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domenica 19 febbraio 2012

Video Vangelo: VII odinario b (2012)

Facciamoci amici ricchi di fede

7^ Domenica Tempo Ordinario
(Mc 2, 1-12) 

Nel Vangelo di oggi vediamo come sia importante avere amici con tanta fede, sulla quale poter… contare in caso di necessità. Quel povero paralitico non aveva più niente, ma aveva quattro amici fedelissimi. Amici per la pelle appunto! E così ricchi di fede da ottenergli addirittura il miracolo della guarigione.
Mettiamoci dunque di nuovo sulle tracce di Gesù che torna a Cafarnao. Cioè a casa. A casa di Pietro.

• Fede da spostare i tetti…

Saputo dunque che era tornato a casa, si radunò tanta di quella gente – come quando aveva guarito la suocera di Pietro – da non esserci più spazio neanche davanti alla porta. Al punto che i quattro uomini che gli portavano l’amico paralitico, non potendo assolutamente aprirsi un varco tra la folla che si accalcava davanti alla porta, decisero addirittura di salire sul tetto e scoperchiarlo, per poi calarvi giù la barella col malato. Ecco un altro esempio dei poteri straordinari che ha la fede: fa addirittura scoperchiare i tetti oltre che spostare le montagne…
E questa volta, sono coloro che stavano accanto al malato ad avere quella fede. Nei Vangeli vediamo come la fede, a volte preceda il miracolo e a volte lo segua e ne sia la conseguenza. Alle nozze di Cana per esempio, dopo che Gesù ebbe trasformato l’acqua in vino, tutti credettero: la fede seguì il miracolo. Mentre in tanti altri casi, la fede non solo precedette il miracolo, ma ne fu la causa efficiente, come quando Giairo capo della sinagoga, pregò Gesù per la figlioletta, morta nel frattempo. Egli, vista la sua fede, la risuscitò. Oppure in molti altri casi, quando disse: “Và la tua fede ti ha salvato”.

• Credere prima del miracolo

Anche il Vangelo di oggi ci dice che la fede precedette il miracolo perché “Gesù, VISTA LA LORO FEDE, disse al paralitico: ”Figliolo ti sono rimessi i tuoi peccati”. Ma questa risposta avrà certamente spiazzato gli arditi scoperchiatori di tetti, le cui attese erano ben altre. Me li immagino a confabulare tra loro: “Ma noi il tetto l’avevamo scoperchiato perché eravamo certi che dicesse “alzati e cammina” e invece…”.
E invece per cominciare, Gesù li fa assistere ad un altro tipo di potere che non aveva ancora manifestato: quello di rimettere i peccati. E gli scribi, che invece di scrutare i tetti, scrutavano le scritture, ma soprattutto scrutavano Gesù con la lente di ingrandimento nel tentativo di coglierlo in fallo, capirono subito di essere davanti a un potere ben più straordinario di quello di operare guarigioni: quello di rimettere i peccati e mormorarono in cuor loro: “Perché costui parla così? Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”.

• Quale “libro” leggeva Gesù?

Ma Gesù che leggeva nel cuore –“libro” che nessuno sapeva leggere, neanche i dottori della legge – svelò a tutti i loro pensieri segreti e disse: “Perché pensate così nei vostri cuori? E’ più facile dire al paralitico: ti sono rimessi i peccati o dire :alzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di rimettere i peccati, ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua”. Finalmente gli amici, scoperchiatori di tetti, avranno tirato un sospiro di sollievo: la loro fatica era stata largamente premiata perché ora avevano la gioia di vedere il paralitico – ENTRATO DAL TETTO – uscire tranquillamente dalla porta, col suo lettuccio sotto il braccio. Ma soprattutto avrà esultato il paralitico che non solo usciva con le sue gambe e quindi era guarito nel corpo, ma usciva nuovo e splendente nell’anima, senza più traccia di peccato. Gli unici ad uscirne più neri di prima, furono proprio quegli scribi, ai quali la fede – ahimè – non venne né prima, né dopo il miracolo!
Ecco il male più grave dal quale dobbiamo chiedere di essere guariti: il peccato, vero cancro dell’anima che ci impedisce di far posto a DIO. Ma sappiamo ancora riconoscerlo questo tipo di cancro?

Wilma Chasseur

sabato 18 febbraio 2012

Il miracolo della vita....Si alla vita, no all'aborto!

Aborto: lo sterminio silenzioso - III

Concludiamo l'approfondita analisi di Roberto De Angelis che affronta il tema dell'aborto dal punto di vista cristiano:

Il punto di vista Cristiano
ABORTO: Lo sterminio silenzioso

di Roberto De Angelis


Una Chiamata all'Azione

"Adesso che uomini scellerati hanno ucciso un innocente... non dovrei chiedervi ragione del suo sangue sparso dalle vostre mani e sterminarvi dalla terra?"
(2 Samuele 4:11)

"Figlio d'uomo, io t'ho stabilito come sentinella per la casa d'Israele; quando udrai una parola dalla mia bocca, li avvertirai da parte mia. Se io dico all'empio: "Certamente morirai!" e tu non l'avverti e non parli per avvertire l'empio di abbandonare la sua via malvagia perché salvi la sua vita, quell'empio morirà nella sua iniquità; ma del suo sangue domanderò conto a te" (Ez 3:17,18). È un passo fondamentale, che si ricollega strettamente con l'esortazione di Proverbi 24:11. Noi Cristiani abbiamo una responsabilità tutta particolare nella lotta di Dio contro il male, ed è tempo che le nostre coscienze si risveglino per capire che anche se siamo stati salvati per il Regno dei Cieli, noi oggi viviamo nel mondo, e per quanto possa non piacerci è nostro dovere vivere la fede in questa realtà, con tutta la responsabilità e la serietà che questo comporta. Anche ai tre apostoli sul monte della trasfigurazione sarebbe piaciuto restare in un'estasi perenne ad ammirare quel miracolo glorioso (cfr. Marco 9:5), eppure dovettero ridiscendere a valle insieme con Gesù, perché quella era la volontà del Padre. Se Dio avesse semplicemente voluto portarci subito con Sé nella Sua santa dimora, ci avrebbe rapiti il giorno stesso in cui ci ha salvati, e noi non avremmo più dovuto curarci del mondo e di tutto il male che è nel mondo. D'altra parte, se Egli avesse deciso di lasciare l'uomo nelle tenebre senza provvedere a delle lampade, non ci avrebbe mai donato uno Spirito di luce e perfino il sacrificio del Suo Figliolo sarebbe stato risparmiato. Invece la volontà di Dio è stata un'altra: Egli ci ha salvati e ha messo nei nostri cuori una vita nuova, lasciandoci però nel mondo di prima... Perché? Non certo per lasciare che la Sua opera in noi venisse vanificata dalle ingerenze della nostra vecchia natura, ma, al contrario, affinché potessimo glorificare il Nome del nostro Salvatore nel modo più efficace: esercitando il dono della Grazia: "Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli" (Matteo 5:15,16). Fratelli, quando il Signore ci ha tratti dal fango ha aperto i nostri occhi, e da quel momento siamo stati in grado di vedere il peccato in tutta la sua terribile realtà; ha rotto i nostri cuori, e allora abbiamo provato dolore per tutto il male che finalmente vedevamo dietro e intorno a noi. Oggi il Signore ci sta mostrando un altro orribile spettacolo, e se dinanzi all'evidenza di tanto male e ad una così fitta tenebra il nostro animo non si strazia e le lacrime non riescono a bagnarci gli occhi, allora chiediamo perdono al Salvatore, perché le benedizioni della Sua opera non sono più con noi! "Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele" (Efesini 5:11): dopo aver compreso l'empietà dell'aborto, non dobbiamo azzardarci a restare indifferenti rimanendo in disparte, perché questo è il modo migliore per partecipare alle "opere infruttuose delle tenebre" e renderci complici silenziosi di un crimine orrendo.

"Io sono con te, e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male" (At 18:10).

Quei bambini continuano a morire, mentre noi parliamo, e se continueremo a parlare senza fare nulla per salvarli, sarà come se li prendessimo per mano e li accompagnassimo personalmente nella squallida clinica che sarà anche la loro tomba. Denunciatele! Perché davanti al peccato, e ad un tale peccato, non potete permettervi indulgenze o compromessi: il sangue di milioni di innocenti è salito fino al cielo, ed è necessario fare tutto il possibile per risvegliare le coscienze morali, affinché i piani del Nemico non possano più trovare terreno fertile nell'odioso mutismo dei più. Sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della vita umana, denunciando con quanto zelo le cliniche e gli ospedali anche nel nostro Paese si impegnano per distruggere impunemente un dono tanto prezioso, è il primo degli obiettivi da porsi se si vogliono raggiungere risultati positivi nella lotta contro l'aborto. Sia ben chiaro, noi non intendiamo richiamarci ad alcun tipo di azione terrorista che implichi la violenza e la persecuzione nei confronti degli aborzionisti: il problema è importante e la posta in gioco è alta, ma qualsiasi brutale estremismo risulta controproducente e non fa che attirare sdegno e discredito su tutti gli oppositori dell'aborto grazie alle pazzie di pochi incoscienti, senza contare l'assurdo controsenso di voler risolvere la violenza e l'omicidio con altra violenza ed altri omicidi. Anche se si agisce in buona fede, si tratta comunque di emotivismi privi di discernimento spirituale, e la Parola ammonisce: "Lo zelo senza conoscenza non è cosa buona" (Proverbi 19:2), "perché l'ira dell'uomo non compie la giustizia di Dio." (Giacomo 1:20) No, per riuscire a contrastare l'avanzamento della strage non c'è bisogno di agitazioni e di abusi, serve qualcosa di ben più potente, serve qualcosa capace di trasformare il leone in agnello, il male in bene: c'è bisogno della Parola di Dio! C'è bisogno della Parola in noi per trovare forza ed equilibrio, c'è bisogno della Parola nel mondo per colpire alla radice il germe dell'errore: il peccato e la tenebra del cuore! Occorre sensibilizzare, risvegliare, scuotere, affondare senza tregua con la potente lama dell'Evangelo di Cristo: "Infatti la Parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli" (Ebrei 4:12). Più affilata anche di quei bisturi insanguinati che armano la diabolica follia del peccato! Più efficace della macchina sanitaria per l'eliminazione dei feti! Più di qualsiasi clinica abortista! Siamo rinati nella Parola? Portiamone la luce nei meandri più oscuri della malvagità, ed allora vedremo la verità trionfare anche lì: la verità della potenza del nostro Dio, il Signore della vita! Negli Stati Uniti, dove l'esasperazione di chi sostiene il valore della vita umana ha potuto trovare concreti sbocchi di protesta pubblica grazie all'impegno dei Cristiani, sono sorte diverse associazioni volontarie che finalmente portano in piazza l'indignazione, ormai incontenibile, verso un fenomeno che le istituzioni non mostrano di voler arginare (non molto tempo fa, ad esempio, il Presidente Clinton ha vietato un progetto di legge con il quale si voleva proibire l'orribile pratica dell'aborto a nascita parziale). Si tratta di iniziative estremamente utili per attirare l'attenzione pubblica su un problema cruciale, azioni di denuncia che dovrebbero spronare noi Cristiani e cittadini morali in Italia a scendere nelle nostre strade - in cui le uniche manifestazioni che suscitano reale interesse sono le campagne per la legalizzazione delle droghe o le orge ambulanti del cosiddetto "Orgoglio Gay" - per far udire la nostra voce, per dar voce alla Parola, per dimostrare che anche qui esistono delle persone che intendono difendere il diritto alla vita, ribadendo che l'aborto non è mai stato, non è e non potrà mai essere una pratica minimamente conciliabile con quei princìpi biblici che invece la vita la celebrano e la difendono inflessibilmente come dono e grazia del tutto particolari dell'Iddio onnipotente Creatore ed unico Proprietario di ogni vita

venerdì 17 febbraio 2012

Elvira - Figlia spirituale di Padre Pio - XXI

Continuiamo a scoprire la figura di Elvira, figlia spirituale di San Pio da Pietrelcina; nell'appuntamento odierno l'attenzione si sposta su quella meravigliosa realtà rappresentata dai gruppi di preghiera, di cui San Pio ne è stato artefice:


CAPITOLO V 
IL CENACOLO DELLA S.S. TRINITÀ
I GRUPPI DI PREGHIERA

Preoccupato per lo spegnersi dello spirito cristiano nel mondo, il Sommo Pontefice Pio XII, negli anni 40, aveva ripetutamente esortato i fedeli a costituire delle comunità che, libere dalla schiavitù del rispetto umano, dessero testimonianza di fedeltà alla legge di Dio, frequentassero la Mensa Eucaristica e vi conducessero quanti più potessero amici e conoscenti.

Questo appello del Papa aveva trovato una risonanza immediata nel cuore di Padre Pio che già da tempo accarezzava un progetto del genere. Egli infatti non solo pregava in continuazione, di notte e di giorno, recitando il Rosario anche mentre si spostava da un luogo all'altro del Convento, ma amava radunare settimanalmente dei giovani che trascorressero ore di preghiera con lui, ben convinto di ciò che Gesù aveva detto:

"Se due di voi sono concordi sulla terra intorno a qualunque cosa da chiedere, sarà loro concessa, perché dove sono due o tre radunati nel mio nome, là io sono in mezzo a loro. "

Disse dunque ai suoi collaboratori: "Figliuoli, diamoci da fare, rimbocchiamoci le maniche, rispondiamo per primi alt appello lanciato dal Pontefice. " Nacquero così i GRUPPI DI PREGHIERA che sono quanto di più prezioso Padre Pio ci abbia lasciato: la sua eredità vivente.

Essi erano certamente voluti dalla Divina Provvidenza, perché qui era possibile ai cristiani caricarsi di nuove forze spirituali, mentre altrove ci si perdeva nell'intricata selva delle esperienze pluralistiche, dimenticando l'unica cosa che conti: il ricorso a Dio con la preghiera.

Ha ben detto il Signore: "Senza di me non potete far nulla" e oggi tocchiamo con mano quel che è capace di fare una società senza Dio.

"Ciò che manca all’ umanità - ripeteva tante volte Padre Pio - è la preghiera."

Ecco allora che egli dava come alito di vita ai Gruppi ideati da lui, la preghiera; una preghiera incessante, universale, ascetica, cioè tendente a salire nella via della perfezione, tale da portare a un rinnovamento interiore ed esteriore, dell'individuo e della società. Questa carica di preghiere, fatte con fede viva, doveva essere l'esplosivo dirompente capace di liberarci dalle forze del male che, come piovra mostruosa, attanagliano uomini, famiglie, paesi, istituzioni.

E poiché "l'essere" più che "il dire" è la forza che trasforma il mondo, i membri di questi Gruppi dovevano, prima di tutto, essere dei cristiani veri, integrali, capaci di portare avanti, cioè di vivere integralmente il Credo e il Decalogo, di essere fedeli, senza compromessi, alla Morale di sempre e di dare questa testimonianza dovunque si trovassero a vivere, in ogni momento.

Era senz'altro l'attuazione di un disegno sapienziale di Dio fra gli uomini, del Padre amorosissimo che ci vorrebbe tutti salvi. "Un fiume di persone che pregano - erano stati definiti questi Gruppi - che nell'esempio di Padre Pio e nella speranza del suo aiuto spirituale, si dedicano alla vita cristiana e danno testimonianza di comunione nella preghiera, nella carità, nella povertà di spirito e nell’energia della professione cristiana".

Quelli che sapranno realizzare veramente questo programma tracciato da Padre Pio, un giorno, quando tutto sarà reso noto davanti a Dio, comprenderanno quale cammino di luce avranno percorso e quanto avranno contribuito, con la loro vita di preghiera, a preparare la rifioritura della cristianità tanto oggi devastata.

La nostra epoca, messa in scacco, si vede oramai sempre più costretta a sperare solo da queste forze nascoste la salvezza suprema.

giovedì 16 febbraio 2012

Benedetto XVI: Gesù ci insegna ad amare e a perdonare.

Udienza Generale di Papa Benedetto XVI - 15 Febbraio 2012

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 15 febbraio 2012


La preghiera di Gesù nell'imminenza della morte - Lc

Cari fratelli e sorelle,

nella nostra scuola di preghiera, mercoledì scorso, ho parlato sulla preghiera di Gesù sulla Croce presa dal Salmo 22: “Dio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” adesso vorrei continuare a meditare sulla preghiera di Gesù in croce, nell’imminenza della morte, vorrei soffermarmi oggi sulla narrazione che incontriamo nel Vangelo di san Luca. L'Evangelista ci ha tramandato tre parole di Gesù sulla croce, due delle quali – la prima e la terza – sono preghiere rivolte esplicitamente al Padre. La seconda, invece, è costituita dalla promessa fatta al cosiddetto buon ladrone, crocifisso con Lui; rispondendo, infatti, alla preghiera del ladrone, Gesù lo rassicura: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,43). Nel racconto di Luca sono così intrecciate suggestivamente le due preghiere che Gesù morente indirizza al Padre e l'accoglienza della supplica che a Lui è rivolta dal peccatore pentito. Gesù invoca il Padre e insieme ascolta la preghiera di quest’uomo che spesso è chiamato latro poenitens, «il ladrone pentito».

Soffermiamoci su queste tre preghiere di Gesù. La prima la pronuncia subito dopo essere stato inchiodato sulla croce, mentre i soldati si stanno dividendo le sue vesti come triste ricompensa del loro servizio. In un certo senso è con questo gesto che si chiude il processo della crocifissione. Scrive san Luca: «Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte» (23,33-34). La prima preghiera che Gesù rivolge al Padre è di intercessione: chiede il perdono per i propri carnefici. Con questo, Gesù compie in prima persona quanto aveva insegnato nel discorso della montagna quando aveva detto: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano» (Lc 6,27) e aveva anche promesso a quanti sanno perdonare: «la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo» (v. 35). Adesso, dalla croce, Egli non solo perdona i suoi carnefici, ma si rivolge direttamente al Padre intercedendo a loro favore.

Questo atteggiamento di Gesù trova un’«imitazione» commovente nel racconto della lapidazione di santo Stefano, primo martire. Stefano, infatti, ormai prossimo alla fine, «piegò le ginocchia e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato”. Detto questo, morì» (At 7,60): questa è stata la sua ultima parola. Il confronto tra la preghiera di perdono di Gesù e quella del protomartire è significativo. Santo Stefano si rivolge al Signore Risorto e chiede che la sua uccisione – un gesto definito chiaramente con l’espressione «questo peccato» – non sia imputata ai suoi lapidatori. Gesù sulla croce si rivolge al Padre e non solo chiede il perdono per i suoi crocifissori, ma offre anche una lettura di quanto sta accadendo. Secondo le sue parole, infatti, gli uomini che lo crocifiggono «non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Egli pone cioè l’ignoranza, il «non sapere», come motivo della richiesta di perdono al Padre, perché questa ignoranza lascia aperta la via verso la conversione, come del resto avviene nelle parole che pronuncerà il centurione alla morte di Gesù: «Veramente, quest’uomo era giusto» (v. 47), era il Figlio di Dio. «Rimane una consolazione per tutti i tempi e per tutti gli uomini il fatto che il Signore, sia a riguardo di coloro che veramente non sapevano – i carnefici – sia di coloro che sapevano e lo avevano condannato, pone l'ignoranza quale motivo della richiesta di perdono – la vede come porta che può aprirci alla conversione» (Gesù di Nazaret, II, 233).

La seconda parola di Gesù sulla croce riportata da san Luca è una parola di speranza, è la risposta alla preghiera di uno dei due uomini crocifissi con Lui. Il buon ladrone davanti a Gesù rientra in se stesso e si pente, si accorge di trovarsi di fronte al Figlio di Dio, che rende visibile il Volto stesso di Dio, e lo prega: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (v. 42). La risposta del Signore a questa preghiera va ben oltre la richiesta; infatti dice: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (v. 43). Gesù è consapevole di entrare direttamente nella comunione col Padre e di riaprire all’uomo la via per il paradiso di Dio. Così attraverso questa risposta dona la ferma speranza che la bontà di Dio può toccarci anche nell’ultimo istante della vita e la preghiera sincera, anche dopo una vita sbagliata, incontra le braccia aperte del Padre buono che attende il ritorno del figlio.

Ma fermiamoci sulle ultime parole di Gesù morente. L’Evangelista racconta: «Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, spirò» (vv. 44-46). Alcuni aspetti di questa narrazione sono diversi rispetto al quadro offerto in Marco e in Matteo. Le tre ore di oscurità in Marco non sono descritte, mentre in Matteo sono collegate con una serie di diversi avvenimenti apocalittici, come il terremoto, l’apertura dei sepolcri, i morti che risuscitano (cfr Mt 27,51-53). In Luca, le ore di oscurità hanno la loro causa nell’eclissarsi del sole, ma in quel momento avviene anche il lacerarsi del velo del tempio. In questo modo il racconto lucano presenta due segni, in qualche modo paralleli, nel cielo e nel tempio. Il cielo perde la sua luce, la terra sprofonda, mentre nel tempio, luogo della presenza di Dio, si lacera il velo che protegge il santuario. La morte di Gesù è caratterizzata esplicitamente come evento cosmico e liturgico; in particolare, segna l’inizio di un nuovo culto, in un tempio non costruito da uomini, perché è il Corpo stesso di Gesù morto e risorto, che raduna i popoli e li unisce nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue.

La preghiera di Gesù, in questo momento di sofferenza – «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» - è un forte grido di estremo e totale affidamento a Dio. Tale preghiera esprime la piena consapevolezza di non essere abbandonato. L’invocazione iniziale - «Padre» – richiama la sua prima dichiarazione di ragazzo dodicenne. Allora era rimasto per tre giorni nel tempio di Gerusalemme, il cui velo ora si è squarciato. E quando i genitori gli avevano manifestato la loro preoccupazione, aveva risposto: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo essere in ciò che è del Padre mio?» (Lc 2,49). Dall'inizio alla fine, quello che determina completamente il sentire di Gesù, la sua parola, la sua azione, è la relazione unica con il Padre. Sulla croce Egli vive pienamente, nell’amore, questa sua relazione filiale con Dio, che anima la sua preghiera.

Le parole pronunciate da Gesù, dopo l'invocazione «Padre», riprendono un'espressione del Salmo 31: «Alle tue mani affido il mio spirito» (Sal 31,6). Queste parole, però, non sono una semplice citazione, ma piuttosto manifestano una decisione ferma: Gesù si «consegna» al Padre in un atto di totale abbandono. Queste parole sono una preghiera di «affidamento», piena di fiducia nell’amore di Dio. La preghiera di Gesù di fronte alla morte è drammatica come lo è per ogni uomo, ma, allo stesso tempo, è pervasa da quella calma profonda che nasce dalla fiducia nel Padre e dalla volontà di consegnarsi totalmente a Lui. Nel Getsemani, quando era entrato nella lotta finale e nella preghiera più intensa e stava per essere «consegnato nelle mani degli uomini» (Lc 9,44), il suo sudore era diventato «come gocce di sangue che cadono a terra» (Lc 22,44). Ma il suo cuore era pienamente obbediente alla volontà del Padre, e per questo «un angelo dal cielo» era venuto a confortarlo (cfr Lc 22,42-43). Ora, negli ultimi istanti, Gesù si rivolge al Padre dicendo quali sono realmente le mani a cui Egli consegna tutta la sua esistenza. Prima della partenza per il viaggio verso Gerusalemme, Gesù aveva insistito con i suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini» (Lc 9,44). Adesso, che la vita sta per lasciarlo, Egli sigilla nella preghiera la sua ultima decisione: Gesù si è lasciato consegnare «nelle mani degli uomini», ma è nelle mani del Padre che Egli pone il suo spirito; così – come afferma l’Evangelista Giovanni – tutto è compiuto, il supremo atto di amore è portato sino alla fine, al limite e al di là del limite.

Cari fratelli e sorelle, le parole di Gesù sulla croce negli ultimi istanti della sua vita terrena offrono indicazioni impegnative alla nostra preghiera, ma la aprono anche ad una serena fiducia e ad una ferma speranza. Gesù che chiede al Padre di perdonare coloro che lo stanno crocifiggendo, ci invita al difficile gesto di pregare anche per coloro che ci fanno torto, ci hanno danneggiato, sapendo perdonare sempre, affinché la luce di Dio possa illuminare il loro cuore; e ci invita a vivere, nella nostra preghiera, lo stesso atteggiamento di misericordia e di amore che Dio ha nei nostri confronti: «rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori», diciamo quotidianamente nel «Padre nostro». Allo stesso tempo, Gesù, che nel momento estremo della morte si affida totalmente nelle mani di Dio Padre, ci comunica la certezza che, per quanto dure siano le prove, difficili i problemi, pesante la sofferenza, non cadremo mai fuori delle mani di Dio, quelle mani che ci hanno creato, ci sostengono e ci accompagnano nel cammino dell’esistenza, perché guidate da un amore infinito e fedele. Grazie.

{Saluti in varie lingue: Je salue les pèlerins francophones, particulièrement le groupe de l’Institut Catholique de Toulouse, les paroissiens, et les collégiens et lycéens présents ici ce matin. Que l’exemple de Jésus fortifie votre confiance en l’amour du Père pour chacun de vous ! Comme nous le demandons dans la prière du Notre Père, apprenons de lui à pardonner afin que la lumière de Dieu puisse éclairer le monde. Bon séjour à tous !

I welcome the priests taking part in the Institute for Continuing Theological Education at the Pontifical North American College. My greeting also goes to the pilgrims from the Archdiocese of Toronto, as well as to the many diocesan, parish and school groups present at today’s Audience, especially the students of Our Lady’s High School in Motherwell, Scotland. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors, including those from England, Ireland, Norway and the United States, I cordially invoke God’s blessings!

Gerne grüße ich alle Gäste deutscher Sprache, insbesondere die Studierenden des Kirchenrechts der Universitäten München und Augsburg sowie den TSV 1860 München. Ich freue mich über Ihre Anwesenheit! Das Beten Jesu am Kreuz lädt uns ein, den anderen zu verzeihen und auch für die zu beten, die uns unrecht tun. Zugleich schenkt es uns Vertrauen und Zuversicht: Wir dürfen gewiß sein, daß wir in Not und Leid nicht aus Gottes Händen herausfallen, sondern in diesen guten Händen geborgen bleiben. Gott segne euch alle.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los miembros del Club Atlético de Madrid, así como a los demás grupos provenientes de España, Costa Rica, Chile, Argentina, México y otros países latinoamericanos. Jesús que en el momento de la muerte se confío totalmente en la manos de Dios Padre, nos comunique la certeza de que, a pesar de las duras las pruebas, los problemas, el sufrimiento, estamos acompañados de su gran amor. Muchas gracias.

Saúdo todos os peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente os fiéis brasileiros vindos de Curitiba, a quem exorto a aprender do exemplo da oração de Jesus, uma oração cheia de serena confiança e firme esperança no Pai do Céu, que nunca nos abandona. Que as Suas Bênçãos sempre vos acompanhem! Ide em paz!

Saluto in lingua polacca:

Witam polskich pielgrzymów. Słowa konającego Jezusa są dla nas lekcją modlitwy inspirowanej duchem przebaczenia. Powtarzając codziennie: „odpuść nam nasze winy, jako i my odpuszczamy naszym winowajcom”, pamiętajmy, że darowanie krzywd jest aktem miłości, która jednoczy nas z miłosiernym i przebaczającym Bogiem, wyzwala z nienawiści i goi wszelkie rany.
Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!

Traduzione italiana:

Do il benvenuto ai pellegrini polacchi. Le parole di Gesù agonizzante sono per noi una lezione della preghiera ispirata dallo spirito di perdono. Ripetendo quotidianamente: “rimetti i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, ricordiamoci che il perdono delle colpe è un atto d’amore che ci unisce a Dio misericordioso e perdonante, libera dall’odio e guarisce tutte le ferite.
Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua ungherese:

Isten hozott Benneteket, kedves magyar hívek! Nagy szeretettel üdvözölletek Benneteket, különösen is azokat, akik Budapestről, Ausztriából, Németországból és Erdélyből érkeztek!
Az örök város szent helyeinek látogatása erősítse meg odaadástokat az apostolok tanúságtételére épülő Egyház iránt.
Szívesen adom rátok és jószándékaitokra Apostoli Áldásomat.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana:

Saluto con grande affetto i fedeli di lingua ungherese, specialmente coloro che sono arrivati da Budapest, dall’Austria, dalla Germania e dalla Transilvania.
La visita dei luoghi sacri della città eterna approfondisca il vostro amore per la Chiesa, edificata sulla testimonianza degli Apostoli.
Volentieri imparto la Benedizione Apostolica a voi ed alle vostre intenzioni.
Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua slovacca:

S láskou pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne zástupcov kresťanských laických združení.

Bratia a sestry, Cirkev v Európe slávila včera sviatok svojich spolupatrónov, svätých bratov Cyrila a Metoda. Oni sú pre vás vzorom vernosti Kristovi a jeho Evanjeliu. Buďte verní tomuto ich odkazu. S týmto želaním vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Saluto con affetto i pellegrini slovacchi, particolarmente i delegati delle associazioni di fedeli laici.

Fratelli e sorelle, la Chiesa in Europa ha celebrato ieri la festa di suoi Compatroni, i Santi fratelli Cirillo e Metodio. Essi sono per voi modello di fedeltà a Cristo e al suo Vangelo. Siate fedeli a questo esempio. Con questo augurio vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!}

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Benvenuti! In particolare saluto voi, fedeli della diocesi di Pozzuoli, accompagnati dal vostro Pastore Mons. Gennaro Pascarella e, mentre vi ringrazio per la testimonianza della vostra fede, auguro che le vostre comunità parrocchiali e le varie realtà ecclesiali siano sempre più luoghi di formazione spirituale e di autentica fraternità. Saluto i Cardinali Stanislao Dziwisz e Stanislao Ryłko e le altre Autorità con la Delegazione venuta a presentarmi la riproduzione della Porta Santa della Basilica di S. Pietro che sarà collocata nel museo del Beato Giovanni Paolo II a Wadowice. Saluto con affetto i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose. Nell’odierno contesto sociale, i nuclei familiari con tanti figli costituiscono una testimonianza di fede, di coraggio e di ottimismo, perché senza figli non c’è futuro! Auspico che vengano ulteriormente promossi adeguati interventi sociali e legislativi a tutela e a sostegno delle famiglie più numerose, perché queste famiglie costituiscono una ricchezza e una speranza per l’intero Paese.

Saluto infine i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. Ieri abbiamo celebrato la festa dei Santi Cirillo e Metodio, primi diffusori della fede tra i popoli slavi. La loro testimonianza aiuti anche voi ad essere apostoli del Vangelo, fermento di autentico rinnovamento nella vita personale, familiare e sociale.

 © Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana