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mercoledì 15 febbraio 2012

La Summa Teologica - Cinquantaquattresima parte

Torniamo ad addentrarci nella Summa Teologica di San Tommaso d'Aquino, un'opera che diede un fondamento scientifico, filosofico e teologico alla dottrina cristiana. Continuiamo a scoprire la parte dedicata al Trattato relativo all'essenza di Dio ed in particolare la parte relativa all'unità di Dio:

Prima parte
Trattato relativo all'essenza di Dio

L'unità di Dio > Se Dio sia sommamente uno

Prima parte
Questione 11
Articolo 4



SEMBRA che Dio non sia sommamente uno. Infatti:
1. Uno dice assenza di divisione. Ora, una privazione non ammette il più e il meno. Dunque Dio non è uno più di ogni altro ente che è uno.

2. Niente è più indivisibile di ciò che è indivisibile in atto ed in potenza, come il punto e l'unità. Ora, una cosa intanto si dice maggiormente una in quanto è indivisibile. Dunque Dio non è più uno dell'unità e del punto.

3. Ciò che è buono per essenza, è buono al sommo: dunque ciò che è uno per la sua essenza, è uno al massimo grado. Ora, ogni ente è uno per la sua essenza, come dimostra il Filosofo. Dunque ogni ente è uno al massimo grado e quindi, Dio non è uno più che gli altri esseri.

IN CONTRARIO: S. Bernardo dice "che fra tutti gli esseri, che si dicono uno, sta al vertice l'unità della Trinità divina".

RISPONDO: Siccome l'uno è l'ente indiviso, perché una cosa sia massimamente una, bisogna che sia e massimamente ente e massimamente indivisa. Ora, l'una e l'altra condizione si verifica in Dio. Egli infatti è massimamente ente, perché è ente non dall'avere un certo essere determinato da una qualche natura (o essenza) alla quale sia stato unito; ma (perché) è lo stesso essere sussistente, illimitato in tutti i sensi. È poi massimamente indiviso, in quanto non è divisibile per nessun genere di divisione né in atto, né in potenza, essendo semplice sotto tutti gli aspetti, come abbiamo già dimostrato. È dunque evidente che Dio è sommamente uno.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene la privazione di suo non ammetta il più e il meno, tuttavia, in base ai loro contrari che comportano un più e un meno, anche i termini che indicano privazione si predicano secondo un più e un meno. A seconda, quindi, che una cosa è divisa o divisibile di più o di meno o in nessun modo, è detta o meno o più o sommamente una.

2. Il punto e l'unità, che è principio del numero, non sono enti al massimo grado, non avendo l'essere se non in un soggetto (cioè perché sono accidenti). Perciò nessuno dei due è uno al massimo grado. Infatti come il (loro) soggetto non è massimamente uno, per la diversità (palese) di accidente e sostanza, così neppure gli accidenti.

3. Sebbene ogni ente sia uno per la sua essenza, l'essenza di ciascuno non causa però ugualmente l'unità: perché l'essenza di alcuni è composta di più elementi, non così quella di altri.

martedì 14 febbraio 2012

Il Volto dei Santi: Santi Cirillo e Metodio

Riscoprire i Santi: Santi Cirillo e Metodio, patroni d'Europa

Torna l'appuntamento settimanale, volto alla scoperta dei nostri cari Santi! Oggi la Chiesa Cattolica celebra le figure dei santi Cirillo e Metodio: fratelli nel sangue e nella fede, nati a Tessalonica (attuale Salonicco, Grecia) all’inizio del sec. IX, evangelizzarono i popoli della Pannonia e della Moravia. Ne riscopriamo la storia attraverso il consueto tratto biografico (Santi & Beati) seguito da un estratto de la "Vita" in lingua slava di Costantino:

Non pochi sono i casi di frateli venerati come santi dalla Chiesa, fra i quali vogliamo ricordare in particolare i patriarchi Mosè ed Aronne, gli apostoli Pietro ed Andrea, i martiri Cosma e Damiano, i protomartiri russi Boris e Gleb, Sant’Annibale Maria ed il Servo di Dio Francesco Maria Di Francia, San Paolo della Croce ed il Venerabile Giovanni Battista Danei, i Beati Giovanni Maria e Luigi Boccardo, i Venerabili Antonio e Marco Cavanis, i Servi di Dio Flavio e Gedeone Corrà. Papa Giovanni Paolo II, il 31 dicembre 1980 con la lettera apostolica "Egregiae virtutis" volle porre due fratelli, Cirillo e Metodio, quali patroni d’Europa insieme con San Benedetto, in quanti evangelizzatori dei popoli slavi e dunque della parte orientale del vecchio continente. Trattasi di due santi mai canonizzati dai papi, dei quali soltanto nel 1880 il pontefice Leone XIII aveva esteso il culto alla Chiesa universale.
Originari di Tessalonica, città greca a quel tempo facente parte dell'Impero Bizantino, Cirillo e Metodio evangelizzarono in particolar modo la Pannonia e la Moravia nel IX secolo. Poco notizie ci sono state però tramandate circa Cirillo e suo fratello Metodio. Sappiamo che Cirillo in realtà si chiamava Costantino ed adottò in seguito il nome Cirillo come monaco, verso il termine della sua vita. Ulteriori informazioni circa le loro attività sono pervenute sino a noi grazie a due “Vitæ”, redatte in paleoslavo, nota anche come “Leggende Pannoniche”. Si conservano inoltre le lettere che l’allora pontefice indirizzò a Metodio e la “Leggenda italica”, scritta in latino. Quest’ultima narra che a Velletri il vescovo Gauderico, devoto del papa San Clemente, le cui reliquie traslate in Italia proprio da Cirillo, volle redarre un resoconto sulla vita di quest'ultimo. A causa della innegabile scarsità di fonti storicamente attendibili, sono fiorite numerose leggende attorno alle figure di Cirillo e Metodio.
Nativi di Salonicco (in slavo Solun), rampolli di una nobile famiglia greca, loro padre Leone era drungario della città, posizione che gli conseguiva un elevato status sociale. Secondo la “Vita Cyrilli”, quest’ultimo era il più giovane di sette fratelli e già in tenera età pare avesse espresso il desiderio di dedicarsi interamente al perseguimento della sapienza. In giovane età si trasferì a Costantinopoli, ove intraprese gli studi teologici e filosofici. La tradizione vuole che tra i suoi precettori vi fu il celebre patriarca Fozio ed Anastasio Bibliotecario riferisce dell'amicizia che intercorreva fra i due, così come di una disputa dottrinaria verificatasi tra loro. La curiosità tipica di Cirillo dimostrava il suo eclettismo: egli coltivò infatti nozioni di astronomia, geometria, retorica e musica, ma fu nel campo della linguistica che poté dar prova del suo genio. Oltre al greco, Cirillo parlava infatti correntemente anche il latino, l'arabo e l'ebraico. Da Costantinopoli, l'imperatore inviò i due fratelli in varie missioni, anche presso gli Arabi: fu durante la missione presso i Càsari che Cirillo rinvenne le reliquie del papa San Clemente, un Vangelo ed un salterio scritti in lettere russe, come narra la “Vita Methodii”. La missione più importante che venne affidata a Cirillo e Metodio fu quella presso le popolazioni slave della Pannonia e della Moravia.
Il sovrano di Moravia, Rostislav, poi morto martire e venerato come santo, chiese all'imperatore bizantino di inviare missionari nelle sue terre, celando dietro motivazioni religiose anche il fattore politico della preoccupante presenza tedesca nel suo regno. Cirillo accettò volentieri l’invito e, giunto nella sua nuova terra di missione, incominciò a tradurre brani del Vangelo di Giovanni inventando un nuovo alfabeto, detto glagolitico (da “глаголь” che significa “parola”), oggi meglio noto come alfabeto cirillico. Probabilmente già da tempo si era cimentato nell’elaborazione di un alfabeto per la lingua slava. Non tardarono però a manifestarsi contrasti con il clero tedesco, primo evangelizzatore di quelle terre. Nel 867 Cirillo e Metodio si recarono a Roma per far ordinare sacerdoti i loro discepoli, ma forse la loro visita fu dettata da un’esplicita convocazione da parte del papa Adriano II insospettito dall’amicizia tra Cirillo e l’eretico Fozio. Ad ogni modo il pontefice riservò loro un'accoglienza positiva, ordinò prete Metodio ed approvò le loro traduzioni della Bibbia e dei testi liturgici in lingua slava. Inoltre Cirillo gli fece dono delle reliquie di San Clemente, da lui ritrovate in Crimea. Durante la permanenza nella Città Eterna, Cirillo si ammalò e morì: era il 14 febbraio 869. Venne sepolto proprio presso la basilica di San Clemente.
Metodio ritornò poi in Moravia, ma durante un successivo viaggio a Roma venne consacrato vescovo ed assegnato alla sede di Sirmiun (odierna Sremska Mitroviča). Quando in Moravia a Rostislav successe il nipote Sventopelk, favorevole alla presenza tedesca nel regno, iniziò così la persecuzione dei discepoli di Cirillo e Metodio, visti come portatori di un'eresia. Lo stesso Metodio fu detenuto per due anni in Baviera ed infine morì presso Velehrad, nel sud della Moravia, il 6 aprile 885. I suoi discepoli vennero incarcerati o venduti come schiavi a Venezia. Una parte di essi riuscì a fuggire nei Balcani e non a caso in Bulgaria si venerano come Sette Apostoli della nazione proprio Cirillo, Metodio ed i loro discepoli Clemente, Nahum, Saba, Gorazd ed Angelario, comunemente festeggiati al 27 luglio. Il Martyrologium Romanum ed il calendario liturgico dedicano invece ai fratelli Cirillo e Metodio la festa del 14 febbraio, nell’anniversario della morte del primo.
Se l’immane opera dei due fratelli di Tessalonica fu cancellata in Moravia, come detto trovò fortuna e proseguimento in terra bulgara, anche grazie al favore del sovrano San Boris Michele I, considerato “isapostolo”, che abbracciò il cristianesimo e ne fece la religione nazionale. La vastissima attività dei discepoli di Cirillo e Metodio in questo paese diede origine alla letteratura bulgara, ponendo così le basi della cultura scritta dei nuovi grandi stati russi. Il cirillico avvicinò moltissimo i bulgari e tutti i popoli slavi al mondo greco-bizantino: questo alfabeto si componeva di trentotto lettere, delle quali ben ventiquattro prese dall’alfabeto greco, mentre le altre appositamente ideate per la fonetica slava. Ciò comportò una grande facilità nel trapiantare in slavo l’enorme tradizione letteraria greca. La nuova lingua soppiantò ovunque il glagolitico e rese celebre sino ai giorni nostri il nome del suo ideatore.

DALLA “VITA” IN LINGUA SLAVA DI COSTANTINO

Costantino Cirillo, stanco dalle molte fatiche, cadde malato e sopportò il proprio male per molti giorni. Fu allora ricreato da una visione di Dio, e cominciò a cantare così: Quando mi dissero: «andremo alla casa del Signore», il mio spirito si è rallegrato e il mio cuore ha esultato (cfr. Sal 121, 1).
Dopo aver indossato le sacre vesti, rimase per tutto il giorno ricolmo di gioia e diceva: «Da questo momento non sono più servo né dell'imperatore né di alcun uomo sulla terra, ma solo di Dio onnipotente. Non esistevo, ma ora esisto ed esisterò in eterno. Amen».
Il giorno dopo vestì il santo abito monastico e aggiungendo luce a luce si impose il nome di Cirillo. Così vestito rimase cinquanta giorni.
Giunta l'ora della fine e di passare al riposo eterno, levate le mani a Dio, pregava tra le lacrime, dicendo: «Signore, Dio mio, che hai creato tutti gli ordini angelici e gli spiriti incorporei, che hai steso i cieli e resa ferma la terra e hai formato dal nulla tutte le cose che esistono, tu che ascolti sempre coloro che fanno la tua volontà e ti temono e osservano i tuoi precetti; ascolta la mia preghiera e conserva nella fede il tuo gregge, a capo del quale mettesti me, tuo servo indegno ed inetto.
Liberali dalla malizia empia e pagana di quelli che ti bestemmiano; fa' crescere di numero la tua Chiesa e raccogli tutti nell'unità.
Rendi santo, concorde nella vera fede e nella retta confessione il tuo popolo, e ispira nei cuori la parola della tua dottrina. E' tuo dono infatti l'averci scelti a predicare il Vangelo del tuo Cristo, a incitare i fratelli alle buone opere e a compiere quanto ti è gradito.
Quelli che mi hai dato, te li restituisco come tuoi; guidali ora con la tua forte destra, proteggili all'ombra delle tue ali, perché tutti lodino e glorifichino il tuo nome di Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen».
Avendo poi baciato tutti col bacio santo, disse: «Benedetto Dio, che non ci ha dato in pasto ai denti dei nostri invisibili avversari, ma spezzò la loro rete e ci ha salvati dalla loro voglia di mandarci in rovina».
E così, all'età di quarantadue anni, si addormentò nel Signore.
Il papa comandò che tutti i Greci che erano a Roma e i Romani si riunissero portando ceri e cantando e che gli dedicassero onori funebri non diversi da quelli che avrebbero tributato al papa stesso; e così fu fatto.

lunedì 13 febbraio 2012

Angelus 2012-02-12

Angelus di Papa Benedetto XVI - 12 Febbraio 2012


BENEDETTO XVI

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 12 febbraio 2012


Cari fratelli e sorelle!

Domenica scorsa abbiamo visto che Gesù, nella sua vita pubblica, ha guarito molti malati, rivelando che Dio vuole per l’uomo la vita, la vita in pienezza. Il Vangelo di questa domenica (Mc 1,40-45) ci mostra Gesù a contatto con la forma di malattia considerata a quei tempi la più grave, tanto da rendere la persona “impura” e da escluderla dai rapporti sociali: parliamo della lebbra. Una speciale legislazione (cfr Lv 13-14) riservava ai sacerdoti il compito di dichiarare la persona lebbrosa, cioè impura; e ugualmente spettava al sacerdote constatarne la guarigione e riammettere il malato risanato alla vita normale.

Mentre Gesù andava predicando per i villaggi della Galilea, un lebbroso gli si fece incontro e gli disse: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Gesù non sfugge al contatto con quell’uomo, anzi, spinto da intima partecipazione alla sua condizione, stende la mano e lo tocca – superando il divieto legale – e gli dice: “Lo voglio, sii purificato!”. In quel gesto e in quelle parole di Cristo c’è tutta la storia della salvezza, c’è incarnata la volontà di Dio di guarirci, di purificarci dal male che ci sfigura e che rovina le nostre relazioni. In quel contatto tra la mano di Gesù e il lebbroso viene abbattuta ogni barriera tra Dio e l’impurità umana, tra il Sacro e il suo opposto, non certo per negare il male e la sua forza negativa, ma per dimostrare che l’amore di Dio è più forte di ogni male, anche di quello più contagioso e orribile. Gesù ha preso su di sé le nostre infermità, si è fatto “lebbroso” perché noi fossimo purificati.

Uno splendido commento esistenziale a questo Vangelo è la celebre esperienza di san Francesco d’Assisi, che egli riassume all’inizio del suo Testamento: “Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo” (FF, 110). In quei lebbrosi, che Francesco incontrò quando era ancora “nei peccati - come egli dice -, era presente Gesù; e quando Francesco si avvicinò a uno di loro e, vincendo il proprio ribrezzo, lo abbracciò, Gesù lo guarì dalla sua lebbra, cioè dal suo orgoglio, e lo convertì all’amore di Dio. Ecco la vittoria di Cristo, che è la nostra guarigione profonda e la nostra risurrezione a vita nuova!

Cari amici, rivolgiamoci in preghiera alla Vergine Maria, che ieri abbiamo celebrato facendo memoria delle sue apparizioni a Lourdes. A santa Bernardetta la Madonna consegnò un messaggio sempre attuale: l’invito alla preghiera e alla penitenza. Attraverso sua Madre è sempre Gesù che ci viene incontro, per liberarci da ogni malattia del corpo e dell’anima. Lasciamoci toccare e purificare da Lui, e usiamo misericordia verso i nostri fratelli!

APPELLO

Cari fratelli e sorelle!

Seguo con molta apprensione i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria. Negli ultimi giorni essi hanno provocato numerose vittime. Ricordo nella preghiera le vittime, fra cui ci sono alcuni bambini, i feriti e quanti soffrono le conseguenze di un conflitto sempre più preoccupante. Inoltre rinnovo un pressante appello a porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue. Infine, invito tutti - e anzitutto le Autorità politiche in Siria - a privilegiare la via del dialogo, della riconciliazione e dell’impegno per la pace. E’ urgente rispondere alle legittime aspirazioni delle diverse componenti della Nazione, come pure agli auspici della comunità internazionale, preoccupata del bene comune dell’intera società e della Regione.

***

Dopo l'Angelus

{ Saluti in varie lingue: Aujourd’hui, chers frères et sœurs francophones, la Parole de Dieu nous invite à agir comme des hommes et des femmes libres. À la suite de Saint Paul les chrétiens sont invités à promouvoir la liberté et la charité. Jésus, par sa vie, sa souffrance, sa mort et sa Résurrection est venu purifier l’homme tout entier afin de le rendre libre. Il est venu nous ouvrir à la Vie. Chacun de nous est invité à proclamer les merveilles de Dieu et à répandre la Bonne-Nouvelle. Puissions-nous avec la Vierge Marie rendre gloire à notre Dieu, par toute notre vie et en toute liberté ! Bon dimanche et bonne semaine à tous !

I am pleased to welcome all of you to Saint Peter’s Square on this cold morning, especially the students and staff of Sion-Manning School from London. At Mass today, the Gospel tells us of how our Lord willingly cured a leper. May we not be afraid to go to Jesus, beg him to heal our sinfulness, and bring us safely to eternal life. God bless you and your loved ones!

Mit Freude grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Im Evangelium des heutigen Sonntags haben wir gehört, wie Jesus mit den Worten „Werde rein!“ einen Aussätzigen heilt. Die Unreinheit isoliert den Kranken von den Menschen. Er wird sogar unfähig, Gottesdienst zu feiern, mit Gott in Beziehung zu treten. Christus führt den Kranken ins Leben und in die Gemeinschaft zurück. Er lädt auch uns ein, aus der Gemeinschaft mit ihm Boten des Friedens und der Hoffnung für unsere Mitmenschen zu werden. Der Herr segne euch und eure Familien.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los fieles de la diócesis de Coria-Cáceres, así como a las Hermanas de los Pobres de San Pedro Claver. Hoy la liturgia nos hace ver cómo la súplica confiada conmueve el corazón del Señor, que manifiesta su deseo de sanarnos, purificarnos y reconciliarnos con Él y con los hombres. Exhorto a todos a imitar la fe del leproso del Evangelio, buscando a Jesús en la oración y los Sacramentos con humildad y contrición, para alcanzar la limpieza de corazón, y poder así proclamar su grandeza con la propia vida. Muchas gracias.

Radosno pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike! Vaše hodočašće u Rim i posjet grobovima apostola neka učvrsti vašu vjeru kako biste oduševljeno svjedočili kršćansku nadu i ljubili bližnje. Hvaljen Isus i Marija!

[Con gioia saluto e benedico tuttiipellegriniCroati. Il vostro pellegrinaggio all’Urbe e la visita alle tombe degli Apostoli rafforzi la vostra fede, affinché con entusiasmo possiate testimoniare la speranza cristiana e amare gli altri. Siano lodati Gesù e Maria!]

Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, különösen is a kiskunfélegyházai Constantinum Intézmény csoportját. A keresztény szellemben történő nevelés nagy adomány, egyben kötelezettség is, hogy tanúságtételünkkel átadjuk a hitet.

[Saluto cordialmente i pellegrini ungheresi, particolarmente il gruppo degli scolari del “Constantinum Intézmény”, di Kiskunfélegyháza. L’educazione nello spirito cristiano è un grando dono ed anche un obbligo per la trasmissione della fede tramite la testimonianza.]

Srdečne pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne z Bratislavy a okolia. Bratia a sestry, prajem vám požehnaný pobyt vo Večnom meste, kde vydali svedectvo Kristovi toľkí mučeníci. S láskou žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente quelli da Bratislava e dintorni. Fratelli e sorelle, vi auguro un buon soggiorno nella Città eterna, dove tanti martiri hanno dato testimonianza a Cristo. Con affetto benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]

Serdecznie pozdrawiam wszystkich Polaków. „Jeśli zechcesz możesz mnie oczyścić”…, „Chcę, bądź oczyszczony” Mk 1, 40-41) – oto dialog Chrystusa z trędowatym z dzisiejszej Ewangelii. Jest on obrazem czułości, z jaką Bóg pochyla się nad człowiekiem, tak często bezradnym wobec cierpienia, bólu, agresji zła. Tylko On może wyzwolić nas z trądu grzechów i zagubienia w życiu. Zawsze ufajmy w Jego moc i miłosierdzie. On jest Zbawicielem świata. Z serca wam wszystkim błogosławię.

 [Saluto cordialmente tutti i Polacchi. “Se vuoi, puoi purificarmi!”… “Lo voglio, sii purificato!” (Mk 1,40-41) – ecco il dialogo di Cristo con un lebbroso dal Vangelo odierno. È un quadro della delicatezza con la quale Dio si china sull’uomo, così spesso impotente di fronte alla sofferenza, al dolore, all’aggressione del male. Solo Lui ci può liberare dalla lebbra del peccato e dallo smarrimento nella vita. Abbiamo sempre fiducia nella sua potenza e nella sua misericordia! Lui è il Salvatore del mondo. Vi benedico tutti di cuore.]}

E infine rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare alla comunità del Seminario Vescovile di Patti, in Sicilia. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana! Buona settimana! La prossima domenica senza neve! Tanti auguri, buona domenica.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

sabato 11 febbraio 2012

NO ABORTO

Aborto: lo sterminio silenzioso - II

Continuiamo a scorrere l'approfondita analisi di Roberto De Angelis che affronta il tema dell'aborto dal punto di vista cristiano:

Il punto di vista Cristiano
ABORTO: Lo sterminio silenzioso

di Roberto De Angelis


Quale diritto?

"E non darò neppure un farmaco mortale a nessuno per quanto richiesto né proporrò un tal consiglio; ed ugualmente neppure darò a una donna un pessario abortivo. Ma pura e pia conserverò la mia vita e la mia arte"
(Giuramento di Ippocrate; 3,4)

Queste parole vengono ancora oggi recitate da ogni nuovo Dottore in Medicina nel momento in cui conclude gli studi universitari. È un giuramento, perché i princìpi su cui si basa sono ritenuti fondamentali per la formazione etica e deontologica del medico. Bene, in questo interessantissimo testo, datato tra il V secolo a.C. e l'inizio del IV, si pone già la questione della vita e del diritto del medico di sopprimerla, e si trae la conclusione che un tale diritto è sempre e comunque inammissibile, perché contrario ai fini dell'arte medica stessa e perché moralmente riprovevole (...ma pura e pia conserverò la mia vita e la mia arte...). L'aborto è considerato alla pari dell'eutanasia, perché in entrambi i casi si uccide un essere umano, completo ed irripetibile. Cinquecento anni prima di Cristo la cultura pagana riteneva l'aborto un infamante omicidio ed un crimine contro la vita umana ed il dono prezioso che essa cela, nell'anno del Signore 1998 è il consiglio più frequentemente caldeggiato nei consultori italiani (e non solo) per risolvere i problemi psicologici e le questioni d'onore di indipendenti donne moderne! Le implicazioni di una situazione del genere sono odiose bestemmie che riattizzano l'ira ardente di Dio, ed un Cristiano che sia veramente tale non può lasciare che ciò accada!

Il noto grecista Dario Del Corno così commenta il brano: "Da queste succinte formule spira una forte maturità intellettuale. Dalla fedeltà al giuramento, oltre che dalla propria competenza, il medico si ripromette prosperità e fama; ma la sua morale è autonoma, e le regole di questa sono immanenti alla professione stessa, non riposano su sanzioni di ordine metafisico o giuridico. Nei lineamenti fondamentali, esse sono durate per millenni; e solo tempi recentissimi hanno revocato in discussione alcuni divieti, come l'aborto e l'eutanasia. È paradossale, e per certi aspetti inquietante, che ciò sia avvenuto allorché la medicina ha recuperato quella dimensione laica, che proprio il Giuramento ippocratico dimostra in atto alle sue origini".
Non è paradossale, perché il nostro laicismo non è il laicismo dei tempi di Ippocrate: di mezzo ci sono stati il positivismo, l'evoluzionismo, l'umanesimo, il femminismo... Il nostro laicismo non è più perfettamente lucido, ed ora, oltre a voler rendere autonomi il pensiero e l'attività dell'uomo dall'ingerenza della religione, vuole andare oltre, impegnandosi a far sì che le scelte etiche degli individui oltrepassino i confini dell'umanamente lecito per raggiungere estremi che sa essere abominevoli ai princìpi religiosi, e cui aspira proprio e soprattutto perché opposti a tali princìpi, ma di cui (forse) ignora le reali implicazioni, che risultano in realtà indegne anche dell'uomo in sé - pur svincolato da qualsiasi dimensione metafisica - se quelle stesse implicazioni non erano invece trascurate, ma anzi condannate senza appello, da quella precedente forma di laicismo in cui Ippocrate viveva ed operava. Ma tra Ippocrate e noi c'è stato di mezzo anche Cristo... e allora? La definizione che il dizionario dà di medicina è: "Scienza che studia le malattie e i mezzi per curarle e per prevenirle". Un medico dunque dovrebbe essere, ragionevolmente, "colui che cura e previene le malattie"! E allora per quale motivo anche gli aborzionisti pretendono di essere chiamati medici? Un nome per il loro mestiere esiste già, ed è "macellaio". Nei mattatoi si ammazzano delle bestie per soddisfare i clienti; nelle cliniche e negli ospedali si ammazzano dei bambini per soddisfare le madri!

La Questione fondamentale

Andando dietro alle menzogne scientiste, i sostenitori della legalizzazione dell'infanticidio assistito hanno impostato tutta la loro polemica affermando che, dal momento che il feto non ha vita extrauterina prima del 180º giorno, toglierlo di mezzo significa solo eliminare della materia organica indesiderata, senza sapere che sull'inizio della vita c'è una grande confusione tra gli scienziati, che risultano in disaccordo e si contraddicono continuamente tra loro, asserendo che il limite è da fissarsi ora al 196º giorno, ora al 154º e così via a seconda dello scienziato. Erigendo a sua stessa vergogna la torre di Babele della scienza, l'uomo vorrebbe stabilire ciò che soltanto il Creatore della vita può decidere, ma durante la sua costruzione saltano fuori tutte le imperfezioni e le impalcature pericolanti iniziano a crollare sotto il peso di pretese sovrumane. Solo Dio lo sa, e Dio ci ha detto che cosa sa, rivelando agli uomini i suoi pensieri nelle Scritture. Nel Salmo 139, ai versetti 15 e 16, Davide, ispirato dallo Spirito Santo, dice: "Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra. I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano già scritti tutti i giorni che erano stati fissati per me anche se nessuno di essi esisteva ancora". La massa informe del mio corpo: nella meravigliosa poesia del Salmo, la Parola di Dio fotografa un uomo nella primissima fase della sua esistenza, ossia quando non sembrerebbe neanche un uomo a causa del primitivo sviluppo fisico delle membra. Questa è una cosa molto importante, se consideriamo che, osservando delle fotografie di un feto, la tipica struttura umana è perfettamente riconoscibile già alla fine della nona settimana, mentre alla dodicesima settimana di vita intrauterina si notano con evidenza persino le parti ossee.

"Io solo sono Dio e non vi è altro dio accanto a me. Io faccio morire e faccio vivere" (De 32:39)

Ebbene, per il Signore la vita ha inizio ben prima di questo periodo, ma al momento stesso del concepimento, quando lo sviluppo embrionale prende il via (e d'altronde queste sono anche le conclusioni della scienza, visto che la Biologia e la Medicina dimostrano che fin dal momento del concepimento ci si trova davanti a un essere dotato di un patrimonio genetico completo - unico - irripetibile nel quale è già scritto se l'individuo sarà uomo o donna, di quale colore saranno i capelli, gli occhi e così via). Sin dalla Sua fondazione in era apostolica, la Chiesa di Cristo ha sempre proibito e condannato l'omicidio in ogni sua forma, ivi compreso l'aborto, e tale visione non è mai venuta meno nel corso dei secoli: la difesa della vita umana è stata una costante della morale cristiana nella misura in cui il suo fondamento è stato posto sull'autorevole Parola di Dio. Nel secondo secolo dopo Cristo, il grande scrittore cristiano Tertulliano, interpretando perfettamente i sentimenti e le convinzioni di ogni sincero credente, scriveva: "A noi, poiché l'omicidio è stato vietato una volta per tutte, non è consentito di distruggere chi è stato concepito nel grembo materno, l'embrione che si sta trasformando in un essere umano. È un omicidio anticipato l'impedir la nascita, e non importa se si soffoca una vita formata o se si sopprime una vita nascente. È un uomo anche chi sta per divenirlo: tutto il frutto è già nel seme" (Apologeticum, 9, 8). Geremia ricevette la vocazione ancor prima di esser stato formato nel grembo di sua madre, e prima di vedere la luce era già stato consacrato per l'Eterno e da Lui costituito profeta delle nazioni (vd. Gr 1:5). Quando Elisabetta ricevette la visita di Maria, Gesù non era che una massa informe nel grembo materno, ma quella donna pia riconobbe già in Lui il proprio Signore (vd. Luca 1:42). Gli scienziati affermano che la vita non ha inizio prima della ventiseiesima - ventottesima settimana, il Creatore della vita dice che il Suo nephesh (respiro, soffio) anima la creatura umana sin dal concepimento: a chi crederemo?

L'aver dato ragione agli uomini ha portato all'asettico sterminio di milioni di innocenti, una folle strage impunemente perpetrata sotto gli occhi di tutto il mondo, sotto gli occhi di Dio... Assistere in silenzio a questo odioso eccidio significa fare il gioco dell'Avversario. Non è sufficiente essere contrari all'aborto, occorre combatterlo.

E allora? Quale dev'essere l'impegno dei Cristiani morali di fronte ad una tale tragedia?