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martedì 10 gennaio 2012

I primi martiri francescani

Riscoprire i Santi - Santi Berardo, Otone, Pietro, Accursio e Adiuto

Torna anche per questo martedì, l'appunto settimanale volto alla scoperta dei nostri cari Santi! Il 16 Gennaio prossimo la Chiesa Cattolica celebrerà la memoria della passione dei santi martiri Berardo, Ottone, Pietro, sacerdoti, Accorsio e Adiuto, religiosi, dell’Ordine dei Minori. Per questo noi vogliamo ricordarli in questo nostro appuntamento, soprattutto in un momento storico ancora contrassegnato dal martirio cristiano: mandati da san Francesco ad annunciare il Vangelo di Cristo ai musulmani, catturati a Siviglia e condotti a Marrakesch, per ordine del capo dei Mori furono trafitti con la spada. Ne ricordiamo appieno la storia attraverso il consueto tratto biografico ricavato dal sito "Santi e Beati":

La Chiesa universale venera il diacono Santo Stefano quale primo martire della cristianità, ma anche le Chiese locali, nonché le congregazioni religiose, hanno da sempre prestato da sempre particolare venerazione ai loro protomartiri. In data odierna è l’Ordine dei Frati Minori a festeggiare quei confratelli che per primi hanno versato il loro sangue a perenne testimonianza della loro fede cristiana: Berardo, Otone, Pietro, Accursio e Adiuto, questi i loro nomi, furono i primi missionari inviati da San Francesco nelle terre dei Saraceni.
Sei anni dopo la sua conversione, fondato l’Ordine dei Frati Minori, San Francesco si sentì acceso dal desiderio di martirio e decise di recarsi in Siria per predicare la fede e la penitenza agli infedeli. La nave su cui viaggiava finì però a causa del vento sulle rive della Dalmazia ed egli fu costretto a ritornare ad Assisi. Il desiderio di ottenere la corona del martirio continuò comunque a pervadere il cuore di Francesco e pensò allora di mettersi in viaggio verso il Marocco per predicare il Vangelo di Cristo al Miramolino, capo dei musulmani, ed ai suoi sudditi. Giuntò in Spagna, fu però costretto nuovamente a fare ritorno alla Porziuncola da un’improvvisa malattia.
Nonostante i due insuccessi subiti, organizzò l’Ordine in province e provvide a mandare missionari in tutte le principali nazioni europee. Nella Pentecoste del 1219 diede inoltre licenza al sacerdote Otone, al suddiacono Berardo ed ai conversi Vitale, Pietro, Accursio, Adiuto, di recarsi a predicare il Vangelo ai saraceni marocchini, mentre egli optò per aggregarsi ai crociati diretti in Palestina, al fine di visitare i luoghi santi e convertire gli infedeli indigeni.Ricevuta la benedizione del fondatore, i sei missionari raggiunsero a piedi la Spagna. Giunti nel regno di Aragona, Vitale, capo della spedizione, si ammalò, ma ciò non impedì agli altri cinque confratelli di proseguire il loro cammino sotto la guida di Berardo. A Coimbra, in Portogallo, la regina Orraca, moglie di Alfonso II, li ricevette in udienza. Si riposarono alcuni giorni nel convento di Alemquer, beneficiando dell’aiuto dell’infanta Sancha, sorella del re, che fornì loro degli abiti civili per facilitare la loro opera di apostolato tra i mussulmani. Così abbigliati, si imbarcarono alla volta della sontuosa città di Siviglia, a quel tempo capitale dei re mori. Non propriamente prudenti, si precipitarono frettolosamente alla principale moschea ed ivi si misero a predicare il Vangelo contro l’islamismo. Furono naturalmente presi per folli e malmenati, ma essi non si scomposero e, recatisi al palazzo del re, chiesero di potergli parlare. Miramolino li ascoltò di malavoglia e, non appena udì qualificare Maometto quale falso profeta, andò su tutte le furie ed ordinò di rinchiuderli in un’oscura prigione. Suo figlio gli fece notare che farli decapitare subito sarebbe stata una sentenza troppo rigirosa, quanto sommaria, ed era dunque preferibile osservare perlomeno qualche formalità. Dopo alcuni giorni il sovrano li fece chiamare davanti al suo tribunale e, avendo saputo che desideravano trasferirsi in Africa, anziché rimandarli in Italia li accontentò imbarcandoli su un vascello pronto a salpare per il Marocco.Compagno di viaggio dei cinque missionari fu l’infante portoghese Don Pietro Fernando, fratello del re, assai desideroso di ammirare la corte di Miramolino. Sin dal loro arrivo nel paese africano, Berardo, conoscitore la lingua locale, prese subito a predicare la fede cristiana dinnanzi al re ed a criticare Maometto ed il Corano, libro sacro dei musulmani. Miramolino li fece allora cacciare dalla città, ordinando inoltre che fossero rimandati nelle terre cristiane. Ma i frati, non appena furono liberati, rientrarono prontamente in città e ripresero a predicare sulla pubblica piazza. Il re infuriato li fece allora gettare in una fossa per farveli perire di fame e di stenti, ma essi, dopo tre settimane di digiuno, ne furono estratti in migliori condizioni rispetto a quando vi erano stati rinchiusi. Lo stesso Miramolino ne restò alquanto meravigliato. Ciò nonostante dispose per una seconda volta che fossero fatti ripartire per la Spagna, ma nuovamente essi riuscirono a fuggire e tornarono a predicare, finché l’infante di Portogallo non li bloccò nella sua residenza sotto sorveglianza, temendo che il loro eccessivo zelo potesse pregiudicare anche i cristiani componenti il suo seguito.
Un giorno Miramolino, per sedare alcuni ribelli, fu costretto a marciare con il suo esercito, richiedendo anche l’aiuto del principe portoghese. Quest’ultimo vi erano però anche i cinque francescani ed un giorno, in cui venne a mancare l’acqua all’esercito, Berardo prese una vanga e scavò una fossa, facendone scaturire un’abbondante sorgente di acqua fresca con innegabile grande meraviglia da parte dei mori. Continuando però a predicare malgrado la proibizione del re, furono nuovamente fatti arrestare, sottoposti a flagellazione e gettati in prigione. Furono poi allora consegnati alla plebe, perché facesse vendicasse le ingiurie da loro proferite contro Maometto: furono così flagellati ai crocicchi delle strade e trascinati sopra pezzi di vetro e cocci di vasi rotti. Sulle loro piaghe vennero versati sale e aceto misti ad olio bollente, ma essi sopportarono tutti questi dolori con tale fortezza d’animo tanto da sembrare impassibili. Miramolino non poté che rimanere ammirato per tanta pazienza e rassegnazione e cercò dunque di convincerli ad abbracciare l’Islam promettendo loro ricchezze, onori e piaceri. I cinque frati però respinsero anche le cinque giovani loro offerte in mogli e perseverarono imperterriti nell’esaltare la religione cristiana.
A tal punto il Miramolino non resistette più a cotante avversioni e, preso dalla collera, impugnò la sua scimitarra e decapitò i cinque intrepidi confessori della fede: era il 16 gennaio 1220, presso Marrakech. In tale istante le loro anime, mentre spiccavano il volo per il cielo, apparvero all’infanta Sancha, la loro benefattrice, che in quel momento era raccolta in preghiera nella sua stanza.
I corpi e le teste dei martiri furono subito fuori del recinto del palazzo reale. Il popolo se ne impadronì, tra urla e oltraggi di ogni genere li trascinò per le vie della città ed infine li espose sopra un letamaio, in preda ai cani ed agli uccelli. Un provvidenziale temporale mise però in fuga gli animali e permise così ai cristiani di recuperare i resti dei frati e trasportarli nella residenza dell’infante. Questi fece costruire due casse d’argento di differente grandezza. Nella più piccola vi depose le teste, mentre nella più grande i corpi martiri. Tornando in Portogallo, portò infine con sé le preziose reliquie, che destinò alla chiesa di Santa Croce di Coimbra, ove sono ancora oggi sono oggetto di venerazione. Tale esperienza fece maturare in Sant’Antonio da Lisbona (da noi conosciuto come Antonio di Padova) l’idea di passare dall’Ordine dei Canonici Regolari ai Frati Minori. Appresa la notizia del martirio dei cinque suoi figli, San Francesco esclamò: “Ora posso dire che ho veramente cinque Frati Minori”. Furono canonizzati dal pontefice francescano Sisto IV nel 1481 ed il Martyrologium Romanum li commemora al 16 gennaio, anniversario del loro glorioso martirio.


Autore: Fabio Arduino

lunedì 9 gennaio 2012

Benedetto XVI: plasmati dalla figliolanza divina

Angelus di Papa Benedetto XVI - 08 Gennaio 2011


FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Piazza San Pietro
 Domenica, 8 gennaio 2012


Cari fratelli e sorelle!

Oggi celebriamo la festa del Battesimo del Signore. Stamani ho conferito il Sacramento del Battesimo a sedici bambini, e per questo vorrei proporre una breve riflessione sul nostro essere figli di Dio. Anzitutto però partiamo dal nostro essere semplicemente figli: questa è la condizione fondamentale che ci accomuna tutti. Non tutti siamo genitori, ma tutti sicuramente siamo figli. Venire al mondo non è mai una scelta, non ci viene chiesto prima se vogliamo nascere. Ma durante la vita, possiamo maturare un atteggiamento libero nei confronti della vita stessa: possiamo accoglierla come un dono e, in un certo senso, “diventare” ciò che già siamo: diventare figli. Questo passaggio segna una svolta di maturità nel nostro essere e nel rapporto con i nostri genitori, che si riempie di riconoscenza. E’ un passaggio che ci rende anche capaci di essere a nostra volta genitori – non biologicamente, ma moralmente.

Anche nei confronti di Dio siamo tutti figli. Dio è all’origine dell’esistenza di ogni creatura, ed è Padre in modo singolare di ogni essere umano: ha con lui o con lei una relazione unica, personale. Ognuno di noi è voluto, è amato da Dio. E anche in questa relazione con Dio noi possiamo, per così dire, “rinascere”, cioè diventare ciò che siamo. Questo accade mediante la fede, mediante un “sì” profondo e personale a Dio come origine e fondamento della nostra esistenza. Con questo “sì” io accolgo la vita come dono del Padre che è nei Cieli, un Genitore che non vedo ma in cui credo e che sento nel profondo del cuore essere il Padre mio e di tutti i miei fratelli in umanità, un Padre immensamente buono e fedele. Su che cosa si basa questa fede in Dio Padre? Si basa su Gesù Cristo: la sua persona e la sua storia ci rivelano il Padre, ce lo fanno conoscere, per quanto è possibile in questo mondo. Credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, consente di “rinascere dall’alto”, cioè da Dio, che è Amore (cfr Gv 3,3). E teniamo ancora una volta presente che nessuno si fa uomo: siamo nati senza il nostro proprio fare, il passivo di essere nati precede l’attivo del nostro fare. Lo stesso è anche sul livello dell’essere cristiani: nessuno può farsi cristiano solo dalla propria volontà, anche essere cristiano è un dono che precede il nostro fare: dobbiamo essere rinati in una nuova nascita. San Giovanni dice: “A quanti l’hanno accolto / ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Questo è il senso del sacramento del Battesimo, il Battesimo è questa nuova nascita, che precede il nostro fare. Con la nostra fede possiamo andare incontro a Cristo, ma solo Lui stesso può farci cristiani e dare a questa nostra volontà, a questo nostro desiderio la risposta, la dignità, il potere di diventare figli di Dio che da noi non abbiamo.

Cari amici, questa domenica del Battesimo del Signore conclude il tempo di Natale. Rendiamo grazie a Dio per questo grande mistero, che è fonte di rigenerazione per la Chiesa e per il mondo intero. Dio si è fatto figlio dell’uomo, perché l’uomo diventi figlio di Dio. Rinnoviamo perciò la gioia di essere figli: come uomini e come cristiani; nati e rinati ad una nuova esistenza divina. Nati dall’amore di un padre e di una madre, e rinati dall’amore di Dio, mediante il Battesimo. Alla Vergine Maria, Madre di Cristo e di tutti coloro che credono in Lui, chiediamo che ci aiuti a vivere realmente da figli di Dio, non a parole, o non solo a parole, ma con i fatti. Scrive ancora san Giovanni: “Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato” (1 Gv 3,23).

Dopo l'Angelus:

{ Saluti in varie lingue: Je vous salue cordialement, chers pèlerins de langue française. Alors que dans nombreux pays est célébrée, aujourd’hui, la fête de l’Épiphanie, ici, à Rome, se célèbre, celle du Baptême du Seigneur. Souvenons- nous de notre propre baptême, de ce jour où le regard du Père s’est posé sur chacun de nous, nous inondant de son Esprit et de sa vie. Le Père, désormais, nous appelle par notre nom et nous invite à témoigner de son amour infini pour tout homme. Que la Vierge Marie nous aide à offrir notre vie pour l’annonce de la Bonne Nouvelle ! Avec ma Bénédiction Apostolique !

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus prayer. In today’s feast, the Baptism of Jesus, God the Father bears witness to his only-begotten Son, and the Holy Spirit anoints him for his imminent public ministry. Let us ask for the courage to be always faithful to the life of communion with the Holy Trinity which we received in Baptism. May God bless all of you abundantly!

Von Herzen grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz. Die Kirche feiert heute das Fest der Taufe Jesu: Am Jordan steht Christus mitten unter den sündigen Menschen als einer von ihnen, und zugleich offenbart ihn der Vater im Himmel als seinen geliebten Sohn. Durch das Sakrament der Taufe werden auch wir zu geliebten Kindern Gottes, neugeschaffen nach dem Bild Jesu Christi. Möge der Heilige Geist uns helfen, die Würde der Gotteskindschaft in der Liebe zum Herrn in allen Wirrnissen zu bewahren und in unserem Leben zu bezeugen für die anderen. Der Herr schenke euch dazu seine Gnade.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana. Celebramos hoy la fiesta del bautismo del Señor en el Jordán, en el que se revela el misterio del nuevo bautismo del agua y del Espíritu. Os exhorto a hacer memoria del día en que fuimos iluminados sacramentalmente en Cristo y comenzamos nuestra existencia como hijos de Dios. Que el compromiso manifestado entonces y la fe que proclamamos, no dejen de resonar en nuestros corazones y nuestras voces. Muchas gracias.

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Liturgia Kościoła wspomina dziś chrzest Jezusa w Jordanie. Był to gest solidarności z grzesznikami wszystkich czasów, którzy przez Jego dzieło odkupienia doznają Bożego usprawiedliwienia i miłosierdzia. Dziękujmy dziś za to, że i my mamy udział w tej tajemnicy dzięki łasce sakramentu chrztu. Niech Bóg wam błogosławi!

[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. La liturgia di oggi ricorda il battesimo di Gesù nel Giordano. E’ stato questo un gesto di solidarietà con i peccatori di tutti i tempi, che grazie alla sua opera di redenzione sperimentano la giustificazione e la misericordia di Dio. Rendiamo grazie oggi, perché anche noi partecipiamo a questo mistero per la grazia del sacramento del Battesimo. Dio vi benedica!]}

Rivolgo infine un caloroso saluto ai pellegrini di lingua italiana, in modo speciale alle famiglie e ai gruppi parrocchiali. A tutti auguro una buona domenica e, nuovamente, ogni bene per l’anno da poco iniziato. Buona domenica, buon anno. Auguri, grazie!

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

domenica 8 gennaio 2012

Video Vangelo: Battesimo di Gesù

Battesimo: mistero di Luce

Battesimo di Gesù
(Mc 1,7-11) 

La festa del Battesimo di Gesù conclude le festività natalizie e ora lo celebriamo anche come primo mistero della luce, con i misteri luminosi che vengono a colmare quella lacuna che c’era nel rosario, in cui si passava dai misteri gioiosi a quelli dolorosi, saltando tutta la vita pubblica di Gesù.
Sappiamo che il battesimo al Giordano inaugura la predicazione di Gesù, dopo i trent’anni di silenzio e nascondimento vissuti a Nazareth. Ma perché Gesù volle essere battezzato? Perché il Figlio dell’Altissimo, colui che doveva rivelare di essere il santo per eccellenza, l’inviato specialissimo del Padre mandato come redentore e salvatore del mondo, doveva ora mettersi in fila con i peccatori bisognosi di salvezza ?

• Perché volle essere battezzato?

Perché il Figlio di Dio, colui che aveva detto e provato con la sua vita che nessuno mai avrebbe potuto accusarlo di peccato, ora deve mettersi in fila con dei peccatori e comportarsi come un qualsiasi figlio d’uomo? Il Vangelo di Marco che meditiamo quest’anno, non ce lo dice, ma Matteo un accenno di risposta la abbozza. Al Battista che voleva impedirgli di sottomettersi al battesimo di penitenza, Gesù risponde: “Lascia fare per ora perché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Questa risposta lascia intatto il mio perché: che razza di giustizia è mai questa che chi è mondo e stramondo debba andarsi ancora a lavare con quelli che hanno effettivamente bisogno di esserlo? Mai saputo che la giustizia umana condanni qualcuno che è già pulito ad andarsi ancora a lavare. Si tratterà di una giustizia divina certo, ma perché mai sarebbe giusto che colui che è venuto per togliere i peccati del mondo, debba sottomettersi a un lavacro riservato ai peccatori, proprio Lui che di peccati non ne ha neppure l’ombra? Mistero! Di luce, ma sempre mistero!
Perché Gesù deve mettersi in fila con i peccatori, con quelli che mentre andavano a ricevere il battesimo confessavano i loro peccati e venivano poi immersi nell’acqua del Giordano per ricevere il battesimo di pentimento? Gesù si immerge e riceve il battesimo di pentimento! Pentimento di che?

• Perché il Battista battezzava?

Sappiamo che questo battesimo creava problemi allo stesso Giovanni Battista che aveva istituito questo rito che gli attirava gente da tutta la Giudea e regioni circonvicine. Gente anche influente, capi del popolo, scribi e farisei che andavano a farsi battezzare, e gli chiedevano: “Ma chi sei, un profeta, Elia, il Cristo?” Alla sua risposta negativa gli chiedevano:” ma allora perché battezzi, chi ti autorizza?” E il Battista rispondeva che dopo di lui sarebbe venuto uno che era prima di lui e che avrebbe battezzato in Spirito santo e fuoco. Ma intanto questo Qualcuno, ce l’aveva lì davanti, tra la fila di coloro che venivano a chiedere il suo battesimo di pentimento. Colui che toglie i peccati del mondo, che ha creato lo sterminato universo compresi i mari, gli oceani e tutte le acque che scorrono sulla faccia della terra, scende ora in questo rigagnolo. Lui, la sorgente d’acqua viva, cosa può ricevere da queste acque? A cosa gli serve scendere in esse?

• Santifica le acque che santificheranno noi

La risposta la troviamo magnifica e corrispondente a verità, nei santi Padri della Chiesa. Scende nelle acque del Giordano per purificare tutte le acque che ognuno di noi riceverà poi il giorno del proprio battesimo.
“Santifica il Giordano prima di santificare noi e lo santifica per noi” (San Gregorio di Nazianzo. Disc. 39 per il Battesimo del Signore, patrologia greca). E non solo purifica le acque, ma prende su di sé tutti i peccati che, simbolicamente erano depositati in quelle acque dove i peccatori andavano ad immergersi, e li distrugge con la sua morte in croce.
Ringraziamo il Signore per l’insigne dono del Battesimo che ci rende figli di Dio e diciamo con san Gregorio di Nazianzo. “Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria”.

Wilma Chasseur

sabato 7 gennaio 2012

Da Domenica 08 Gennaio 2012 verrà ripresa la normale programmazione settimanale