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lunedì 18 aprile 2011

Riflessione Vangelo: Le Palme (A)

Riflessione Vangelo: Le Palme (A)

Omelia del servo di Dio Giovanni Paolo II

Essendo il messaggio dell'Angelus assorbito dall'omelia di Papa Benedetto XVI (che potete leggere nell'Osservatorio), pubblichiamo oggi il testo integrale dell'omelia pronunciata dal Venerabile Giovanni Paolo II, in occasione della celebrazione della Domenica delle Palme, del 4 Aprile 2004 (l'ultima presieduta da Wojtyla prima di lasciarci). In questo modo, ci prepariamo non solo alla Pasqua, ma anche a ricordare il nostro amato Papa polacco ormai prossimo alla sua beatificazione:

CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DELLE PALME
E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

4 aprile 2004

XIX Giornata Mondiale della Gioventù
"Vogliamo vedere Gesù" (Gv 12,21)

1. "Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore" (Lc 19,38).

Con queste parole la popolazione di Gerusalemme accolse Gesù nel suo ingresso nella città santa, acclamandolo quale re d'Israele. Qualche giorno più tardi, però, la stessa folla lo rifiuterà con grida ostili: "Crocifiggilo! Crocifiggilo!" (Lc 23,21). La liturgia della Domenica delle Palme ci fa rivivere questi due momenti dell'ultima settimana della vita terrena di Cristo. Ci immerge in quella folla così volubile, che in pochi giorni passò dall'entusiasmo gioioso al disprezzo omicida.

2. Nel clima di gioia, velato di tristezza, che caratterizza la Domenica delle Palme, celebriamo la diciannovesima Giornata Mondiale della Gioventù. Quest'anno essa ha per tema "Vogliamo vedere Gesù" (Gv 12,21), la richiesta che agli Apostoli rivolsero "alcuni greci" (Gv 12,20) giunti a Gerusalemme per la festa di Pasqua.

Di fronte alla moltitudine venuta per ascoltarlo il Signore proclamò: "Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me" (Gv 12,32). Ecco, dunque, la sua risposta: tutti coloro che cercano il Figlio dell'uomo, lo vedranno, nella festa di Pasqua, quale vero Agnello immolato per la salvezza del mondo.

Sulla Croce Gesù muore per ciascuno e ciascuna di noi. La Croce è, pertanto, il segno più grande e più eloquente del suo amore misericordioso, l'unico segno di salvezza per ogni generazione e per l'intera umanità.

3. Vent'anni or sono, al termine dell'Anno Santo della Redenzione, ho consegnato ai giovani la grande Croce di quel Giubileo. In quella occasione li ho esortati ad essere fedeli discepoli di Cristo, Re crocifisso, che "appare a noi come Colui che libera l'uomo da ciò che limita, menoma e quasi spezza alle radici stesse, nell'anima dell'uomo, nel suo cuore, nella sua coscienza questa libertà" (Redemptor hominis, 12).

Da allora la Croce continua ad attraversare numerosi Paesi, in preparazione alle Giornate Mondiali della Gioventù. Durante i suoi pellegrinaggi ha percorso i Continenti: come fiaccola passata di mano in mano, è stata trasportata di Paese in Paese; è diventata il segno luminoso della fiducia che anima le giovani generazioni del terzo millennio.

4. Cari giovani! Celebrando il ventesimo anniversario dell'inizio di questa straordinaria avventura spirituale, lasciate che rinnovi a voi la stessa consegna di allora: "Affido a voi la Croce di Cristo! Portatela nel mondo come segno dell'amore del Signore Gesù per l'umanità, e annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c'è salvezza e redenzione" (Insegnamenti, VII, 1 [1984], 1105).

Certamente il messaggio che la Croce comunica non è facile da comprendere nella nostra epoca, in cui il benessere materiale e le comodità sono proposti e ricercati come valori prioritari. Ma voi, cari giovani, non abbiate paura di proclamare, in ogni circostanza il Vangelo della Croce. Non abbiate paura di andare controcorrente!

5. "Cristo Gesù … umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte … di croce. Per questo Dio l'ha esaltato" (Fil 2,6.8-9). Il mirabile inno della Lettera di san Paolo ai Filippesi ci ha ricordato poc'anzi che la Croce ha due aspetti indissociabili: è, allo stesso tempo, dolorosa e gloriosa. La sofferenza e l'umiliazione della morte di Gesù sono intimamente legate all'esaltazione e alla gloria della sua risurrezione.

Cari Fratelli e Sorelle! Carissimi giovani! Mai venga meno in voi la consapevolezza di questa consolante verità. La passione e la risurrezione di Cristo costituiscono il centro della nostra fede e il nostro sostegno nelle inevitabili prove quotidiane.

Maria, Vergine Addolorata e testimone silenziosa del gaudio della risurrezione, vi aiuti a seguire Cristo crocifisso e a scoprire nel mistero della Croce il pieno senso della vita.

Sia lodato Gesù Cristo!

domenica 17 aprile 2011

Video Passio: Le palme (A)

Quell'uomo morto e sepolto...

Domenica delle Palme  
( Mt 26,14-27,66)  
 
Domenica di Passione! La Croce si erge silenziosa sull’intera umanità, domina la Storia, vigila sul mondo come un’insonne sentinella, attraversa i secoli, unico baluardo indistruttibile di salvezza universale per ogni uomo e ogni donna che recupera così la dignità perduta nel giardino dell’Eden (e ogni volta che ha colto frutti proibiti), e ritrova il suo straordinario destino di gloria e di figliolanza divina.
La risurrezione di Lazzaro che avevamo visto domenica scorsa, è stato l’avvenimento che ha scatenato il precipitarsi della situazione: colpo finale e definitivo che ha determinato la condanna di Gesù: il più clamoroso miracolo in cui ridiede la vita a un morto già sepolto, decise irrimediabilmente e irrevocabilmente la Sua morte. Tanti, troppi testimoni avevano assistito a quel miracolo: il “caso” Gesù divenne un fatto pubblico e anche se molti giudei credettero in Lui, molti altri si inquietarono della sua potenza e influenza che aveva sul popolo e decisero di farlo morire.
Domenica scorsa abbiamo dunque visto Lazzaro, uomo mortale e già morto da quattro giorni, che riprende vita a quel solo grido: ”Lazzaro vieni fuori” pronunciato da Gesù. Oggi vediamo il Figlio di Dio, vivente e immortale, che muore a quell’altro grido pronunciato dalla plebaglia: ”Crocifiggilo e rilasciaci Barabba”! Il Figlio di Dio che passava guarendo, sanando e beneficando tutti, deve essere messo a morte, ma il malfattore viene rilasciato! Tremendo mistero d’iniquità, d’accecamento, di tenebre e di morte!
“Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo, chi si affligge per la sua sorte?”
Fu tolto di mezzo. Ma è proprio allora che è diventato centro del destino e del cuore di ogni essere umano.
Fu messo a tacere. Ma non ha mai parlato così forte come quando si lasciò inchiodare in silenzio sulla Croce!
Fu fatto fuori. Ma non è mai stato così dentro la storia e nelle nostre piccole e grandi croci quotidiane, come dall’alto della Croce.
Fu immobilizzato e fissato sulla Croce. Ma è proprio allora che ha iniziato a percorrere instancabilmente le strade degli uomini di tutti i tempi, da quelle più buie e disperate a quelle più luminose e pacificate.
Fu arso dalla sete. Ma da allora placa ogni nostra sete, dandoci l’acqua che zampilla per la vita eterna.
Il suo Cuore fu trafitto da un colpo di lancia. Ma quella ferita è diventata sorgente inesauribile dalla quale scaturiscono fiumi di acqua viva per chiunque decida di attingervi.
Fu crocefisso in mezzo a due malfattori, ma da allora ogni malfattore che ha il coraggio di riconoscerlo, può –incontrando il Suo sguardo– sentirsi dire: ”Oggi sarai con me in Paradiso”.
Fu abbandonato, sperimentando la più straziante solitudine interiore, ma da allora ogni nostra solitudine può essere trasfigurata e trasformata in comunione, se vissuta con Lui, per Lui e in Lui.
Fu circondato dalle tenebre, come se la natura che tante volte gli era stata sottomessa, volesse far capire –avvolgendosi di tenebre mentre Lui moriva– che avevano inchiodato la luce. Come se volesse gridare agli uomini totalmente ottenebrati, che avevano crocefisso il Signore della vita.
E infine gridò: ”Padre, nelle tue mani, rimetto il mio Spirito”. Ultima, suprema parola che squarciò il silenzio. L’ultima Sua parola, la più solenne, è per il Padre suo! E’ altissima preghiera che sigilla il più grande avvenimento della Storia di tutti i tempi, e conclude la vita del Figlio di Dio sulla terra.
E poi muore. Sì muore! Non è salito al Cielo su un carro di fuoco, ma da quella morte è scaturita una vita sovrabbondante per ognuno di noi.
Come diceva Lacordaire: ” Vi è un Uomo che, benché scomparso, è seguito da una folla immensa. Vi è un UOMO morto e sepolto che parla ancora sempre e dà vita in abbondanza. Vi è un UOMO perseguitato fin nel sepolcro eppure è seguito come nessun altro. Quell’UOMO sei tu GESU’! 

Wilma Chasseur

sabato 16 aprile 2011

Gesù è il Cristo - La Via, la Verità, la Vita

In difesa della vita - Evangelium vitae - IX

Torna l'appuntamento con la Lettera Enciclica "Evangelium vitae", in difesa della vita. Oggi, il Venerabile Giovanni Paolo II ci ricorda che Gesù stesso è il Verbo della Vita e che Egli ci ha proprio annunciato il Vangelo della vita! Noi siamo dunque chiamati a render testimonianza proprio di questo aspetto, in un mondo che vuole lasciarsi dominare dalla cultura della morte:


SONO VENUTO PERCHE’ ABBIANO LA VITA

Il messaggio cristiano sulla vita

"La vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta" (1 Gv 1, 2):

Lo sguardo rivolto a Cristo, "il Verbo della vita"

29. Di fronte alle innumerevoli e gravi minacce alla vita presenti nel mondo contemporaneo, si potrebbe rimanere come sopraffatti dal senso di un'impotenza insuperabile: il bene non potrà mai avere la forza di vincere il male! È questo il momento nel quale il Popolo di Dio, e in esso ciascun credente, è chiamato a professare, con umiltà e coraggio, la propria fede in Gesù Cristo "il Verbo della vita" (1 Gv 1, 1). Il Vangelo della vita non è una semplice riflessione, anche se originale e profonda, sulla vita umana; neppure è soltanto un comandamento destinato a sensibilizzare la coscienza e a provocare significativi cambiamenti nella società; tanto meno è un'illusoria promessa di un futuro migliore. Il Vangelo della vita è una realtà concreta e personale, perché consiste nell'annuncio della persona stessa di Gesù. All'apostolo Tommaso, e in lui a ogni uomo, Gesù si presenta con queste parole: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv 14, 6). È la stessa identità indicata a Marta, la sorella di Lazzaro: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno" (Gv 11, 25-26). Gesù è il Figlio che dall'eternità riceve la vita dal Padre (cf. Gv 5, 26) ed è venuto tra gli uomini per farli partecipi di questo dono: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10, 10). È allora dalla parola, dall'azione, dalla persona stessa di Gesù che all'uomo è data la possibilità di "conoscere" la verità intera circa il valore della vita umana; è da quella "fonte" che gli viene, in particolare, la capacità di "fare" perfettamente tale verità (cf. Gv 3, 21), ossia di assumere e realizzare in pienezza la responsabilità di amare e servire, di difendere e promuovere la vita umana. In Cristo, infatti, è annunciato definitivamente ed è pienamente donato quel Vangelo della vita che, offerto già nella Rivelazione dell'Antico Testamento, ed anzi scritto in qualche modo nel cuore stesso di ogni uomo e donna, risuona in ogni coscienza "dal principio", ossia dalla creazione stessa, così che, nonostante i condizionamenti negativi del peccato, può essere conosciuto nei suoi tratti essenziali anche dalla ragione umana. Come scrive il Concilio Vaticano II, Cristo "con tutta la sua presenza e con la manifestazione di sé, con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la gloriosa risurrezione di tra i morti, e infine con l'invio dello Spirito di verità, compie e completa la rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna" {22}.

30. È dunque con lo sguardo fisso al Signore Gesù che intendiamo riascoltare da lui "le parole di Dio" (Gv 3, 34) e rimeditare il Vangelo della vita. Il senso più profondo e originale di questa meditazione sul messaggio rivelato circa la vita umana è stato colto dall'apostolo Giovanni, quando scrive, all'inizio della sua Prima Lettera: "Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi" (1, 1-3). In Gesù, "Verbo della vita", viene quindi annunciata e comunicata la vita divina ed eterna. Grazie a tale annuncio e a tale dono, la vita fisica e spirituale dell'uomo, anche nella sua fase terrena, acquista pienezza di valore e di significato: la vita divina ed eterna, infatti, è il fine a cui l'uomo che vive in questo mondo è orientato e chiamato. Il Vangelo della vita racchiude così quanto la stessa esperienza e ragione umana dicono circa il valore della vita, lo accoglie, lo eleva e lo porta a compimento.