mercoledì 20 gennaio 2010
L’avarizia è la radice di tutti i mali
I SETTE PECCATI CAPITALI: L’AVARIZIA
Questa mia riflessione riguardante l'Avarizia, peccato capitale che Nella Vigna oggi tratta, sarà breve e concisa.In poche parole, ricordiamoci che questa vita è breve ed ammassare nei granai non è una mossa intelligente, anzi, è stoltezza. Se non ve lo ricordate, vi rammento una delle parabole di Gesù che parlava proprio dell'ammassare nei granai. L'uomo voleva tenere tutto per sé e progettava di aumentare lo spazio per conservare più averi possibili. Cosa accadde? Quell'uomo morì il giorno dopo. Morale? Quell'uomo non solo non ha potuto godere di quei beni, ma non ha permesso nemmeno a chi ne aveva bisogno di trarne benefici. Così facendo ha perso averi, amici e anche il Paradiso. Direi che è ora di smettere con questa mentalità del "quello che lavoro io con le mie mani è soltanto mio". Niente è nostro, persino quella che chiamiamo la nostra vita, non appartiene a noi. Dio ce l'ha donata, così come le cose.
Immagino che queste mie parole risultino superficiali e prive di qualsiasi fondamento. Io invece vi dico che le mie parole si basano sulla Legge dell'Amore di Dio, le quali ci comandano di amare il prossimo nostro come noi stessi, di dare ai poveri le nostre cose. Se non ascoltate le parole di noi operai della Vigna, per quanto ci riguarda non è a noi che farete del male, ma a voi stessi, ai bisognosi e a Dio. L'avarizia è un lento veleno che sempre più danneggia l'armonia verso gli altri. A che serve raggiungere cifre da capogiro, solo per il gusto di possedere? La materialità non è importante quanto lo è la spiritualità. Come disse nostro Signore Gesù Cristo, a che serve guadagnare il mondo intero se poi si perde la propria anima? Guardatevi attorno: Gli anni passano, non si vive in eterno su questa terra. Il nostro tempo è contato. Non si sa in che giorno dovremo lasciare questa terra. Ogni giorno che passa, rischiamo di andarcene senza aver aiutato nessuno e non credo vogliamo stare alla sinistra dalla parte dei "capri" che non hanno dato da bere, da mangiare, non hanno vestito, visitato il piccolo in cui Gesù si identifica.
Per questo, si dice che l’avaro è l’infelice per eccellenza: prima fatica per accumulare, poi ha paura che gli venga sottratto ciò che ha accumulato, e poi da vecchio soffre perché deve lasciare ciò che ha accumulato. Quante volte siamo tentati verso questo vizio con la scusa che quello che abbiamo è stato frutto dei nostri sacrifici, dimenticando che molte volte tutto ciò che abbiamo accumulato è stato causa di pene altrui. L’avarizia distrugge il creato ed è sofferenza per l’uomo perché porta l’avaro ad incassare e a non curarsi dei patimenti del prossimo, e possiamo dire che l’avaro per eccellenza è lo strozzino. C’è un passo nel Vangelo che cita anche San Paolo ed è questo: c’è più gioia nel dare che nell’avere, però se un avaro dà, subito si pente di aver dato. L’avarizia moderna tende a portare spesso a far lavorare in nero, a sfruttare i bambini, a dare precarietà al lavoro e tutto causato dall’avarizia di molti, e poi non c’è da dimenticare l’evasione delle tasse. Ci sono molti tipi di avarizia, c’è l’avarizia dell’accumulo come già detto, c’è quella del non pagare la giusta mercede al lavoratore per arricchirsi per poi spendere i denari nel gioco, nella droga, nelle donne facili e nelle cose belle di questo mondo. L’avaro storna i beni dalla loro destinazione e del loro uso, li conserva per se e li sottrae agli altri. San Basilio in una omelia mette in luce l’assurdità del comportamento dell’avaro e dice: lo splendore dell’oro ti procura grande piacere? Ma non senti quanto è forte il grido del povero dietro a te? Vedi oro nel sogno e lo desideri quando sei sveglio. E allora qual è l’antidoto all’avarizia? E’ la conversione dei desideri per stabilire il primato dell’essere sull’avere. Ecco perché riuscendo ad eliminare anche un solo vizio, sarà molto più facile poi perdere un po’ alla volta anche gli altri, e vediamo come spesso i vizi sono collegati tra loro.
Concludiamo questa breve riflessione, citando un passo del Vangelo: "Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore".
Se noi accumuliamo tesori su questa terra, il nostro cuore resterà
qui. Ma se noi accumuleremo tesori nel Regno dei Cieli, il nostro cuore sarà là, e per accumulare tesori in cielo occorre aiutare chi vive nel bisogno e
nel degrado.
"Vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un
tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi". Queste parole Gesù disse al
giovane ricco che voleva seguirlo, ma queste parole sono rivolte a ciascuno di noi. Mi auguro che questa giornata dedicata al peccato capitale dell'Avarizia, possa farvi riflettere sull'urgenza di aiutare i poveri. Non illudetevi pensando che la morte per voi non esiste e i beni che accumulate vi faranno scoppiare di gioia, perché tutti noi siamo destinati a lasciare questo mondo. Nessuno vi può scampare. Ma a chi si sarà comportato secondo la Volontà di Dio, vedrà la luce della vita eterna e parteciperà ai trionfi del Cristo.
Pace e bene a voi tutti.
Pubblicato da Mikhael e Enza
martedì 19 gennaio 2010
I SETTE PECCATI CAPITALI: LA SUPERBIA
«Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato».
Dice bene il salmista: "lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato." (Sl. 51) Se c'è infatti un peccato che si insinua nella nostra vita, nel nostro quotidiano e che è fonte di tutti i peccati è proprio quello della superbia. Per questo possiamo definirlo come "il grande peccato". Mentre gli altri vizi si oppongono, per così dire, ad una specifica virtù, la superbia si insinua ovunque e danneggia più profondamente la nostra vita. Infatti la superbia non si pone solo come opposto all'umiltà ma inquina grandemente tutti i vizi ponendosi come incipit della rovina dell'uomo.
E' per superbia che l'angelo portatore di luce è diventato satana e ha corrotto nel suo stesso verme malato i nostri progenitori. La superbia fa presa su ciò che di buono c'è nel nostro cuore stravolgendolo in una dinamica distruttoria e competitiva al contempo. Stravolge il dono di "essere come Dio" perché ciò diventi una pretesa senza l'aiuto e la grazia di Dio stesso. Il che, evidentemente , è impossibile.
Ci sono dei CONNOTATI della superbia che non sbagliano mai. Vediamone alcuni:
1. Chi si offende facilmente e stenta a perdonare.
2. Chi si compiace di essere sempre al centro dell'attenzione, ammirato, lodato, coccolato.
3. Chi soffre maledettamente e si irrita se viene biasimato.
4. Chi non pensa ad altro che a far bella figura, a comparire, ad emergere....
5. Chi vede tutto bello in sé e tutto brutto negli altri.
6. Chi vuole avere sempre ragione e nelle discussioni non cede mai.
7. Chi parla volentieri e spesso di sé.
8. Chi pretende di dar consigli a tutti, senza accettarne da nessuno.
Tutti costoro, ed altri ancora, sono evidentemente mossi da superbia. L'orgoglio trae spunto ed origine anche da beni molto apprezzabili, per es. dalla scienza (orgoglio intellettuale) o dalla stessa vita spirituale (orgoglio spirituale).
Non c'è vizio più odioso davanti a Dio dell'orgoglio, perchè nulla si oppone maggiormente alla gloria che Gli è dovuta. Ecco perchè leggiamo nella scrittura:”Dio resiste (verbo impressionante!) ai superbi, ma dona la sua grazia agli umili”(Gc 4, 6) e che “La superbia è il primo di tutti i mali, e chi è dominato da essa sarà ricolmo di abominazione” (Eccli 10,15). Ed è dal castigo eterno inflitto agli Angeli ribelli che si può meglio misurare la gravità di questo peccato...
La superbia è il peggiore dei vizi, perché ha una natura totalmente spirituale. A differenza degli altri vizi che sono di natura, per così dire animale, la superbia inquina lo spirito dell'uomo. Giustamente osserva C. S. Lewis:"Il diavolo se la ride.. è contentissimo che tu diventi casto, coraggioso e capace di dominarti, purché egli possa istituire dentro di te la dittatura della superbia; così come sarebbe felicissimo che tu guarissi dai geloni se in cambio gli fosse consentito di farti venire il cancro" (C. S. Lewis, "il cristianesimo così com'è").
La superbia, nella sua natura competitiva, tende a distruggere tutto il buono possibile e a non gioire della comunione e della comunione dei beni spirituali. E' infatti la superbia che porta competitivamente ad affermare frasi tipo: "il mio cammino spirituale è migliore", "si prega meglio con il canto in lingue che con i canti neocatecumenali", "questo è un cammino più fedele alle radici del cristianesimo"
L'orgoglio guasta tutto nella vita spirituale, per cui si può dire che non c'è virtù vera senza umiltà....... L'umiltà è come il sale in cucina....
Fede:” Ti ringrazio, o Padre, perchè hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli!”
Speranza: Che sperare sopra di noi, se siamo pieni di noi stessi?
Carità: “Nulla di più sublime della carità, ma su di essa camminano solo gli umili” (S. Agostino)
Castità: Quanti capitomboli per i presuntuosi!
Apostolato: Quante energie perse nelle diatribe orgogliose!
La risposta di Cristo alla superbia è espressa nel fantastico inno alla comunità di Filippi che scrisse l'apostolo Paolo:
"Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. " (Fil. 2, 5-11)
La nudità e la spogliazione di Cristo sono la via per essere veri davanti a Dio e davanti a se stessi, non tanto per essere migliori quanto per essere in comunione con Lui e con i fratelli ed essere nella verità. Questo è fare Quaresima. Infatti diciamo, ancora una volta, solo quando sei nudo sei libero.
Diceva infatti Francesco di Assisi: "poiché quanto l'uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più"
“Non è con la superbia ma con l'umiltà che l'uomo si eleva a Dio e realizza pienamente l'amore”: queste sono state parole pronunciate dal nostro Santo Padre Benedetto XVI.
Un augurio finale a tutti noi, dunque: quello che troviamo nei “Detti” di quell'originalissimo e santo compagno di S. Francesco, il Beato Egidio d'Assisi: Vuoi andare in su? Incomincia con l'andare in giù!.
lunedì 18 gennaio 2010
I SETTE PECCATI CAPITALI: LA GOLA
Iniziamo la rassegna dei peccati capitali, innanzitutto con la definizione di peccato, secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica: Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all'amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell'uomo e attenta alla solidarietà umana. È stato definito « una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna »
Il peccato del giorno è la gola, uno dei più diffusi e sottovalutati peccati commessi dall’uomo del nostro tempo.
Se pensiamo all'ingordigia, un tempo la chiamavano gola, potremmo riflettere per ore. Quante malattie legate a questo vizio, perché l'ingordo non è mai sazio, vuole sempre di più e questo è il primo dei vizi capitali. Il rapporto col cibo dovrebbe essere un rapporto sereno perché serve per vivere, invece per molti diventa come la lussuria. C’è questo godimento di gustare e soddisfare la gola; infatti, da meditazioni che ho fatto riguardo a questi vizi, ho dedotto che la lussuria è spesso legata alla gola. Chi non sa trattenersi con il cibo difficilmente avrà un rapporto sereno e docile con il sesso. Questa passione è chiamata anche "gastrimarghia" (gastri=ventre) (marghia=follia). L'ingordigia si può definire la madre di tutte le passioni. Possiamo chiederci perché dedichiamo tanta attenzione al cibo, comunque necessario per noi. Se poi pensiamo ad Adamo ed Eva che peccarono proprio quando entrarono in relazione con un alimento (il frutto dell'albero), possiamo subito renderci conto di quanti danni può fare la voracità, il non controllare questa passione. Se leggiamo la Bibbia, Esaù cedette la primogenitura per un buon piatto di lenticchie. Lot incestò le figlie dopo aver bevuto vino. Pensiamo a quanti danni può portare il non controllo della gola, meglio chiamata "voracità o ingordigia".
E non a caso, l’eccesso di nutrimento, porta conseguenze dannose per la salute: obesità, diabete, infarti, sono tutte malattie legate all’eccesso. Se noi ci controllassimo, nessuno sarebbe affetto da questo tipo di patologie. SI può mangiare tutto, ma in modica quantità: questo è ciò che gl iesperti ci ripetono in continuazione. Ed è esattamente ciò che Dio vorrebbe da noi. Tra l’altro, c’è un altro aspetto da considerare: quanti muoiono di fame e di sete? Se solo noi, riducessimo il nostro fabbisogno alimentare, molti altri potrebbero avere il proprio pane quotidiano. Ed invece no: noi vogliamo il primo, il secondo, il terzo, il contorno, il dessert e scegliamo anche cosa mangiare: questo è brutto, questo fa schifo, questo è stato mozzicato, questo è stato toccato da mia sorella. Pensate, basterebbe che tutti noi ci limitassimo al nutrimento necessario per dare da mangiare a tutto il mondo, eliminando così una piaga che coinvolge milioni di persone.
Ciò che Dio ci chiede e di nutrirci secondo la necessità, senza pensare al godimento del cibo e senza esagerare: perché più mangiamo e più desideriamo cibo. E più noi mangiamo, e più gli altri andranno raccogliendo le nostre briciole come faceva Lazzaro nella parabola che Gesù raccontò ai suoi discepoli: « C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento.
29 Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi. » (Luca 16,19-31)
Vogliamo anche noi essere come quel ricco che lasciava al suo servo, solo le briciole? O non vogliamo essere generosi e limitarci al minimo indispensabile per aiutare noi stessi e soprattutto per tentare di aiutare il prossimo bisognoso? Sarebbe bello, se un giorno, questa Vigna, organizzasse anche delle mense per i poveri: così che la nostra rinuncia, si trasformi in nutrimento per loro.
L'ingordigia è tra le forme di egoismo, passateci il termine, più
disgustose. Se pensiamo ai fratelli delle nazioni povere, i quali il
più delle volte sono costretti a fare chilometri per permettersi
l'acqua potabile, con quale coraggio ci abbandoniamo ai piaceri della
tavola? Il cibo è un dono prezioso di Dio, da condividere con chi ne
ha bisogno. Non sempre tra la gente c'è questa disposizione, anzi,
sembra che alcune persone preferiscono gonfiare le loro dispense,
piuttosto che darlo ai poveri. Oggi c'è questa "moda del cibo" che
oscura la coscienza riguardo alla fame nel mondo. Stiamo assistendo
all'esaltazione della gastronomia dove Sushi e Nouvelle Cuisine fanno
da padrona, in un mondo in cui c'è un estremo bisogno di cibo. Si
cucina per far gonfiare la pancia ai ricchi, in cambio di una lauta
ricompensa, piuttosto che spendere i propri averi per comprare cibo da
dare ai bisognosi. Non penso che Gesù desiderava una società composta
da alberghi e ristoranti, piuttosto spronava chi possedeva i beni, per
venderli e darlo ai poveri. Non posso non citare alcune trasmissioni
televisive le quali mostrano cibo e ricette in abbondanza. Sembra una
grande presa in giro da parte di certi produttori televisivi verso chi
ogni giorno esce per strada col cestino per fare l'elemosina perchè
non può permettersi un pezzo di pane. Non è necessario giocare con il
cibo, né rimpinzarsi fino a scoppiare solo per il piacere di farlo.
Mangiare è una necessità, non un gioco o un divertimento. Gesù ci ha
insegnato a condividere con i poveri quello che abbiamo in abbondanza.
Se io ho due pagnotte, una è per me, l'altra è per il povero. Se
invece ho una sola pagnotta e accanto un povero affamato, quel pane va
spezzato e diviso con il bisognoso. Questa mentalità io sinceramente
non la vedo, almeno nel posto in cui vivo. Nessuno sembra promuovere
la condivisione dei beni. Molte volte si scherza sui peccati capitali,
ma ricordiamoci che essi sono da prendere in seria considerazione. La
gola è un peccato e cioè quando si mangia più del dovuto ignorando chi
vive nel degrado. Riscopriamo la condivisione del cibo. Mi è stato
raccontato alcune volte di persone che non davano da bere nemmeno un
bicchiere d'acqua... Questo è davvero molto triste. Il cibo ci viene
in dono da Dio, non per averlo tutto per noi, ma per condividerlo. Con
tutto questo spreco di cibo, mi riferisco agli avanzi che ogni giorno
vengono gettati nell'immondizia dei ristoranti e degli alberghi, non
mi stupisco se ci sono un miliardo di affamati nel mondo. Se invece di
dar cibo ai mangioni insaziabili e lo dessimo ai poveri, forse il
numero di affamati sarebbe ridotto di un bel pò. Se invece di spendere
qualche spicciolo per comprare un barattolo di cioccolata per
ingrassarci e mancare di rispetto a chi non lo ha, e li mettessimo da
parte per i bisognosi, gioverebbe a noi e agli altri e soprattutto
doneremmo gioia al Signore. Concludo questa mia riflessione dedicando
un pensiero a chi in questo momento, ad Haiti, sta lottando per
trovare un pò di cibo per sopravvivere. Impariamo a mangiare nella
norma, soprattutto ai ricchi rivolgo un appello: Qualche volta invece
di andare al ristorante, perchè non donate i soldi di una cena
assurdamente costosa a chi ne ha bisogno? Invece di spendere mille
euro di conto, per mangiare cose che costano molto al di sotto di tale
cifra, potreste rendere donare un pò di serenità e gioia ad uno di
questi piccoli fratelli di Gesù.
In ultimo, vi invito a vedere il video del giorno perché mostra il denutrimento, la fame e il morire di fame. Sono immagini forti, ma che dobbiamo vedere affinché ci rendiamo conto della gravità della nostra ingordigia.
Un caro saluto e pace e bene a voi tutti.
Pubblicato da Enza, Mik e Angel
Morire di fame
I SETTE PECCATI CAPITALI
Inauguriamo la settimana che dedichiamo ai sette peccati capitali. Con un messaggio ricevuto dal nostro fratello Dardo: per chi non lo sapesse, Dardo è un messo del Signore che riceve messaggi dal Cielo. Uno di questi messaggi è dedicato proprio ai sette peccati capitali. Per chi ne volesse sapere di più, può andare sul blog di Dardo, La Luce della Fede (trovate il link nella colonna destra di questo angolo). Ecco il messaggio che risale al 03-01-2010
Preceduto da un angelo bianco e maestoso che sembrava fargli da scorta, mi è apparso lentamente il personaggio misterioso, sul trono dorato, con il suo librone sulla mano sinistra e il pastorale stretto nella destra.
Sceso in un sentiero di luce bianca, abbagliante, con la mano sinistra sfoglia una pagina del suo librone e, datogli uno sguardo rapido, ha iniziato a parlare:
A voi tutti il mio messaggio che tu, messo, riporterai come apostolo del tuo Dio: ascoltate uomini, ascoltate le mie parole che serviranno per introdurvi nel vostro nuovo anno. Il Signore Dio Nostro ha voluto che riporti a voi, uomini e donne, la sua parola; ed ora, eccomi.
Voglio parlarvi dei vostri peccati, dei peggiori dei vostri peccati, che commettete ogni giorno al vostro risveglio, e che in questo nuovo anno dovranno essere ridimensionati o, ancora meglio, evitati, perché la situazione è grave. Cari figli di Dio, è grave che sempre e costantemente andate verso l'oblio e la condanna della vostra anima; e allora parliamo dei peccati che commettete sistematicamente e, ormai, senza neanche accorgervene, senza pensare.
La superbia. Eccoci a noi, carissimi: la superbia è un peccato sempre esistito nell'uomo; da che tempo è tempo, l'uomo ha sempre fatto di tutto per essere il migliore, per sentirsi ed essere superiore al proprio fratello, cercando di prevalere con qualsiasi intento e mezzo. L'importante è comandare e, una volta che si raggiunge il potere o una classe sociale privilegiata, pestare e umiliare chi è meno fortunato o, solo perché onesto, è rimasto al suo posto. Così, cari uomini e donne, fate nella vita sociale, nel vostro lavoro; siete superbi e cercate sempre di dominare il più debole, per farlo sentire ancora più debole e in difficoltà. È tempo di cambiare e che, questo peccato grave, venga, in qualche modo, confinato solo ad alcune persone, ma non generalizzato a tutti. Un popolo superbo è un popolo ove ognuno pensa per sé e nessuno pensa al Padre, perché, forti di voi stessi, credete di essere perfetti. Questo peccato, come altri nel vostro tempo, sembra avere sconfinato ed è cresciuto al punto da essere quasi ignorato da tutti voi. Lo definirei, come altri, un peccato della vostra era; dell'uomo, come dite voi, moderno. Mah! ricordate a dove conduce e, se vi accorgete di essere nel peccato, liberatevi, chiedendo perdono a Dio; facendo, della vostra superbia, umiltà e devozione, davanti a Dio e al prossimo.
L'avarizia. Siete avari nel denaro, avendolo elevato al ruolo di indispensabile nella vita; avete fatto in modo, nel vostro progresso, di elevare il denaro ad un ruolo fondamentale e decisivo per la vita di voi uomini. Al di sopra di voi stessi, al di sopra del vostro Padre, del quale vi siete dimenticati. Fate di tutto per guadagnare
sempre più denaro, per poi spenderlo per il vostro, e solo, esclusivo benessere. Mai pensate che ci sono persone che, ancora oggi, con il vostro grande progresso muoiono di fame e di malattie, perché non hanno di che sfamarsi e di che curarsi, e basterebbe il poco di tutti per un mondo dove tutti possano nutrirsi e curarsi, e dove finalmente ci si possa chiamare fratelli e sorelle. Sperperate denaro per il vostro piacere e non date una moneta a chi ha fame, per mangiare. Non so se ricordate: il Signore ha detto: “date da mangiare agli affamati e da bere agli assetati”. E, inoltre, quando al cospetto di Dio sarete giudicati, perché - che ci crediate o no - è così che sarà, il vostro oro, il vostro denaro, servirà solo per portarvi all'inferno; un ricco, in paradiso, è difficile vederlo. Credetemi.
Lussuria. Visto cosa succede, nel vostro tempo, in ambito sessuale e sullo svendere o vendere il proprio corpo? Siamo arrivati al massimo della ambiguità sessuale, del fare sesso e non amore; fare sesso per soldi, per noia, per piacere personale, per ambizione o, semplicemente - come succede sempre più spesso nei giovani -, perché attratti fisicamente dal sesso opposto, senza provare alcun sentimento. Poi, che dire dei matrimoni che vengono infranti dall'egoismo, e dalla ricerca a volte, di ancora più piacere sessuale? Ma ricordo che il matrimonio è una promessa davanti a Dio, oltre che davanti ad un altra persona, e credo che, prima di tradire un patto fatto con Dio, bisognerebbe pensarci; non credo che, per sesso, si possa tradire Dio. Il vostro problema è che la fede, che sempre più avete abbandonato, vi dava sani principi fisici e morali, e vi insegnava a non svendere il proprio corpo, ma a farne un tempio dell'amore di Dio e dell'amore per voi stessi: per la vostra persona. Ora, vedo persone che dormono insieme una notte, dando i loro corpi l'uno all'altra o, ancora peggio, alla mattina alzarsi e non vedersi mai più. Ma non vi rendete conto di quanto è triste, questo? Sappiate che l'uso indiscriminato del proprio corpo è un peccato davanti a Dio. Ma un giorno, quando forse ripenserete a voi, vi accorgerete che - anche per voi - quella notte è stata un peccato da dimenticare.
Bene! che dire dell'ira, che capeggia su tutto il mondo avendo a volte risultati tremendi, come l'omicidio, la vendetta personale. Il mondo intero sembra avere perso la tolleranza nei confronti del prossimo e, per un nulla, ci si batte e ci si affronta, dando sfogo a tutta l'ira che avete dentro di voi; per poi rendervi conto, se ci pensate un attimo, che il nemico non è davanti a voi, ma è dentro di voi; nel vostro modo di vivere e di gestire freneticamente la vostra vita, nello stress - parola che, 100 anni fa, non sapevano neanche cosa fosse. Vergognatevi e, invece di lottare contro vostro fratello, perdonatelo, e vi sentirete sicuramente meglio. “Io ti perdono”: parole fantastiche! difficili da dire in certi momenti, ma, proprio in quei momenti, deve uscire dal nostro cuore: “Io ti perdono”.
Gola, invidia, accidia, fanno sempre parte del vostro tempo e, nel vostro tempo, hanno preso piede.
La Gola. Ora, oltre a coloro che mangiano e bevono più di quello che dovrebbero , vi sono anche coloro che rifiutano il cibo per problemi estetici, cercando di apparire più belli e più desiderabili, per poi cadere nella superbia e nella lussuria. E, molte volte, buttando via la propria vita, alla ricerca di un aspetto fantastico che, loro, non si vedranno mai.
L'invidia: il desiderare tutto quello che un altro ha, cercando di fare di tutto per poterlo avere. Ma ciò che è triste è che, ora, molte volte, sento che invidiate la felicità di altri; l'unione e l'amore di una famiglia con i propri figli. Invidiate una persona che è sempre sorridente nei confronti degli altri. Già! oltre alle cose che gli altri possiedono e voi non possedete, invidiate i sentimenti e la felicità altrui, e non pensate che, se volete, anche voi - proprio voi invidiosi - potete essere come quella persona felice. Invidiare i beni materiali, la donna o l'uomo di un altro: è triste; ma invidiarne la felicità, credo che voglia dire avere toccato il fondo dei propri sentimenti.
Certo, non è rimanendo immobili davanti a tutto, senza mai reagire e mai gioire di niente e di nulla, che si crea la propria felicità; non è restando immobili davanti a un'era che sta andando a pezzi, su tutti i principi morali e fisici, che si cambia la propria vita. La vostra staticità nei confronti di tutto ciò che vedete, che sta distruggendo la fede e il vostro mondo, è l'ultimo e, come gli altri, grave dei vostri peccati. Incapaci di reagire, nell'ozio completo, fisico e mentale, lasciate che il vostro credo e la vostra fede - quella fede che ha unito milioni di uomini - vengano distrutti e calpestati. E questa è l'Accidia, settimo peccato capitale.
Cari fratelli: uomini, donne, cercate di incominciare un nuovo anno, come se tutto fosse da rifare. A coloro che credono ancora nel Padre, chiedo che portino la loro testimonianza a chi del Padre si è dimenticato, e vaga, nel cercare una felicità che solo lui può dare.
Saluto tutti voi, e che Dio vi benedica.