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mercoledì 7 marzo 2012

La Summa Teologica - Cinquantasettesima parte

Torna l'appuntamento di approfondimento della Summa Teologica di San Tommaso d'Aquino, un'opera che diede un fondamento scientifico, filosofico e teologico alla dottrina cristiana. Continuiamo a scoprire la parte dedicata al Trattato relativo all'essenza di Dio, e continuiamo a soffermarci sulla nostra conoscenza di Dio:

Prima parte
Trattato relativo all'essenza di Dio

La nostra conoscenza di Dio > Se l'essenza di Dio possa essere vista con gli occhi corporei

Prima parte
Questione 12
Articolo 3



SEMBRA che l'essenza di Dio possa vedersi con gli occhi corporei. Infatti:
1. Si dice nella Scrittura: "nella mia carne vedrò Dio"; e ancora: "per ascoltazione d'orecchi avevo udito di te; ora l'occhio mio ti vede".

2. S. Agostino scrive: "La potenza dei loro occhi", cioè dei glorificati, "sarà più gagliarda, non perché vedranno più acutamente degli stessi serpenti o delle aquile, come alcuni pensano (per quanto acuta infatti sia la vista di questi animali, essi non possono vedere altro che corpi); ma perché vedranno anche le cose incorporee". Ora, chi può vedere le cose incorporee, può essere elevato alla visione di Dio. Dunque (almeno) l'occhio glorificato può vedere Dio.

3. Dio può essere visto dall'immaginazione dell'uomo: dice infatti Isaia: "Vidi il Signore assiso sopra un trono". Ora, questa visione che si deve all'immaginazione trae origine dal senso: infatti come dice Aristotele, la fantasia è "un movimento causato dal senso in atto". Dunque Dio si può percepire con visione sensibile.

IN CONTRARIO: S. Agostino scrive: "Nessuno ha mai visto Dio in questa vita così come egli è; e neppure nella vita degli angeli nessuno lo ha mai visto come con visione corporale si vedono le cose sensibili".

RISPONDO: È impossibile che si possa percepire Dio con il senso della vista, o con qualche altro senso o potenza della parte sensitiva. Ed invero, ogni facoltà di tal genere è atto di un organo corporeo, come si dirà in seguito. L'atto poi è proporzionato al soggetto che deve attuare. Perciò nessuna potenza di tal genere può sorpassare la sfera delle cose corporee. Ora, Dio è incorporeo, come si è già dimostrato. Quindi non può essere visto né dal senso, né dall'immaginazione, ma dal solo intelletto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quando (Giobbe) dice "nella mia carne vedrò Dio mio Salvatore", non deve intendersi che lo vedrà con il suo occhio di carne, ma che rivivendo nella sua carne, dopo la risurrezione, egli vedrà Dio. - Parimente quando afferma, "ora il mio occhio vede te", intende parlare dell'occhio mentale: come quando l'Apostolo dice: "affinché vi dia (il Signore) spirito di sapienza nella piena conoscenza di lui, e siano illuminati gli occhi del vostro cuore".

2. S. Agostino qui parla come uno che indaga e fa delle ipotesi. Cosa che appare chiaramente da ciò che dice prima: "Saranno pertanto di ben altra potenza (gli occhi glorificati) se con essi si vedrà quella (divina) natura incorporea"; e subito dopo espone il suo pensiero dicendo: "È assai credibile che noi allora vedremo i corpi del nuovo cielo e della nuova terra in modo da percepire chiarissimamente Dio dovunque presente e governante tutte le cose, anche quelle corporee; non già come al presente si arriva a percepire, mediante l'intelligenza delle cose create, le cose invisibili di Dio; ma come, appena li guardiamo, vediamo e non solo crediamo che son vivi gli uomini tra cui si vive e che esercitano funzioni vitali". Da ciò è chiaro che egli intende dire che gli occhi glorificati vedranno Dio al modo stesso che ora i nostri occhi vedono la vita di un uomo. Ora, la vita non si percepisce con l'occhio corporeo come oggetto visibile per se stesso, ma come un sensibile per accidens; un tale oggetto non è conosciuto dal senso, ma da un'altra facoltà conoscitiva nell'istante che avviene la sensazione. Che poi non appena visti oggetti corporali subito da essi si conosca mediante l'intelletto la divina presenza, dipende da due motivi: cioè dalla perspicacia dell'intelletto, e dal riverbero della divina chiarezza nei corpi rinnovellati.

3. Nella visione immaginaria non si vede l'essenza di Dio; ma si forma nell'immaginazione una certa immagine rappresentativa di Dio secondo uno dei tanti modi figurati, come nelle sante Scritture sono rappresentate metaforicamente le cose divine attraverso le cose sensibili.

lunedì 5 marzo 2012

ANGELUS 2012-03-04

ANGELUS 2012-03-04

Angelus di Papa Benedetto XVI - 04 Marzo 2012

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 4 marzo 2012


Cari fratelli e sorelle!

Questa domenica, la seconda di Quaresima, si caratterizza come domenica della Trasfigurazione di Cristo. Infatti, nell’itinerario quaresimale, la liturgia, dopo averci invitato a seguire Gesù nel deserto, per affrontare e vincere con Lui le tentazioni, ci propone di salire insieme a Lui sul “monte” della preghiera, per contemplare sul suo volto umano la luce gloriosa di Dio. L’episodio della trasfigurazione di Cristo è attestato in maniera concorde dagli Evangelisti Matteo, Marco e Luca. Gli elementi essenziali sono due: anzitutto, Gesù sale con i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni su un alto monte e là «fu trasfigurato davanti a loro» (Mc 9,2), il suo volto e le sue vesti irradiarono una luce sfolgorante, mentre accanto a Lui apparvero Mosè ed Elia; in secondo luogo, una nube avvolse la cima del monte e da essa uscì una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato; ascoltatelo!» (Mc 9,7). Dunque, la luce e la voce: la luce divina che risplende sul volto di Gesù, e la voce del Padre celeste che testimonia per Lui e comanda di ascoltarlo.

Il mistero della Trasfigurazione non va staccato dal contesto del cammino che Gesù sta percorrendo. Egli si è ormai decisamente diretto verso il compimento della sua missione, ben sapendo che, per giungere alla risurrezione, dovrà passare attraverso la passione e la morte di croce. Di questo ha parlato apertamente ai discepoli, i quali però non hanno capito, anzi, hanno rifiutato questa prospettiva, perché non ragionano secondo Dio, ma secondo gli uomini (cfr Mt 16,23). Per questo Gesù porta con sé tre di loro sulla montagna e rivela la sua gloria divina, splendore di Verità e d’Amore. Gesù vuole che questa luce possa illuminare i loro cuori quando attraverseranno il buio fitto della sua passione e morte, quando lo scandalo della croce sarà per loro insopportabile. Dio è luce, e Gesù vuole donare ai suoi amici più intimi l’esperienza di questa luce, che dimora in Lui. Così, dopo questo avvenimento, Egli sarà in loro luce interiore, capace di proteggerli dagli assalti delle tenebre. Anche nella notte più oscura, Gesù è la lampada che non si spegne mai. Sant’Agostino riassume questo mistero con una espressione bellissima, dice: «Ciò che per gli occhi del corpo è il sole che vediamo, lo è [Cristo] per gli occhi del cuore» (Sermo 78, 2: PL 38, 490).

Cari fratelli e sorelle, tutti noi abbiamo bisogno di luce interiore per superare le prove della vita. Questa luce viene da Dio, ed è Cristo a donarcela, Lui, in cui abita la pienezza della divinità (cfr Col 2,9). Saliamo con Gesù sul monte della preghiera e, contemplando il suo volto pieno d’amore e di verità, lasciamoci colmare interiormente della sua luce. Chiediamo alla Vergine Maria, nostra guida nel cammino della fede, di aiutarci a vivere questa esperienza nel tempo della Quaresima, trovando ogni giorno qualche momento per la preghiera silenziosa e per l’ascolto della Parola di Dio.

Dopo l'Angelus

Je suis heureux de saluer les jeunes de Dambach-la-Ville et d’Epfig et les lycéens de Saint-Vincent de Paul à Loos-les-Lille. Chers jeunes francophones, n’ayez pas honte d’être chrétiens et de vivre le Carême dans vos lieux de vie. Offrez chaque jour au Seigneur un temps de prière ; montrez-vous bons et charitables avec qui est dans le besoin ; et privez-vous, non de nourriture terrestre nécessaire à votre âge mais, de ce qui vous éloigne de Dieu et du prochain. Il existe d’innombrables manières de jeûner qui sont adaptées à tout âge. À l’exemple de la Vierge Marie, accueillez en vous la vie de Dieu, enracinez votre vie en Dieu ! Je souhaite à tous une belle montée vers Pâques !

I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at this Angelus prayer, especially students from the United States of America. In today’s Gospel, Jesus is transfigured, and shows his disciples that his Passion will lead to the Resurrection. By God’s grace, may our Lenten observance lead to a renewal of his radiance within us. Upon you and your loved ones, I invoke God’s abundant blessings!

Mit Freude grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Die Fastenzeit bietet uns eine besondere Gelegenheit, unsere Freundschaft mit Gott zu vertiefen. Er spricht zu uns, wenn wir mit ihm sprechen. Er segnet uns, wenn wir danach trachten, seinen Willen zu tun. In der ersten Lesung dieses Sonntags hören wir von Abraham, von seinem Glauben und von seinem Vertrauen in die Verheißungen Gottes. Abraham hört auf Gott und läßt sich von seiner Weisung leiten. Nehmen wir uns diesen großen betenden und glaubenden Menschen zum Vorbild, daß auch wir in den vielfältigen Erfahrungen unseres Lebens immer die gütige Hand des himmlischen Vaters suchen und daß wir sie auch erkennen können. Der Herr begleite euch auf allen euren Wegen.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los jóvenes de Ibiza, Santa Eulalia y Formentera que se preparan para recibir la Confirmación, así como a los grupos parroquiales de Sevilla y Madrid. El momento de la transfiguración del Señor, que nos relata el Evangelio de hoy, es una invitación a poner los ojos en el esplendor de la gloria divina, que Jesús nos ha traído y hacia la cual hemos de caminar, siguiendo sus palabras y su ejemplo. Que, en este tiempo de Cuaresma, todos nos sintamos animados por la gloria de la Pascua, y fortalecidos por la Palabra de Dios en el camino de conversión para llegar a ella. Feliz domingo.

Serdecznie pozdrawiam Polaków uczestniczących w modlitwie „Anioł Pański”. „Daj świadectwo miłości i pomóż Kościołowi w krajach misyjnych” – to hasło Niedzieli „Ad Gentes”, którą dzisiaj obchodzicie w Polsce. Niech będzie ono zachętą dla wszystkich do duchowego i materialnego wspierania misyjnego dzieła Kościoła. Wszystkim, którzy przez modlitwę i jałmużnę wspierają to dzieło, a szczególnie misjonarzom i misjonarkom, z serca błogosławię.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi partecipanti alla preghiera dell’ Angelus. “Offri la testimonianza della carità e aiuta la Chiesa nei paesi missionari” – ecco il motto della Domenica “Ad Gentes” che celebrate oggi in Polonia. Sia per tutti l’ispirazione all’aiuto spirituale e materiale alle opere missionarie della Chiesa. Benedico di cuore tutti coloro che con la loro preghiera e l’elemosina sostengono queste opere, in modo particolare i missionari e le missionarie.]

Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai trecento ragazzi cresimati della diocesi di Ravenna-Cervia, guidati dall’Arcivescovo Mons. Giuseppe Verucchi; come pure agli alunni delle scuole “San Giuseppe” di Bassano del Grappa, “Don Carlo Costamagna” di Busto Arsizio, “Santa Dorotea” di Montecchio Emilia e “Pietro Leone” di Caltanissetta. Saluto inoltre i fedeli di Sanguinetto, presso Verona, quelli della Val Tiglione e gli altri gruppi parrocchiali. A tutti auguro una buona domenica, una buona settimana. Grazie a voi per la presenza. Buona domenica!

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

domenica 4 marzo 2012

Video Vangelo: II domenica quaresima B 2012

RIfulse di Luce nel volto e nelle vesti

II Domenica di Quaresima
( Mc 9,1-9) 

Oggi siamo invitati a salire sul monte e ad essere inondati di luce. Gesù, spendente nel volto e nelle vesti, rivela in modo inequivocabile la sua natura divina, lo splendore che procede dal suo vedere il Padre che – in persona – attesta che Egli è il suo figlio diletto.


• Quale mistero cerca l’uomo?
Siamo davanti al mistero. In un mondo in cui l’uomo escogita di tutto, per eliminare il mistero dalla vita umana (e, spesso, anche dalla vita di Gesù) ecco la Trasfigurazione che lo prova!
Senza mistero, l’uomo è sperduto, selvatico, si degrada. L’uomo è un essere finito però è capace d’infinito; se lo si deruba del mistero, gli si taglia la testa! I misteri della fede poi, sono il cibo indispensabile alla nostra fame d’infinito. Al di sopra di ogni altra cosa, la mente umana è fatta per Dio: dobbiamo far funzionare questa facoltà di poterci elevare fino a Lui, che ci contraddistingue da ogni altra creatura. Il mondo moderno vuole negarcela questa capacità, e anche certe teorie che vogliono ridurre Gesù a poco più che uomo, attribuendogli limiti incompatibili con la sua Persona divina, non sono al riparo da questo neomodernismo imperante.
E noi, se perdiamo la dimensione del mistero, perdiamo quella magnanimità e quella grandezza d’animo che caratterizzavano i santi, perdiamo facilmente la calma per dei nonnulla, e perdiamo la pace del cuore e la misericordia verso gli altri.
E così, l’uomo che ha più che mai bisogno di mistero, se non lo trova là dove c’è, cioè nelle cose sacre – che siano cose, dottrina o persone – lo va a cercare dove non c’è: cioè presso maghi, cartomanti, stregoni e colleghi vari, che sono sempre più ricercati proprio perché dispensatori di mistero, di bassissima lega, ma per niente a buon mercato, anzi a carissimo prezzo, mentre i misteri della FEDE, la Chiesa li dispensa gratuitamente.

• Videro l’invisibile e compresero l’incomprensibile
La Trasfigurazione ci mostra il mistero di Gesù: essendo Dio, godeva fin da quaggiù della visione del Padre, e avrebbe sempre dovuto irradiare quella luce che Pietro, Giacomo e Giovanni contemplarono quel giorno sul monte, se non fosse intervenuto un miracolo costante ad impedirlo, come afferma san Tommaso d’Aquino nella Somma Teologica. Infatti il mistero dell’unione ipostatica in Gesù, in parole povere, potrebbe essere spiegato così: la natura umana che è finita si unisce alla natura divina che è infinita, nella Persona del Figlio. E sussistono entrambe. Impossibile che il lume di una candela possa sussistere all’interno del sole. Ebbene in Gesù, l’unione della natura divina e di quella umana nella Persona del Verbo, sussisteva, senza che la prima annientasse la seconda. Ed è per miracolo che la natura umana potesse velare quella divina. E’ come se il lume della candela riuscisse a nascondere la luce del Sole. Nell’Incarnazione Gesù aveva velato la sua divinità, ma nella Trasfigurazione la rivelò. “Allora rifulse di luce nel volto e nelle vesti e rese visibile lo splendore della luce divina nascosta sotto le sembianze della carne. Quella luce dunque è la luce della divinità, luce increata che Cristo trasfigurato rese visibile. Non si appropriò di una luce che prima non aveva, ma svelò ai suoi discepoli ciò che era e aprendo i loro occhi, li rese capaci di vedere quella luce divina”. (S. Giovanni Damasceno e S. Gregorio Palamas). Gesù ha voluto lasciar trasparire, come attraverso spiragli luminosissimi, la sua divina gloria. E i tre apostoli “videro l’invisibile e compresero l’incomprensibile”. E lo vedremo anche noi se vinceremo la battaglia per la vita eterna.
Quando le prove della vita, rendono faticoso il nostro pellegrinaggio terreno, sentiamo il bisogno di percepire questo straordinario destino di gloria che ci aspetta, per riprendere il cammino con più slancio e generosità. E avere tanti punti luce che illuminano la nostra via.

Wilma Chasseur

venerdì 2 marzo 2012

Elvira - Figlia spirituale di Padre Pio - XXIII

Continuiamo a scoprire la figura di Elvira, figlia spirituale di San Pio da Pietrelcina; nell'appuntamento odierno l'attenzione è ancora incentrata su Elvira e il suo cenacolo:

CAPITOLO V
IL CENACOLO DELLA S.S. TRINITÀ


MAMMA E MAESTRA

Oggi il Cenacolo di Elvira è un gruppo foltissimo in cui convengono persone di ogni categoria sociale, dall'umile operaio al professionista, e di ogni età. Quello che attira le anime non è tanto la speranza di essere esaudite dal cielo nella proprie richieste, quanto il desiderio di aiutare le anime nel ritrovare la via del cielo, secondo i richiami della Madonna.

Raffigurata in una stupenda statua di legno policromo, col Bambino in braccio, Ella guarda, con espressione dolcissima, i suoi figli che la venerano col titolo di "REGINA MATER SALVATORIS" e che, con confidenza veramente filiale, accorrono a deporre ansie, preoccupazioni, speranze, tutto ai suoi piedi, affidando a Lei la soluzione di ogni problema. Essi le offrono in cambio la loro preghiera "per le sue intenzioni", una preghiera che è colloquio confidenziale con Dio, nella vita del singolo, e implorazione corale di misericordia nelle riunioni. A queste riunioni, che si tengono normalmente due volte alla settimana, i figli del Cenacolo intervengono sempre in gran numero, giungendo anche da località lontane. Non mancano i bambini, da quelli più piccoli a quelli più grandicelli che prendono parte a tutte le preghiere con raccoglimento edificante, fieri, quando possono, di guidare il Rosario. Lo fanno con consapevolezza e compunzione. Hanno capito a fondo il valore della preghiera, hanno accettato con semplicità il messaggio della penitenza. Non mancano neanche per loro le mortificazioni e le prove, poiché, appena i fanciulli hanno cominciato a sentire la loro personalità, bisogna insegnar loro a combattere e a vincere. E la battaglia si deve ingaggiare contro il mondo e contro i demoni interiori e bisogna, prima di tutto, vincere l'odioso "IO".

Sanno superare le prove con fermezza insegnando agli adulti che nello spirito d'infanzia è la vera forza.

Elvira è per tutti la MAESTRA e la MAMMA. Chiunque prende a frequentarla avverte subito l'autenticità della sua missione e si sente baciato in fronte da Dio, dal momento che può rifugiarsi sotto la sua ala materna. Ella è pronta ad accogliere quelli che Dio la manda, senza respingere nessuno; sa tollerare anche i duri di cuore, e i tardi di intelligenza nella speranza di un ravvedimento finale.

Ma quanto lavoro le ci vuole per plasmare le anime al bene! È un lavoro di cesello difficile e paziente, fatto con misura, gradatamente, come graduale è la penetrazione della luce divina nei cuori, secondo la capacità di intendere di ognuno. Prudente, attenta, delicata, come il medico si accosta al cuore piagato, all'anima macchiata, attende il primo cenno, il primo passo per poter poi fare insieme quelli successivi e ridestare così il desiderio della vita di grazia, il rimorso della coscienza, la paura del peccato, l'accettazione della sofferenza.

Proprio come faceva Padre Pio, ella attira dapprima le anime a se, accondiscendendo ai loro umani desideri, purché non siano peccaminosi, poi, quando vede che le anime sono forti e provate, che le sono affezionate e hanno capito di quale amore soprannaturale ella le ami, le libera dai motivi umani e interessati e le fa correre nelle vie ascensionali, di sacrificio in sacrificio, dietro il suo esempio. A questo punto non le occorrono più tante parole: un'occhiata, un sospiro, una stretta di mano le bastano per farsi capire. Accade talvolta che, stando fra le sue figliuole, alzi a un tratto gli occhi e li fissi su qualcuna con tanta piacevolezza e affabilità, che quella si sente tutta consolare e sollevare e altre volte, invece, volgendosi a un'altra, la guardi con tale severità da farla rientrare in se stessa e umiliarla profon­damente, inducendola a un serio esame di coscienza.

Le sue parole non sono mai pronunciate a caso e i suoi silenzi sono più eloquenti ed ammonitori di qualsiasi discorso.

Nelle conversazioni private non solo si interessa dei bisogni dell'anima, ma anche della salute dei suoi figli, del loro benessere, della loro serenità; si informa dei loro congiunti, proprio come una mamma a cui preme sapere lo svolgimento di vita dei propri cari.

È sempre piacevole conservare con lei, perché possiede un vivace senso umoristico, un po' scanzonato e sbrigativo, che la fa uscire, non di rado, in allegre battute di spirito.

Ogni nuova vita che sboccia nel Cenacolo viene da lei consacrata, dopo il Battesimo, alla Madonna. È uno spettacolo toccante vederla protendere quella creaturina di pochi mesi verso la Madre del cielo, invocando chissà quali benedizioni su di lei, mentre commosso si eleva dai fedeli il canto dell'AVE MARIA.