diocesi. Nel ringraziarli per la loro presenza, li esorto a diffondere in ogni ambiente quei valori umani e cristiani, che rendono feconda ogni iniziativa di bene.

Rivolgo, infine, il mio cordiale pensiero ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Voi, cari giovani, guardate a Gesù come al centro della vostra esistenza, per diventare costruttori di un mondo di autentica pace e di solidale speranza; a voi, cari malati, che state sperimentando la fatica e la sofferenza, auguro di sentire accanto a voi Cristo, e di cooperare con lui alla salvezza del mondo intero; esorto voi, cari sposi novelli, che da poco avete ricevuto nel sacramento del matrimonio l'effusione dello Spirito dell'amore, a trovare quotidianamente forza e coraggio in Dio, per vivere così in pienezza la vostra vocazione.

APPELLO

In questi giorni la comunità internazionale segue con grande preoccupazione la difficile situazione dei cristiani in Pakistan, che spesso sono vittime di violenze o di discriminazione. In modo particolare oggi esprimo la mia vicinanza spirituale alla Sig.ra Asia Bibi e ai suoi familiari, mentre chiedo che, al più presto, le sia restituita la piena libertà. Inoltre prego per quanti si trovano in situazioni analoghe, affinché anche la loro dignità umana ed i loro diritti fondamentali siano pienamente rispettati.

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