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sabato 3 settembre 2011

Il Papa della vita

In difesa della vita - Evangelium vitae - XXVII

Torna l'appuntamento con la Lettera Enciclica "Evangelium vitae", in difesa della vita. Il Beato Giovanni Paolo II continua la sua profonda riflessione sul peccato terribile dell'aborto, sostenendo la sua tesi con  la disciplina canonica della Chiesa:


62. Il più recente Magistero pontificio ha ribadito con grande vigore questa dottrina comune. In particolare Pio XI nell'Enciclica Casti connubii ha respinto le pretestuose giustificazioni dell'aborto; 65 Pio XII ha escluso ogni aborto diretto, cioè ogni atto che tende direttamente a distruggere la vita umana non ancora nata, «sia che tale distruzione venga intesa come fine o soltanto come mezzo al fine»; 66 Giovanni XXIII ha riaffermato che la vita umana è sacra, perché «fin dal suo affiorare impegna direttamente l'azione creatrice di Dio».67 Il Concilio Vaticano II, come già ricordato, ha condannato con grande severità l'aborto: «La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l'aborto come l'infanticidio sono abominevoli delitti».68

La disciplina canonica della Chiesa, fin dai primi secoli, ha colpito con sanzioni penali coloro che si macchiavano della colpa dell'aborto e tale prassi, con pene più o meno gravi, è stata confermata nei vari periodi storici. Il Codice di Diritto Canonico del 1917 comminava per l'aborto la pena della scomunica.69 Anche la rinnovata legislazione canonica si pone in questa linea quando sancisce che «chi procura l'aborto ottenendo l'effetto incorre nella scomunica latae sententiae»,70 cioè automatica. La scomunica colpisce tutti coloro che commettono questo delitto conoscendo la pena, inclusi anche quei complici senza la cui opera esso non sarebbe stato realizzato: 71 con tale reiterata sanzione, la Chiesa addita questo delitto come uno dei più gravi e pericolosi, spingendo così chi lo commette a ritrovare sollecitamente la strada della conversione. Nella Chiesa, infatti, la pena della scomunica è finalizzata a rendere pienamente consapevoli della gravità di un certo peccato e a favorire quindi un'adeguata conversione e penitenza.

Di fronte a una simile unanimità nella tradizione dottrinale e disciplinare della Chiesa, Paolo VI ha potuto dichiarare che tale insegnamento non è mutato ed è immutabile.72 Pertanto, con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi — che a varie riprese hanno condannato l'aborto e che nella consultazione precedentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina — dichiaro che l'aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale.73

Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa.

63. La valutazione morale dell'aborto è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l'uccisione. È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica e legalmente ammessa in alcuni Stati. Se «si devono ritenere leciti gli interventi sull'embrione umano a patto che rispettino la vita e l'integrità dell'embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale»,74 si deve invece affermare che l'uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona.75

La stessa condanna morale riguarda anche il procedimento che sfrutta gli embrioni e i feti umani ancora vivi — talvolta «prodotti» appositamente per questo scopo mediante la fecondazione in vitro — sia come «materiale biologico» da utilizzare sia come fornitori di organi o di tessuti da trapiantare per la cura di alcune malattie. In realtà, l'uccisione di creature umane innocenti, seppure a vantaggio di altre, costituisce un atto assolutamente inaccettabile.

Una speciale attenzione deve essere riservata alla valutazione morale delle tecniche diagnostiche prenatali, che permettono di individuare precocemente eventuali anomalie del nascituro. Infatti, per la complessità di queste tecniche, tale valutazione deve farsi più accurata e articolata. Quando sono esenti da rischi sproporzionati per il bambino e per la madre e sono ordinate a rendere possibile una terapia precoce o anche a favorire una serena e consapevole accettazione del nascituro, queste tecniche sono moralmente lecite. Dal momento però che le possibilità di cura prima della nascita sono oggi ancora ridotte, accade non poche volte che queste tecniche siano messe al servizio di una mentalità eugenetica, che accetta l'aborto selettivo, per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile mentalità è ignominiosa e quanto mai riprovevole, perché pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di «normali- tà» e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione anche dell'infanticidio e dell'eutanasia.

In realtà, però, proprio il coraggio e la serenità con cui tanti nostri fratelli, affetti da gravi menomazioni, conducono la loro esistenza quando sono da noi accettati ed amati, costituiscono una testimonianza particolarmente efficace dei valori autentici che qualificano la vita e che la rendono, anche in condizioni di difficoltà, preziosa per sé e per gli altri. La Chiesa è vicina a quei coniugi che, con grande ansia e sofferenza, accettano di accogliere i loro bambini gravemente colpiti da handicap, così come è grata a tutte quelle famiglie che, con l'adozione, accolgono quanti sono stati abbandonati dai loro genitori a motivo di menomazioni o malattie.


venerdì 2 settembre 2011

Pensiero di San Pio n°1

Elvira - Figlia Spirituale di Padre Pio - I

Torniamo ad occupare anche questo spazio settimanale, riprendendo da dove avevamo interrotto: avevano appena concluso l'incredibile storia di San Pio da Pietrelcina, mirabilmente narrata da Gaeta Saverio. Oggi vogliamo continuare a restare focalizzati, in qualche modo, su San Pio e lo vogliamo fare puntando il nostro sguardo su una figlia spirituale del Santo di Pietrelcina, che in un certo senso ne rappresenta la continuazione della spiritualità: Elvira Gazzoni. 
L'opera che ci accingiamo a leggere nelle prossime settimane è un'opera scritta da Giuliana Piccari e pubblicata integralmente dal sito Preghiere a Gesù e Maria. Oggi ne leggiamo la presentazione ad opera di don Mario Molari, seguita dalla premessa dell'autrice, in cui scopriamo la necessità di diffondere l'esistenza e la presenza di questi grandi esempi spirituali: 

ELVIRA
UNA FIGLIA SPIRITUALE DI PADRE PIO
GIULIANA PICCARI

PRESENTAZIONE

"Salvami, Signore! Non ce più un uomo fedele; è scomparsa la fedeltà tra i figli dell uomo" (Sal. 17,1).

"Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti, più nessuno fa il bene, neppure uno" (Sal. 14,3).

Questi versetti "ispirati" mi risuonano dentro ogni volta che spengo il televisore dopo "qualsiasi" notiziario, trasmesso da "qualsiasi" rete televisiva.

Le passioni umane, quelle rivolte al male, hanno preso tutto lo spazio disponibile dei notiziari quotidiani. I quali ci danno, senza posa, ragguagli, divulgazioni, cognizioni, primizie, che feriscono, disorientano, rattristano, umiliano.

Abbiamo bisogno di boccate d'aria fresca. Abbiamo bisogno di "punti di riferimento", nella fede e nella vita, per uscire dallo smarrimento.

Sapere che Madre Teresa di Calcutta, con le sue suore, vive accanto ai più poveri tra i poveri, a coloro che "non contano e da nessuno sono contati", è corroborante.

Sapere che Giuseppe Dossetti, già docente universitario ed eminente statista al tempo di De Gasperi e La Pira, vive, nel sacerdozio ministeriale, il dono totale a Cristo e ai fratelli, è stimolante.

Ed è "rassicurante", per la nostra vita personale e comunitaria, sapere che Gesù ha scelto i suoi discepoli, come punto di riferimento, per ogni uomo che viene in questo mondo.

Il passo significativo, in cui Gesù affida ai suoi questa "testimonianza universale", è stato colto da Matteo al capo 5, 13-16 del suo Vangelo. Si può riassumere espressivamente così: "Per il fatto che avete cominciato a camminare dietro di me, voi siete il sale della terra. Per il fatto che vi siete fatti miei discepoli, voi siete la luce del mondo". VOI, ILLUMINATI DA CRISTO, ILLUMINATE. Per imprimere ancor più questa "vocazione cristiana" nella coscienza dei discepoli e dei non discepoli, dirà in seguito, a proposito della persona di Giovanni il Battista: "Egli era una lampada".

Nella storia cristiana ci sono state e ci saranno sempre lampade. Come ci sono state e ci saranno sempre pietre d'inciampo.

Noi, rattristati ed umiliati dalle molte, dalle troppe pietre d'inciampo, vogliamo rincuorarci e rallegrarci alla luce delle lampade per quel tanto che ci è dato di vivere quaggiù. Per quel tanto che ci è dato di vederle quaggiù.

Giuliana Piccari, già valorosa insegnante di lettere, in queste lucide pagine, ce ne fa contemplare una: Elvira, figlia spirituale di Padre Pio. L'ha tolta da sotto il moggio e l'ha posta sul candelabro perché faccia luce a tutti coloro che sono nella casa. A tutti coloro che nella Casa del Signore sono ritornati o ritorneranno, "confortati, ammoniti, esortati" dalla sua carità e dalle sue parole. Che sono pronunciate da lei, ma vengono da Dio. Il quale parla attraverso il Vangelo e coloro che il Vangelo lo vivono.

Appena ebbi in mano il dattiloscritto, mi corse alla mente il versetto del Siracide (11,30) che tutti i lettori del sacro testo ben conoscono: "Ante mortem ne laudes hominem": non lodare alcuno prima della morte.

Ma il mio spontaneo ed ovvio timore moriva sul nascere, poiché mi trovavo dinanzi la storia di una donna umile e forte "per natura e per grazia". Una storia obiettiva, serena. Mai laudativa. Un racconto lineare, se volete anche sorprendente, ma sempre aderente ai fatti. Alla verità dei fatti. Ho respirato boccate d'aria fresca. Anzi molto di più. Sono stato infervorato e pungolato ad una più radicale e liberante vita cristiana.

Siamo grati a Giuliana Piccari per queste notizie che "non fanno notizia". Poiché le altre, di coloro che infrangono le leggi iscritte nel loro cuore e nel codice divino e umano, di coloro che fanno gettito della vita degli altri, nonché della loro, sono descritte tutte, nei più angustianti risvolti, dalle stampe quotidiane.

Nella pagine introduttive, la nostra scrittrice, lasciata per un momento la pacatezza del racconto, sprigiona, incontenibile, l'impeto della sua fede. Della sua scelta cristiana. Una scelta maturata nel cenacolo di Elvira Gazzoni. Come tante altre. Come tutte le altre, che la grazia divina opera, servendosi di una donna, in quel cenacolo orante dove "i fratelli e le sorelle sono lieti nel Signore, tendono alla perfezione, si fanno coraggio a vicenda, hanno gli stessi sentimenti, vivono in pace, e il Dio dell'amore e della pace e con loro" (cfr. 2 Cor. 13,11).
Sac. Mario Molari

PREMESSA

Nei momenti più tormentati della storia, quando l'uomo sente di aver perso ogni sicurezza e, vivendo in un mondo assurdo e perverso, quasi è portato a chiedersi se Dio esiste ancora, ecco che il Signore, con un gesto di grande misericordia, invia al suo popolo dei "messi consolatori" che lo aiutino a superare le burrasche dei tempi.

Sono persone umili che, ripiene di Spirito Santo, consigliano con parole ispirate, confortano, ammoniscono, esortano. Benchè siano spesso contrariate e incomprese, sono come un raggio di sole nelle tempeste della vita. Pio XII aveva per loro la più grande stima, tanto da additarle ai Cattolici di tutto il mondo appunto come "le messaggere del Divin Salvatore".

Per riconoscere queste anime il Vangelo ci dà un metro infallibile: "Dai loro frutti le conoscerete, perchè un albero buono dà frutti buoni e un albero cattivo dà frutti cattivi".

Guardiamo dunque quali sono i frutti che producono certe anime e scopriremo oceani di bene intorno ad esse, meraviglie di grazia da lasciare sbalorditi. Chi, se non il Signore, può operare in esse? Satana, lo sappiamo bene, non serve Dio! Guardiamo anche se la loro vita è conforme alla dottrina di Cristo e scopriremo che la bontà, la mansuetudine, la purezza, la carità, l'umiltà non mancheranno mai in quelle che il Signore chiama le sue "piccole voci".

Mettiamoci allora in vivo contatto con queste creature elette e scopriremo quanto c'è da riformare nella nostra vita.

Oggi è poco parlare di "burrasche dei tempi". Si potrebbe dire addirittura che questa è "l'Era di Satana" tanto gli uomini si sono lasciati sedurre da lui. La Sacra Scrittura lo chiama "Principe di questo mondo" e forse in nessun altro periodo storico, come in quello che stiamo vivendo, questa definizione ha corrisposto così perfettamente alla realtà. È lui che governa i pensieri degli uomini; li fa impazzire, li esalta, li eccita, li distorce... Inietta la sua astuzia nel sistema educativo, nei mezzi di comunicazione di massa, nella musica, nelle arti, nelle scienze, nella cultura, nell'economia, nei sistemi politici di questa terra. Gli uomini vengono inseriti nella sua strategia, come gli attori di un teatro, quasi senza che se ne rendano conto e si degradano sempre più, resi privi di intendimento, privi del timor di Dio e di ogni senso morale.

È il momento più drammatico della storia. Tutti avvertono che qualcosa di tremendo grava sull'umanità, ma pochi sono quelli che pensano di tornare a Dio.

Ebbene, è proprio con l'intento di risvegliare gli animi e di richiamarli ai valori dello spirito, a una vita di preghiera più intensa e più profonda, che abbiamo pensato di far conoscere a tutti un'anima di Dio che vive a RIMINI e si chiama ELVIRA PERAZZINI GAZZONI. Ci spinge a parlare di lei anche un senso di profonda gratitudine, perchè c'è una carità che dona e una carità che ringrazia e ripaga del dono. E noi da lei abbiamo ricevuto tanto!

Possa il suo esempio far del bene a tutti, essere una fiaccola fra le tenebre del mondo, uno squillo di tromba che sveglia gli assonnati, una voce che ricorda Dio e le sue verità cadute in dimenticanza in questo tempo del trionfo di Satana!

Col suo comportamento, senza bisogno di parole, Elvira ci ricorda che non siamo fatti per la terra, ma per il cielo, che val poco dire: "Mio Dio, ti amo" quando si resta attaccati al peccato, quando mancano le opere fatte per amor di Dio, quando non si vuole soffrire nulla per Lui, quando non si è disposti a tutto sacrificare per Lui.

Se il nostro cuore ama le comodità, le ricchezze, i piaceri, gli onori, si ciba di fango e rimane inchiodato alla terra.

Per entrare nel Regno di Dio ci vuole il distacco dalle cose del mondo, ci vogliono sacrifici e rinunce, ci vuole l'umiltà, ci vuole la carità.

Ritorniamo a Dio...! Ormai dovremmo capire che dal disordine che regna sovrano in ogni campo non se ne esce ne con Tavole Rotonde, ne mobilitando plotoni di forza pubblica, ma solo riallacciando i fili di comunicazione con Dio che sono stati spezzati. È Lui il padrone dell'Universo, torniamo dunque a rispettarne le leggi e ad invocarne l'aiuto con la forza della preghiera fatta di fede, di fiducia, di umiltà.

MAMMA ELVIRA soffre e prega per questa situazione universale dello spirito cristiano.

Ella è certo una donna singolare dalle doti non comuni. La fiducia immediata che ispira e l'incanto che desta, anche in chi le parla per la prima volta, sono indice sicuro della sua provenienza da Dio. In tutta la sua esistenza, straordinariamente ricca di interiorità e pur tanto dinamica, domina un così mirabile senso di equilibrio tra il divino e l'umano che ne fa un personaggio stupefacente. Possiamo dire di lei quel che si disse di altre anime di Dio: "È ritirata e al tempo stesso intraprendente, di umile origine, ma signorile nel portamento e nei tratti, mite, ma al momento opportuno anche sdegnosa, umilissima, ma, a tempo e luogo, santamente altera ed ardita".

Nonostante le sue molteplici attività, questa creatura eccezionale ha sempre cercato di vivere in umiltà e di mantenere un profondo riserbo e quello che viene palesando ha sempre come fine la gloria di Dio e il bene dei fratelli.

Ci tiene a dichiarare che quanto di buono può aver fatto nella sua vita, va tutto riferito a Colui che l'ha scelta come strumento della sua misericordia; a Lui dunque devolve ogni onore e ogni gloria. Noi però, meditando su quello stile che caratterizza tutte le sue azioni, possiamo dedurre questo altissimo insegnamento: che Dio non opera in noi se non nella misura in cui noi ci offriamo.

Elvira ha pronunciato senza esitazione il suo "FIAT", facciamo anche noi altrettanto e diventeremo canali benedetti attraverso cui la grazia divina si spanderà sul mondo, diventeremo, nelle mani di Dio, il piccolo sasso di Davide che abbatterà il gigante nemico.

giovedì 1 settembre 2011

Papa: L'arte è una porta aperta verso l'infinito.

Udienza Generale Benedetto XVI - 31 Agosto 2011

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza della Libertà, Castel Gandolfo
 Mercoledì, 31 agosto 2011


 Arte e preghiera

Cari fratelli e sorelle,

più volte ho richiamato, in questo periodo, la necessità per ogni cristiano di trovare tempo per Dio, per la preghiera, in mezzo alle tante occupazioni delle nostre giornate. Il Signore stesso ci offre molte occasioni perché ci ricordiamo di Lui. Oggi vorrei soffermarmi brevemente su uno di questi canali che possono condurci a Dio ed essere anche di aiuto nell’incontro con Lui: è la via delle espressioni artistiche, parte di quella “via pulchritudinis” – “via della bellezza” - di cui ho parlato più volte e che l’uomo d’oggi dovrebbe recuperare nel suo significato più profondo.

Forse vi è capitato qualche volta davanti ad una scultura, ad un quadro, ad alcuni versi di una poesia, o ad un brano musicale, di provare un’intima emozione, un senso di gioia, di percepire, cioè, chiaramente che di fronte a voi non c’era soltanto materia, un pezzo di marmo o di bronzo, una tela dipinta, un insieme di lettere o un cumulo di suoni, ma qualcosa di più grande, qualcosa che “parla”, capace di toccare il cuore, di comunicare un messaggio, di elevare l’animo. Un’opera d’arte è frutto della capacità creativa dell’essere umano, che si interroga davanti alla realtà visibile, cerca di scoprirne il senso profondo e di comunicarlo attraverso il linguaggio delle forme, dei colori, dei suoni. L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto.

Ma ci sono espressioni artistiche che sono vere strade verso Dio, la Bellezza suprema, anzi sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui, nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede. Un esempio lo possiamo avere quando visitiamo una cattedrale gotica: siamo rapiti dalle linee verticali che si stagliano verso il cielo ed attirano in alto il nostro sguardo e il nostro spirito, mentre, in pari tempo, ci sentiamo piccoli, eppure desiderosi di pienezza… O quando entriamo in una chiesa romanica: siamo invitati in modo spontaneo al raccoglimento e alla preghiera. Percepiamo che in questi splendidi edifici è come racchiusa la fede di generazioni. Oppure, quando ascoltiamo un brano di musica sacra che fa vibrare le corde del nostro cuore, il nostro animo viene come dilatato ed è aiutato a rivolgersi a Dio. Mi torna in mente un concerto di musiche di Johann Sebastian Bach, a Monaco di Baviera, diretto da Leonard Bernstein. Al termine dell’ultimo brano, una delle Cantate, sentii, non per ragionamento, ma nel profondo del cuore, che ciò che avevo ascoltato mi aveva trasmesso verità, verità del sommo compositore, e mi spingeva a ringraziare Dio. Accanto a me c'era il vescovo luterano di Monaco e spontaneamente gli dissi: “Sentendo questo si capisce: è vero; è vera la fede così forte, e la bellezza che esprime irresistibilmente la presenza della verità di Dio. Ma quante volte quadri o affreschi, frutto della fede dell’artista, nelle loro forme, nei loro colori, nella loro luce, ci spingono a rivolgere il pensiero a Dio e fanno crescere in noi il desiderio di attingere alla sorgente di ogni bellezza. Rimane profondamente vero quanto ha scritto un grande artista, Marc Chagall, che i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che è la Bibbia. Quante volte allora le espressioni artistiche possono essere occasioni per ricordarci di Dio, per aiutare la nostra preghiera o anche la conversione del cuore! Paul Claudel, famoso poeta, drammaturgo e diplomatico francese, nella Basilica di Notre Dame a Parigi, nel 1886, proprio ascoltando il canto del Magnificat durante la Messa di Natale, avvertì la presenza di Dio. Non era entrato in chiesa per motivi di fede, era entrato proprio per cercare argomenti contro i cristiani, e invece la grazia di Dio operò nel suo cuore.

Cari amici, vi invito a riscoprire l’importanza di questa via anche per la preghiera, per la nostra relazione viva con Dio. Le città e i paesi in tutto il mondo racchiudono tesori d’arte che esprimono la fede e ci richiamano al rapporto con Dio. La visita ai luoghi d’arte, allora, non sia solo occasione di arricchimento culturale - anche questo - ma soprattutto possa diventare un momento di grazia, di stimolo per rafforzare il nostro legame e il nostro dialogo con il Signore, per fermarsi a contemplare - nel passaggio dalla semplice realtà esteriore alla realtà più profonda che esprime - il raggio di bellezza che ci colpisce, che quasi ci “ferisce” nell’intimo e ci invita a salire verso Dio. Finisco con una preghiera di un Salmo, il Salmo 27: “Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario” (v. 4). Speriamo che il Signore ci aiuti a contemplare la sua bellezza, sia nella natura che nelle opere d'arte, così da essere toccati dalla luce del suo volto, perché anche noi possiamo essere luci per il nostro prossimo. Grazie.

{Saluti in varie lingue: Je vous accueille avec joie, chers pèlerins de langue française ! Parmi les trésors artistiques que vous êtes amenés à contempler au cours de vos visites, nombreux sont ceux qui expriment la foi et appellent à la relation avec Dieu. Que ces visites ne soient pas seulement l’occasion d’un enrichissement culturel, mais qu’elles deviennent aussi moments de grâce! Qu’elles vous aident à renforcer votre relation et votre dialogue avec le Seigneur et vous conduisent à contempler un rayon de la beauté divine! Que Dieu vous bénisse!

I am pleased to greet the English-speaking pilgrims and visitors here today, especially those from Scotland and Malta. Today we reflect on the need to draw near to God through the experience and appreciation of artistic beauty. Art is capable of making visible our need to go beyond what we see and it reveals our thirst for infinite beauty, for God. Dear friends, I invite you to be open to beauty and to allow it to move you to prayer and praise of the Lord. May Almighty God bless all of you!

Von Herzen grüße ich alle deutschsprachigen Pilger hier in Castel Gandolfo, besonders natürlich die Teilnehmer der Familienwallfahrt aus dem Erzbistum München und Freising mit Kardinal Reinhard Marx. Zu den Wegen, die uns zu Gott führen können, zählen auch die verschiedenen Ausdrucksformen der Kunst. Werke der Architektur, der bildenden Kunst, der Musik oder der Literatur, die aus dem Glauben entstanden sind und ihn ausdrücken, laden uns ein, das unmittelbar Gegenwärtige zu überschreiten und auf Gott zuzugehen. Sie lassen in uns den Wunsch wachsen, die Quelle aller Schönheit zu suchen. Ich wünsche euch, daß der Herr euch allen in dieser Urlaubszeit Momente der Gnade schenkt, in denen ihr durch die Erfahrung künstlerischer Schönheit mehr als dies, mehr als bloße menschliche Kultur, die Gegenwart der Schönheit selbst spürt. Gottes Geist geleite euch auf allen euren Wegen!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los universitarios de la Arquidiócesis de Rosario, a los grupos venidos de Santiago de Chile, así como a los demás fieles provenientes de España, Guatemala, Argentina y otros países latinoamericanos. Invito a todos a llegar a Dios, Belleza suma, a través de la contemplación de las obras de arte. Que éstas no sólo sirvan para incrementar la cultura, sino también para promover el diálogo con el Creador de todo bien. Que el Señor siempre os acompañe.

Amados peregrinos de língua portuguesa, uma cordial saudação de boas-vindas para todos, nomeadamente para os fiéis da diocese de Viseu. Procurai descobrir na arte religiosa um estímulo para reforçar a vossa união e o vosso diálogo com o Senhor, através da contemplação da beleza que nos convida a elevar o nosso íntimo para Deus. E que Ele vos abençoe. Obrigado!

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam polskich pielgrzymów. Wakacyjny czas sprzyja poznawaniu dzieł kultury i sztuki. Zachwyt nad pięknem ludzkiej twórczości może prowadzić do kontemplacji Boga, dawcy wszelkiego dobra i piękna, gdy wraz z podziwem dla geniuszu człowieka odkrywamy twórcze tchnienie Ducha Świętego. Obyśmy jak najczęściej doznawali takich uniesień! Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!

Traduzione italiana:

Saluto i pellegrini polacchi. Il tempo delle vacanze favorisce la apprendimento delle opere di cultura e d’arte. L’incanto della bellezza della creazione umana può condurre alla contemplazione di Dio, il datore di ogni bene e bello, quando insieme all’ammirazione del genio dell’uomo scopriamo il soffio creatore dello Spirito Santo. Auspico che si possa sperimentare sempre più tale stupore! Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua bulgara:

Сърдечно поздравявам младежите от Софийско-Пловдивския диоцез, като им пожелавам да бъдат смели свидетели на Христос в средата в която живеят. С радост благославям вас и вашите близки.

Traduzione italiana:

Saluto con affetto i giovani della diocesi di Sofia, in Bulgaria, ed auguro loro di essere coraggiosi testimoni di Cristo nell’ambiente in cui vivono. Volentieri benedico voi ed i vostri cari.

Saluto in lingua croata:

Srdačno pozdravljam hrvatske hodočasnike, a posebno učenike Nadbiskupijske klasične gimnazije iz Zagreba, želeći svakomu od vas da njeguje iskrenu ljubav prema Kristu i Njegovoj Crkvi. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Saluto con affetto i pellegrini croati, in particolare gli alunni del Liceo classico Arcivescovile di Zagabria, augurando a ciascuno di coltivare un sincero amore per Cristo e la sua Chiesa. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua rumena:

Adresez un salut cordial pelerinilor din România. Vă asigur pe toţi de rugăciunea mea, ca să trăiţi în plinătate şi bucurie credinţa creştină. Lăudat să fie Isus Cristos!

Traduzione italiana:

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini rumeni ed assicuro un orante ricordo affinché possano vivere in pienezza e con gioia la loro fede cristiana. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua slovacca:

Srdečne pozdravujem slovenských pútnikov: osobitne vojakov, policajtov, hasičov, väzenskú a justičnú stráž. Buďte pevní vo viere podľa príkladu svätého Šebastiána, vášho patróna a zodpovedne slúžte pokoju, spravodlivosti a spoločnému dobru. Pozdravujem aj veriacich z Brehov, Zlatých Klasov, Lučenca a okolia. Bratia a sestry, všetkých vás a vaše rodiny s láskou žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente i pellegrini slovacchi: in particolare i militari, i poliziotti, i vigili del fuoco, i membri della polizia penitenziaria. Siate forti nella fede sull’esempio di San Sebastiano, vostro Patrono, e servite responsabilmente la pace, la giustizia e il bene comune. Saluto anche i fedeli provenienti da Brehy, Zlaté Klasy, Lučenec e dintorni. Fratelli e sorelle, benedico con affetto tutti voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua ungherese:

Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, különösen azokat, akik Budapestről és Csíkszeredából érkeztek. Kívánom nektek, hogy a most kezdődő iskolaévben és a társadalom különböző pontjain tanúságot tudjatok tenni hitetekről. Szent István király közbenjárását kérve szívesen adom Rátok és minden családtagotokra Apostoli Áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua ungherese, specialmente coloro che sono venuti da Budapest e da Miercurea Ciuc. Vi incoraggio a proseguire con generosità nel vostro impegno di testimonianza cristiana nella scuola e nella società. Chiedendo la intercessione del Re Santo Stefano di Ungheria, imparto volentieri a voi e a tutti i vostri familiari la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!}

* * *

Rivolgo infine una parola di cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Vescovi amici della Comunità di Sant’Egidio, i fedeli delle varie Parrocchie, accompagnati dai propri parroci, e gli sposi novelli. Auguro che questo incontro rinsaldi ciascuno nella rinnovata adesione a Dio, sorgente di luce, di speranza e di pace.

(dopo la preghiera)

Grazie, buona giornata a voi tutti. Grazie!

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