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mercoledì 14 marzo 2012

La Summa Teologica - Cinquantottesima parte

Torna l'appuntamento di approfondimento della Summa Teologica di San Tommaso d'Aquino, un'opera che diede un fondamento scientifico, filosofico e teologico alla dottrina cristiana. Continuiamo a scoprire la parte dedicata al Trattato relativo all'essenza di Dio, e continuiamo a soffermarci sulla nostra conoscenza di Dio:

Prima parte
Trattato relativo all'essenza di Dio

La nostra conoscenza di Dio > Se un intelletto creato possa con le sue forze naturali vedere l'essenza divina

Prima parte
Questione 12
Articolo 4

SEMBRA che un intelletto creato possa, con le sue forze naturali, vedere l'essenza divina. Infatti:
 1. Dionigi dice che l'angelo è "uno specchio puro, nitidissimo, che accoglie in sé, se è lecito dir così, tutta la bellezza di Dio". Ora, un oggetto (riflesso nello specchio) è visto appena visto lo specchio. Ma siccome l'angelo conosce naturalmente se stesso, sembra evidente che con le sue forze naturali intenda anche l'essenza divina.

 2. Un oggetto di per sé visibilissimo può diventare per noi meno visibile a causa della debolezza della nostra vista sia corporale che intellettuale. Ma l'intelletto dell'angelo non soffre di alcuna debolezza. Siccome dunque Dio in se stesso è quanto mai intelligibile, sembra evidente che lo sia anche per l'angelo. Conseguentemente se gli altri intelligibili li conosce con le sue forze naturali, con più ragione dovrà conoscere Dio.

 3. Il senso corporeo non può assurgere alla conoscenza della sostanza incorporea, perché oltrepassa la sua natura. Quindi, se vedere Dio nella sua essenza eccedesse la natura di ogni intelligenza creata, ne verrebbe che nessun intelletto creato potrebbe giungere alla visione di Dio: il che è erroneo, come appare da quanto è stato già detto. Sembra chiaro dunque che per l'intelletto creato sia cosa naturale vedere l'essenza divina.
 

IN CONTRARIO: S. Paolo dice: "Il grazioso dono di Dio è la vita eterna". Ora, la vita eterna consiste nella visione della divina essenza, secondo il detto del Signore: "la vita eterna consiste nel conoscere te solo vero Dio", ecc. Dunque vedere l'essenza di Dio appartiene all'intelletto creato per grazia, e non per natura.


RISPONDO: È impossibile per un intelletto creato vedere con le sue forze naturali l'essenza di Dio. Infatti la conoscenza avviene per il fatto che il conosciuto viene ad essere nel conoscente. Il conosciuto poi è nel soggetto conoscente secondo il modo di esso conoscente. Quindi la conoscenza in ogni soggetto conoscitivo è conforme al modo della sua propria natura. Se dunque il modo di essere di una cosa conosciuta eccede il modo di essere della natura del conoscente, è necessario che la cognizione di tale cosa trascenda la natura di tale conoscente.
 Ora, molti sono i modi di essere delle cose. Alcune sono tali che la loro natura non ha l'essere che in questa o quella materia individuale: e tali sono tutti gli enti corporei. Ve ne sono poi di quelle le cui nature (o essenze) sono per sé sussistenti, fuori d'ogni materia, le quali tuttavia non sono il loro essere, ma sono nature che hanno l'essere; e tali sono le sostanze incorporee, chiamate angeli. Soltanto a Dio invece appartiene di essere in maniera tale che egli sia il suo stesso essere sussistente.
 A noi dunque è connaturale conoscere quelle cose che non hanno l'essere se non nella materia individuale; perché l'anima nostra, con la quale intendiamo, è anch'essa forma di una materia. Quest'anima, tuttavia, ha una duplice potenza conoscitiva. Una è atto d'un organo corporeo. E ad essa è connaturale conoscere le cose secondo che sono nella materia individuale: cosicché il senso non conosce che i singolari. L'altra potenza conoscitiva dell'anima è l'intelletto, il quale non è atto (o funzione) di alcun organo corporeo. Perciò mediante l'intelletto ci è connaturale conoscere nature (o essenze) le quali, veramente, non hanno l'essere che nella materia individuale; tuttavia non (sono percepite da noi) in quanto esistenti nella materia, ma in quanto ne sono astratte dall'intelletto che le considera. Cosicché noi possiamo conoscere intellettualmente tali cose con una conoscenza universale: il che supera la capacità del senso. - All'intelletto angelico poi è connaturale conoscere le nature esistenti fuori della materia. Ciò supera la naturale capacità dell'intelletto dell'anima umana nello stato della vita presente, durante il quale è unita al corpo.
 Resta dunque che il conoscere l'essere sussistente sia connaturale al solo intelletto divino e che per ciò supera il potere naturale di ogni intelletto creato, perché nessuna creatura è il suo proprio essere, ma ha un essere partecipato. Non può dunque l'intelletto creato vedere Dio per essenza se non in quanto Dio si unisce con la sua grazia all'intelletto creato come oggetto di conoscenza.

 SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. All'angelo è connaturale questo modo di conoscere Dio, cioè conoscerlo attraverso la somiglianza di lui che risplende nello stesso angelo. Ma conoscere Dio attraverso una immagine creata, non è conoscere l'essenza di Dio, come abbiamo dimostrato sopra. Quindi non segue che l'angelo possa con le sue forze naturali conoscere l'essenza di Dio.

 2. L'intelletto dell'angelo è senza difetto, se si prende "difetto" in senso privativo, quasi che l'angelo manchi di quel che deve avere. Ma se si prende negativamente, allora ogni creatura, di fronte a Dio, è difettosa non avendo quella eccellenza che si trova in Dio. 

domenica 11 marzo 2012

Video Vangelo: III Quaresima B 2012

Cosa buttar fuori dal nostro cuore?

3^ Domenica di Quaresima
(Gv. 2,13-25) 

“Via di qua! Tutti fuori!” Ma è proprio Gesù che parla così? E’ Lui in persona! Ma perché questa volta s’ indigna così tanto? Perché essendo salito a Gerusalemme per la Pasqua dei Giudei, va al tempio (in chiesa diremmo noi) per pregare, ma vede che lì vi fanno di tutto fuorché pregare: c’è chi vende, chi compra, chi cambia soldi. E Lui che è il Figlio, non sopporta che si trasformi in mercato la casa del Padre. La cacciata dei venditori dal tempio è narrata anche dagli altri evangelisti, segno che non fu un fatto marginale e secondario della vita di Gesù, ma un insegnamento importante su quale debba essere il comportamento nella casa del Padre.

• Quando il FIGLIO s’indigna…

Qui vediamo un Gesù che rivela tutta la sua imponenza e sovrana autorità che gli viene dal suo essere Figlio di Dio. E difende la casa del PADRE. E si indigna!
Questo atteggiamento l’avevamo già visto l’anno scorso, meditando il capitolo 23 di Matteo – il famoso capitolo dei “guai” – quando stanco degli attacchi e contrattacchi di farisei, sadducei e scribi che non la finivano di metterlo alla prova, Gesù si era preso una rivincita alla grande. Allora aveva stigmatizzato il loro agire, stilando loro una terribile carta d’identità. “Guai a voi scribi e farisei ipocriti che chiudete il regno dei cieli in faccia agli uomini e così non vi entrate neppure voi e fate proseliti per poi renderli figli dell’inferno”. Di che rimanere tramortiti! Anche oggi abbiamo una scena del genere. “Fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi e ai venditori di colombe disse: “ Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”.

• Fraintendimenti

Ecco la pedagogia di Gesù: insegnare con i gesti e i fatti più che con le parole; questi gridano molto più forte! Ogni suo gesto è un insegnamento: Qui fa valere i diritti del Padre e li difende con forza e autorità divine: guai trasformare la casa del Padre in un luogo di mercato! Allora i Giudei si arrabbiano: “Quale segno ci mostri per fare queste cose? Rispose Gesù: distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”.
Gesù mette in discussione l’istituzione più sacra ed intoccabile della tradizione rabbinica: il tempio di Gerusalemme. E mette sotto accusa il loro modo di interpretare il rapporto con quel luogo sacro.
Il gesto di Gesù è chiaramente provocatorio e scatena l’opposizione dei Giudei che cadono, ancora una volta, in un colossale fraintendimento. Ma, mi chiedo io, lo facevano apposta a fraintendere sempre e a fraintendere tutto perché faceva loro comodo e permetteva loro di non convertirsi mai? Il tempio di cui parla Gesù è il suo corpo, non l’altro fatto di pietra.

• Il nostro cuore: piazza di mercato?

Gesù qui si identifica con il tempio: “ Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”.
Ecco qual è il vero luogo del culto, il santuario della presenza di Dio e luogo dell’incontro con Lui: la persona di Gesù. E visto che Dio vuole abitare nel cuore di ognuno, il primo luogo del culto è il cuore dell’uomo. Dio va cercato lì. “Ti cercavo fuori, ma tu eri dentro di me”, diceva già sant’Agostino. Non è tanto il luogo o le osservanze esteriori che realizzano le condizioni per incontrare Dio, quanto le disposizioni del cuore. Allora chiediamoci: cosa c’è oggi in questo nostro cuore? Se venisse Gesù in persona cosa butterebbe fuori? Troverebbe che anche questo è più un luogo di mercato che di preghiera? Chiediamogli la grazia di saper fare quel repulisti che, ora, tocca a noi fare, per rendere il nostro cuore vero luogo di preghiera e di incontro con il Padre.

Wilma Chasseur

venerdì 9 marzo 2012

Elvira - Figlia spirituale di Padre Pio - XXIV

Continuiamo a scoprire la figura di Elvira, figlia spirituale di San Pio da Pietrelcina; nell'appuntamento odierno l'attenzione è ancora incentrata su Elvira e il suo cenacolo:

CAPITOLO V
IL CENACOLO DELLA S.S. TRINITÀ

MAMMA E MAESTRA

Elvira sente fortemente la responsabilità che hanno i genitori verso i loro figli e insegna ai giovani sposi che il loro primo dovere è quello di instillare, fin dalla prima età, nelle menti vergini dei loro bambini, le prime idee, i primi semi della fede e della pietà. E, a mano a mano che i figli crescono e si sviluppano nell'intelligenza, devono guidarli verso le verità fondamentali della Religione e incamminarli sulla via dei divini precetti, correggendoli ogni volta che ve ne sia bisogno, con fermezza e senza cedimenti. È categorica nell'affermare che, non adempiendo a questo dovere, i genitori tradiscono la loro missione e si rendono gravemente colpevoli in faccia a Dio. Poi sarà inutile piangere quando si vedranno i figli avviati verso la loro rovina...

Parole sante che tutti i genitori dovrebbero meditare in questi momenti tremendi in cui tanti di essi, stornati da mille interessi, sembrano ignorare che, se i figli prendono brutte strade, è perché non è stato spezzato loro, oltre al pane per il corpo, anche il pane spirituale dell'istruzione religiosa.

Come ogni creatura che nasce viene consacrata alla Madonna, così anche ogni fratello che parte per la casa del Padre, viene affidato alla protezione di lei.

Quando qualcuno dei suoi ammalati si approssima alla morte, Mamma Elvira legge per lui, sul suo libro degli "Ultimi Conforti" le preghiere che gli raccomandano l'anima a Dio e, prima che egli chiuda gli occhi per sempre, si porta al suo capezzale per consolarlo e ridestargli la fiducia nella Mamma del cielo che non abbandona mai i suoi figli nel punto della morte.

Particolarmente significativa è, a questo riguardo, la testimonianza di Suor Maria Tarcisia Cremonini, dell'Istituto S. Onofrio di Rimini, che morirà di cancro il 26 settembre del 1975.

Ne riportiamo solo una parte: "Voglio dire che sono molto grata alla Madonna di aver conosciuto il Cenacolo. Così l'ho conosciuto: ho visto queste care creature venire nella nostra Chiesa e pregare con tanta devozione. Mi attirarono tanto; sentii proprio che cera Dio in loro. Mi avvicinai e chiesi loro di pregare con me per ottenermi rassegnazione nella malattia e abbandono alla volontà di Dio.

Io ero già molto malata, facevo fatica a camminare, mi trascinavo, però sentivo il desiderio di andare a pregare con loro e un giorno andai in casa della signora Elvira. Non mi ricordo quante altre volte vi potei andare, purtroppo non molte. Ne tanto felice. Poi andai al Cenacolo e ne fui tanto felice. Ora io chiedo alla Madonna che, nella sua infinita bontà, ascolti le preghiere che si fanno per me nel Cenacolo, perché io possa ottenere un perfetto abbandono.

Mero messa a dire: `Madonnina, fa presto, vieni a prendermi! E forse era viltà. Non cera solo il desiderio di andare ad immergermi in Dio Trinità, di vedere Gesù Redentore nel suo splendore e nella sua gloria, Maria nella sua bellezza e nella sua grandezza... C’era anche la stanchezza del patire. Ma ora ho promesso: non farò più fretta. Il più completo abbandono! Però, miei cari fratelli e sorelle del Cenacolo, aiutatemi voi! E quando saprete che sarà l ora, il minuto (e spero che sarà così, nel mio letto) venite a pregare, a dire il Rosario.

Avevo osato desiderare, non so perché, che il mio funerale fosse fatto di mattina presto, quando tutti dormono, coi Sacerdoti, con poche Suore, ma se questo non mi è concesso sia fatta la volontà di Dio. Però io desidero tanto il Cenacolo dietro, vicino alla mia bara, a dire il Rosario! Che accanto alla mia bara non si dicano parole inutili ... Recitate il Rosario, il Rosario, il Rosario in continuazione. E si dia a Maria, si offra a Maria, Mediatrice Universale, non solo a mio suffragio, che ne avrò bisogno, ma perché distribuisca Lei, come crede bene Lei, per il bene di tutti.

Ecco, io vi ringrazio molto, miei cari fratelli e sorelle del Cenacolo e vi amo tanto e se la Madonna, nella sua infinita bontà, mi accoglie tra le sue braccia (e io lo spero.) le chiederò

di venire con voi al Cenacolo, anche se invisibile e silenziosa. Io credo con tutta l’ anima alla Comunione dei Santi, questa ricchezza infinita che è Gesù Salvatore, Maria Corredentrice del genere umano e Mediatrice Universale e tutto il bene dei buoni, tutto il bene che è una ricchezza infinita! Quando la vedremo in cielo la Comunione dei Santi, che meraviglie vedremo! Ci siete anche voi, miei cari del Cenacolo benedetto, in questa Comunione dei Santi, con tutte le vostre preghiere di cui sento un bene grande. Ve ne sono grata e ve lo ricambierò con tutta l’anima. Adesso come so e posso, dopo... dopo... attingendo alla materna bontà di Maria, Attingendo ... attingendo...

Sono grata alla Madonna di tutto, non si ama mai la Madonna abbastanza. Mai la si ringrazia abbastanza! Dobbiamo aver fiducia nella sua mediazione Universale! Ci vedremo in Paradiso per la sua materna bontà. Oh, bello! Ci vedremo in Paradiso per la sua materna bontà. »

Naturalmente Suor Tarcisia è viva nel cuore di Mamma Elvira, come lo sono tutti i defunti del Cenacolo. Di tutti ella ha segnato la data di morte nel suo vecchio libro di meditazioni quotidiane e quel giorno non manca di pregare per loro. Ogni tanto fa celebrare una Messa per qualcuno di essi. Li ricorda spesso teneramente.

Elvira - Figlia spirituale di Padre Pio - XXIV

Continuiamo a scoprire la figura di Elvira, figlia spirituale di San Pio da Pietrelcina; nell'appuntamento odierno l'attenzione è ancora incentrata su Elvira e il suo cenacolo:

CAPITOLO V
IL CENACOLO DELLA S.S. TRINITÀ

MAMMA E MAESTRA

Elvira sente fortemente la responsabilità che hanno i genitori verso i loro figli e insegna ai giovani sposi che il loro primo dovere è quello di instillare, fin dalla prima età, nelle menti vergini dei loro bambini, le prime idee, i primi semi della fede e della pietà. E, a mano a mano che i figli crescono e si sviluppano nell'intelligenza, devono guidarli verso le verità fondamentali della Religione e incamminarli sulla via dei divini precetti, correggendoli ogni volta che ve ne sia bisogno, con fermezza e senza cedimenti. È categorica nell'affermare che, non adempiendo a questo dovere, i genitori tradiscono la loro missione e si rendono gravemente colpevoli in faccia a Dio. Poi sarà inutile piangere quando si vedranno i figli avviati verso la loro rovina...

Parole sante che tutti i genitori dovrebbero meditare in questi momenti tremendi in cui tanti di essi, stornati da mille interessi, sembrano ignorare che, se i figli prendono brutte strade, è perché non è stato spezzato loro, oltre al pane per il corpo, anche il pane spirituale dell'istruzione religiosa.

Come ogni creatura che nasce viene consacrata alla Madonna, così anche ogni fratello che parte per la casa del Padre, viene affidato alla protezione di lei.

Quando qualcuno dei suoi ammalati si approssima alla morte, Mamma Elvira legge per lui, sul suo libro degli "Ultimi Conforti" le preghiere che gli raccomandano l'anima a Dio e, prima che egli chiuda gli occhi per sempre, si porta al suo capezzale per consolarlo e ridestargli la fiducia nella Mamma del cielo che non abbandona mai i suoi figli nel punto della morte.

Particolarmente significativa è, a questo riguardo, la testimonianza di Suor Maria Tarcisia Cremonini, dell'Istituto S. Onofrio di Rimini, che morirà di cancro il 26 settembre del 1975.

Ne riportiamo solo una parte: "Voglio dire che sono molto grata alla Madonna di aver conosciuto il Cenacolo. Così l'ho conosciuto: ho visto queste care creature venire nella nostra Chiesa e pregare con tanta devozione. Mi attirarono tanto; sentii proprio che cera Dio in loro. Mi avvicinai e chiesi loro di pregare con me per ottenermi rassegnazione nella malattia e abbandono alla volontà di Dio.

Io ero già molto malata, facevo fatica a camminare, mi trascinavo, però sentivo il desiderio di andare a pregare con loro e un giorno andai in casa della signora Elvira. Non mi ricordo quante altre volte vi potei andare, purtroppo non molte. Ne tanto felice. Poi andai al Cenacolo e ne fui tanto felice. Ora io chiedo alla Madonna che, nella sua infinita bontà, ascolti le preghiere che si fanno per me nel Cenacolo, perché io possa ottenere un perfetto abbandono.

Mero messa a dire: `Madonnina, fa presto, vieni a prendermi! E forse era viltà. Non cera solo il desiderio di andare ad immergermi in Dio Trinità, di vedere Gesù Redentore nel suo splendore e nella sua gloria, Maria nella sua bellezza e nella sua grandezza... C’era anche la stanchezza del patire. Ma ora ho promesso: non farò più fretta. Il più completo abbandono! Però, miei cari fratelli e sorelle del Cenacolo, aiutatemi voi! E quando saprete che sarà l ora, il minuto (e spero che sarà così, nel mio letto) venite a pregare, a dire il Rosario.

Avevo osato desiderare, non so perché, che il mio funerale fosse fatto di mattina presto, quando tutti dormono, coi Sacerdoti, con poche Suore, ma se questo non mi è concesso sia fatta la volontà di Dio. Però io desidero tanto il Cenacolo dietro, vicino alla mia bara, a dire il Rosario! Che accanto alla mia bara non si dicano parole inutili ... Recitate il Rosario, il Rosario, il Rosario in continuazione. E si dia a Maria, si offra a Maria, Mediatrice Universale, non solo a mio suffragio, che ne avrò bisogno, ma perché distribuisca Lei, come crede bene Lei, per il bene di tutti.

Ecco, io vi ringrazio molto, miei cari fratelli e sorelle del Cenacolo e vi amo tanto e se la Madonna, nella sua infinita bontà, mi accoglie tra le sue braccia (e io lo spero.) le chiederò

di venire con voi al Cenacolo, anche se invisibile e silenziosa. Io credo con tutta l’ anima alla Comunione dei Santi, questa ricchezza infinita che è Gesù Salvatore, Maria Corredentrice del genere umano e Mediatrice Universale e tutto il bene dei buoni, tutto il bene che è una ricchezza infinita! Quando la vedremo in cielo la Comunione dei Santi, che meraviglie vedremo! Ci siete anche voi, miei cari del Cenacolo benedetto, in questa Comunione dei Santi, con tutte le vostre preghiere di cui sento un bene grande. Ve ne sono grata e ve lo ricambierò con tutta l’anima. Adesso come so e posso, dopo... dopo... attingendo alla materna bontà di Maria, Attingendo ... attingendo...

Sono grata alla Madonna di tutto, non si ama mai la Madonna abbastanza. Mai la si ringrazia abbastanza! Dobbiamo aver fiducia nella sua mediazione Universale! Ci vedremo in Paradiso per la sua materna bontà. Oh, bello! Ci vedremo in Paradiso per la sua materna bontà. »

Naturalmente Suor Tarcisia è viva nel cuore di Mamma Elvira, come lo sono tutti i defunti del Cenacolo. Di tutti ella ha segnato la data di morte nel suo vecchio libro di meditazioni quotidiane e quel giorno non manca di pregare per loro. Ogni tanto fa celebrare una Messa per qualcuno di essi. Li ricorda spesso teneramente.

giovedì 8 marzo 2012

Benedetto XVI: in silenzio per far abitare Dio in noi

Udienza Generale di Papa Benedetto XVI - 07 Marzo 2012

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 7 marzo 2012



Preghiera e silenzio: Gesù maestro di preghiera

Cari fratelli e sorelle,

in una serie di catechesi precedenti ho parlato della preghiera di Gesù e non vorrei concludere questa riflessione senza soffermarmi brevemente sul tema del silenzio di Gesù, così importante nel rapporto con Dio.

Nell'Esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini, avevo fatto riferimento al ruolo che il silenzio assume nella vita di Gesù, soprattutto sul Golgota: «Qui siamo posti di fronte alla “Parola della croce” (1 Cor 1,18). Il Verbo ammutolisce, diviene silenzio mortale, poiché si è “detto” fino a tacere, non trattenendo nulla di ciò che ci doveva comunicare» (n. 12). Davanti a questo silenzio della croce, san Massimo il Confessore mette sulle labbra della Madre di Dio la seguente espressione: «È senza parola la Parola del Padre, che ha fatto ogni creatura che parla; senza vita sono gli occhi spenti di colui alla cui parola e al cui cenno si muove tutto ciò che ha vita» (La vita di Maria, n. 89: Testi mariani del primo millennio, 2, Roma 1989, p. 253).

La croce di Cristo non mostra solo il silenzio di Gesù come sua ultima parola al Padre, ma rivela anche che Dio parla per mezzo del silenzio: «Il silenzio di Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. Appeso al legno della croce, ha lamentato il dolore causatoGli da tale silenzio: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” (Mc 15,34; Mt 27,46). Procedendo nell’obbedienza fino all’estremo alito di vita, nell’oscurità della morte, Gesù ha invocato il Padre. A Lui si è affidato nel momento del passaggio, attraverso la morte, alla vita eterna: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46)» (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 21). L'esperienza di Gesù sulla croce è profondamente rivelatrice della situazione dell’uomo che prega e del culmine dell'orazione: dopo aver ascoltato e riconosciuto la Parola di Dio, dobbiamo misurarci anche con il silenzio di Dio, espressione importante della stessa Parola divina.

La dinamica di parola e silenzio, che segna la preghiera di Gesù in tutta la sua esistenza terrena, soprattutto sulla croce, tocca anche la nostra vita di preghiera in due direzioni.

La prima è quella che riguarda l’accoglienza della Parola di Dio. E' necessario il silenzio interiore ed esteriore perché tale parola possa essere udita. E questo è un punto particolarmente difficile per noi nel nostro tempo. Infatti, la nostra è un’epoca in cui non si favorisce il raccoglimento; anzi a volte si ha l’impressione che ci sia paura a staccarsi, anche per un istante, dal fiume di parole e di immagini che segnano e riempiono le giornate. Per questo nella già menzionata Esortazione Verbum Domini ho ricordato la necessità di educarci al valore del silenzio: «Riscoprire la centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa vuol dire anche riscoprire il senso del raccoglimento e della quiete interiore. La grande tradizione patristica ci insegna che i misteri di Cristo sono legati al silenzio e solo in esso la Parola può trovare dimora in noi, come è accaduto in Maria, inseparabilmente donna della Parola e del silenzio» (n. 21). Questro principio – che senza silenzio non si sente, non si ascolta, non si riceve una parola – vale per la preghiera personale soprattutto, ma anche per le nostre liturgie: per facilitare un ascolto autentico, esse devono essere anche ricche di momenti di silenzio e di accoglienza non verbale. Vale sempre l'osservazione di sant’Agostino: Verbo crescente, verba deficiunt - «Quando il Verbo di Dio cresce, le parole dell'uomo vengono meno» (cfr Sermo 288,5: PL 38,1307; Sermo 120,2: PL 38,677). I Vangeli presentano spesso, soprattutto nelle scelte decisive, Gesù che si ritira tutto solo in un luogo appartato dalle folle e dagli stessi discepoli per pregare nel silenzio e vivere il suo rapporto filiale con Dio. Il silenzio è capace di scavare uno spazio interiore nel profondo di noi stessi, per farvi abitare Dio, perché la sua Parola rimanga in noi, perché l’amore per Lui si radichi nella nostra mente e nel nostro cuore, e animi la nostra vita. Quindi la prima direzione: reimparare il silenzio, l'apertura per l'ascolto, che ci apre all'altro, alla Parola di Dio.

C'è però anche una seconda importante relazione del silenzio con la preghiera. Non c’è, infatti, solo il nostro silenzio per disporci all’ascolto della Parola di Dio; spesso, nella nostra preghiera, ci troviamo di fronte al silenzio di Dio, proviamo quasi un senso di abbandono, ci sembra che Dio non ascolti e non risponda. Ma questo silenzio di Dio, come è avvenuto anche per Gesù, non segna la sua assenza. Il cristiano sa bene che il Signore è presente e ascolta, anche nel buio del dolore, del rifiuto e della solitudine. Gesù rassicura i discepoli e ciascuno di noi che Dio conosce bene le nostre necessità in qualunque momento della nostra vita. Egli insegna ai discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate» (Mt 6,7-8): un cuore attento, silenzioso, aperto è più importante di tante parole. Dio ci conosce nell’intimo, più di noi stessi, e ci ama: e sapere questo deve essere sufficiente. Nella Bibbia l’esperienza di Giobbe è particolarmente significativa al riguardo. Quest’uomo in poco tempo perde tutto: familiari, beni, amici, salute; sembra proprio che l’atteggiamento di Dio verso di lui sia quello dell’abbandono, del silenzio totale. Eppure Giobbe, nel suo rapporto con Dio, parla con Dio, grida a Dio; nella sua preghiera, nonostante tutto, conserva intatta la sua fede e, alla fine, scopre il valore della sua esperienza e del silenzio di Dio. E così alla fine, rivolgendosi al Creatore, conclude: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (Gb 42,5): noi tutti quasi conosciamo Dio solo per sentito dire e quanto più siamo aperti al suo silenzio e al nostro silenzio, tanto più cominciamo a conoscerlo realmente. Questa estrema fiducia che si apre all’incontro profondo con Dio è maturata nel silenzio. San Francesco Saverio pregava dicendo al Signore: io ti amo non perché puoi darmi il paradiso o condannarmi all’inferno, ma perché sei il mio Dio. Ti amo perché Tu sei Tu.

Avviandoci alla conclusione delle riflessioni sulla preghiera di Gesù, tornano alla mente alcuni insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica: «L’evento della preghiera ci viene pienamente rivelato nel Verbo che si è fatto carne e dimora in mezzo a noi. Cercare di comprendere la sua preghiera, attraverso ciò che i suoi testimoni ci dicono di essa nel Vangelo, è avvicinarci al santo Signore Gesù come al roveto ardente: dapprima contemplarlo mentre prega, poi ascoltare come ci insegna a pregare, infine conoscere come egli esaudisce la nostra preghiera» (n. 2598). E come Gesù ci insegna a pregare? Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica troviamo una chiara risposta: «Gesù ci insegna a pregare, non solo con la preghiera del Padre nostro» - certamente l'atto centrale dell'insegnamento di come pregare - «ma anche quando [Egli stesso] prega. In questo modo, oltre al contenuto, ci mostra le disposizioni richieste per una vera preghiera: la purezza del cuore, che cerca il Regno e perdona i nemici; la fiducia audace e filiale, che va al di là di ciò che sentiamo e comprendiamo; la vigilanza, che protegge il discepolo dalla tentazione» (n. 544).

Percorrendo i Vangeli abbiamo visto come il Signore sia, per la nostra preghiera, interlocutore, amico, testimone e maestro. In Gesù si rivela la novità del nostro dialogo con Dio: la preghiera filiale, che il Padre aspetta dai suoi figli. E da Gesù impariamo come la preghiera costante ci aiuti ad interpretare la nostra vita, ad operare le nostre scelte, a riconoscere e ad accogliere la nostra vocazione, a scoprire i talenti che Dio ci ha dato, a compiere quotidianamente la sua volontà, unica via per realizzare la nostra esistenza.

A noi, spesso preoccupati dell'efficacia operativa e dei risultati concreti che conseguiamo, la preghiera di Gesù indica che abbiamo bisogno di fermarci, di vivere momenti di intimità con Dio, «staccandoci» dal frastuono di ogni giorno, per ascoltare, per andare alla «radice» che sostiene e alimenta la vita. Uno dei momenti più belli della preghiera di Gesù è proprio quando Egli, per affrontare malattie, disagi e limiti dei suoi interlocutori, si rivolge al Padre suo in orazione e insegna così a chi gli sta intorno dove bisogna cercare la fonte per avere speranza e salvezza. Ho già ricordato, come esempio commovente, la preghiera di Gesù alla tomba di Lazzaro. L’Evangelista Giovanni racconta: «Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. Detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!” » (Gv 11,41-43). Ma il punto più alto di profondità nella preghiera al Padre, Gesù lo raggiunge al momento della Passione e della Morte, in cui pronuncia l’estremo «sì» al progetto di Dio e mostra come la volontà umana trova il suo compimento proprio nell’adesione piena alla volontà divina e non nella contrapposizione. Nella preghiera di Gesù, nel suo grido al Padre sulla croce, confluiscono «tutte le angosce dell’umanità di ogni tempo, schiava del peccato e della morte, tutte le implorazioni e le intercessioni della storia della salvezza… Ed ecco che il Padre le accoglie e, al di là di ogni speranza, le esaudisce risuscitando il Figlio suo. Così si compie e si consuma l’evento della preghiera nell’Economia della creazione e della salvezza» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2598).

Cari fratelli e sorelle, chiediamo con fiducia al Signore di vivere il cammino della nostra preghiera filiale, imparando quotidianamente dal Figlio Unigenito fattosi uomo per noi come deve essere il nostro modo di rivolgerci a Dio. Le parole di san Paolo sulla vita cristiana in generale, valgono anche per la nostra preghiera: «Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,38-39).

* * *

Saluto del Santo Padre al Sinodo Armeno:


Cari Fratelli e Sorelle, desidero ora salutare, con fraterno affetto, Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX Tarmouni, Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici, e i Vescovi giunti a Roma da vari Continenti per la celebrazione del Sinodo. Esprimo ad essi sincera gratitudine per la fedeltà al patrimonio della loro veneranda tradizione cristiana e al Successore dell’Apostolo Pietro, fedeltà che li ha sempre sostenuti nelle innumerevoli prove della storia. Accompagno con la fervida preghiera e con la Benedizione Apostolica i lavori sinodali, auspicando che possano favorire ancora di più la comunione e l’intesa fra i Pastori, così che essi sappiano guidare con rinnovato impulso evangelico i cattolici armeni sui sentieri di una generosa e gioiosa testimonianza a Cristo e alla Chiesa. Mentre affido il Sinodo Armeno alla materna intercessione della Santissima Madre di Dio, estendo il mio orante pensiero alle Regioni del Medio Oriente, incoraggiando Pastori e fedeli tutti a perseverare con speranza nelle gravi sofferenze che affliggono quelle care popolazioni.
Il Signore vi benedica.
Grazie.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins de langue française, particulièrement les diacres et les jeunes prêtres, et les jeunes présents. Jésus nous enseigne la nécessité de rompre avec nos préoccupations d’efficacité et de résultats pour vivre des moments d’intimité avec Dieu. Puisse ce carême vous aider à découvrir la valeur du silence. Il est la source qui soutient et nourrit notre vie.
Avec ma bénédiction pour vous tous !

I welcome the many student groups present at today’s Audience, including those from the United States Coast Guard Academy, the Catholic University of America, Saint Mary’s Seminary and the Franciscan University of Steubenville. My greetings and prayerful good wishes also go to the participants in the Congress of the International Society of Plastic Regenerative Surgery. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors, including those from England, Demark and the United States, I invoke God’s abundant blessings.

Ganz herzlich grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Nehmen wir uns in dieser österlichen Bußzeit wirklich Zeiten der Stille, um auf dem Weg des vertrauensvollen Gebetes voranzuschreiten und um uns wirklich mit der Liebe Christi zu verbinden und in die Nähe von Gottvater zu kommen. Der Herr schenke euch allen eine gesegnete Fastenzeit.

Saludo a los fieles de lengua española, en particular a los peregrinos de la Diócesis de Ciudad Obregón, así como a los provenientes de España y Latinoamérica. Invito a todos a aprender de Cristo el modo que tiene de dirigirse a Dios, para comprender mejor su voluntad y así llevarla a la práctica. Muchas gracias.

Queridos peregrinos vindos do Brasil e de outros países de língua portuguesa: sede bem-vindos! Pedi sempre confiadamente ao Senhor de poder viver o caminho da vossa oração filial, aprendendo diariamente de Jesus como deveis dirigir-vos a Deus. E que as Suas bênçãos desçam sobre vós e vossas famílias!

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam polskich pielgrzymów, a szczególnie Przewodniczącego i Prezydium Rady Krajowej Niezależnego Samorządnego Związku Zawodowego Rolników Indywidualnych „Solidarność”. Wszystkim rolnikom życzę Bożego błogosławieństwa w pracy i obfitych zbiorów.
W modlitwie polecam Panu ofiary niedawnej katastrofy kolejowej. Dla zmarłych wypraszam wieczne odpoczywanie, a dla rannych łaskę szybkiego powrotu do zdrowia. Niech wam Bóg błogosławi.

Traduzione italiana:

Saluto i pellegrini polacchi, e in particolare il Presidente e la Presidenza del Consiglio Nazionale dell’Indipendente, Autonomo Sindacato di Agricoltori Individuali “Solidarność”. A tutti gli agricoltori auguro la benedizione divina nel lavoro e un’abbondante messe.
Nella preghiera affido al Signore le vittime della recente catastrofe ferroviaria. Per i morti chiedo l’eterno riposo, e per i feriti la grazia del pronto ritorno alla salute. Dio vi benedica tutti!

Saluto in lingua croata:

Najsrdačnije pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike iz župe Bezgrešnog začeća Blažene Djevice Marije iz Posušja u Bosni i Hercegovini.
Dok molite na grobovima svetih apostola, nasljedujte njihovo svjedočanstvo vjere prepoznavajući u Isusu iz Nazareta Sina Božjega i svoga Spasitelja. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente tutti i pellegrini Croati particolarmente i fedeli della parrocchia dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria di Posušje in Bosnia ed Erzegovina. Mentre pregate presso le tombe dei Santi Apostoli, seguite la loro testimonianza di fede, riconoscendo in Gesù di Nazaret il Figlio del Dio e il vostro Salvatore. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua lituana:

Nuoširdžiai sveikinu lietuvius piligrimus, ypač tikinčiuosius iš Klaipėdos. Šis Gavėnios laikas tebūna palanki proga kiekvienam iš jūsų atskleisti Kristaus meilę. Viešpats tepadeda jums gyventi šia meile su broliais ir telaimina jus visus. Garbė Jėzui Kristui!

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente i pellegrini lituani, soprattutto i fedeli provenienti da Klaipėda. Questo tempo di Quaresima sia occasione propizia per riscoprire l’amore di Cristo per ciascuno di voi. Il Signore vi aiuti a vivere questo amore con i fratelli e vi benedica tutti! Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua slovacca:

Srdečne pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Námestova.
Bratia a sestry, Pôstna doba nás pozýva na obrátenie cez počúvanie Božieho Slova, modlitbu a konanie skutkov milosrdenstva. Na také prežívanie Pôstu rád udeľujem Apoštolské požehnanie vám i vašim drahým.
Pochválený buď Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli provenienti da Námestovo.
Fratelli e sorelle, il Tempo della Quaresima ci invita alla conversione per mezzo dell’ascolto della Parola di Dio, della preghiera e dell’esercizio delle opere di misericordia. Per tale cammino quaresimale imparto volentieri la Benedizione Apostolica a voi ed ai vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua ungherese:

Most a magyar híveket köszöntöm, szeretettel üdvözöllek Benneteket, különösen is azokat, akik Budapestről, Vácról és a Mátyusföldről érkeztek.
A nagyböjt legyen a megtérés és a Krisztussal való találkozás ideje. Családjaitokban legyen mindig megbékélés és jóakarat.
Isten áldása legyen mindig veletek!
Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana:

Adesso saluto i fedeli di lingua ungherese, specialmente coloro che sono arrivati da Budapest, da Vác e dalla Slovacchia.
La Quaresima è il tempo per trasformare la nostra vita e per incontrare Cristo. Nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità regni sempre lo spirito di riconciliazione e di reciproca benevolenza. Dio vi benedica.
Sia lodato Gesù Cristo!

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della diocesi di Lamezia Terme – benvenuti! – accompagnati dal loro Vescovo Mons. Luigi Cantafora, qui convenuti per ricambiare la mia indimenticabile visita dell’ottobre scorso. Cari amici, ricordo davvero con gioia e gratitudine quell’incontro ricco di fede e di comunione, ed auspico che esso produca numerosi frutti di bene. Saluto i sacerdoti e i seminaristi del Centro di spiritualità Vinea mea, del Movimento dei Focolari, come pure le Suore Serve di Gesù Cristo che ricordano significative ricorrenze della loro Congregazione; tutti esorto a trasmettere sempre con la testimonianza della vita la gioia della corrispondenza generosa e fedele alla divina chiamata. Saluto i rappresentanti della «Fondazione Santa Maria delle Armi», di Cerchiara di Calabria e delle Associazioni «L’inguaribile voglia di vivere» e «Padre Eusebio Chini». Per ciascuno formulo fervidi auguri per il servizio ai fratelli.

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Il cammino quaresimale che stiamo percorrendo vi conduca, cari giovani, alla maturità della fede in Cristo; accresca in voi, cari malati, la speranza in Lui, che sempre ci sostiene nella prova; aiuti voi, cari sposi novelli, a fare della vostra vita in famiglia una missione di amore fedele e generoso.

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