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mercoledì 11 agosto 2010

Fides et ratio - Acquista la sapienza, acquista l'intelligenza

Torna l'appuntamento settimanale con la Lettera Enciclica del Venerabile Giovanni Paolo II "Fides et Ratio", per riflettere sui rapporti tra fede e ragione:

CAPITOLO II

CREDO UT INTELLEGAM


« Acquista la sapienza, acquista l'intelligenza » (Pro 4, 5)

21. La conoscenza, per l'Antico Testamento, non si fonda soltanto su una attenta osservazione dell'uomo, del mondo e della storia, ma suppone anche un indispensabile rapporto con la fede e con i contenuti della Rivelazione. Qui si trovano le sfide che il popolo eletto ha dovuto affrontare e a cui ha dato risposta. Riflettendo su questa sua condizione, l'uomo biblico ha scoperto di non potersi comprendere se non come « essere in relazione »: con se stesso, con il popolo, con il mondo e con Dio. Questa apertura al mistero, che gli veniva dalla Rivelazione, è stata alla fine per lui la fonte di una vera conoscenza, che ha permesso alla sua ragione di immettersi in spazi di infinito, ricevendone possibilità di comprensione fino allora insperate.

Lo sforzo della ricerca non era esente, per l'Autore sacro, dalla fatica derivante dallo scontro con i limiti della ragione. Lo si avverte, ad esempio, nelle parole con cui il Libro dei Proverbi denuncia la stanchezza dovuta al tentativo di comprendere i misteriosi disegni di Dio (cfr 30, 1-6). Tuttavia, malgrado la fatica, il credente non si arrende. La forza per continuare il suo cammino verso la verità gli viene dalla certezza che Dio lo ha creato come un « esploratore » (cfr Qo 1, 13), la cui missione è di non lasciare nulla di intentato nonostante il continuo ricatto del dubbio. Poggiando su Dio, egli resta proteso, sempre e dovunque, verso ciò che è bello, buono e vero.

22. San Paolo, nel primo capitolo della sua Lettera ai Romani, ci aiuta a meglio apprezzare quanto penetrante sia la riflessione dei Libri Sapienziali. Sviluppando un'argomentazione filosofica con linguaggio popolare, l'Apostolo esprime una profonda verità: attraverso il creato gli « occhi della mente » possono arrivare a conoscere Dio. Egli, infatti, mediante le creature fa intuire alla ragione la sua « potenza » e la sua « divinità » (cfr Rm 1, 20). Alla ragione dell'uomo, quindi, viene riconosciuta una capacità che sembra quasi superare gli stessi suoi limiti naturali: non solo essa non è confinata entro la conoscenza sensoriale, dal momento che può riflettervi sopra criticamente, ma argomentando sui dati dei sensi può anche raggiungere la causa che sta all'origine di ogni realtà sensibile. Con terminologia filosofica potremmo dire che, nell'importante testo paolino, viene affermata la capacità metafisica dell'uomo.

Secondo l'Apostolo, nel progetto originario della creazione era prevista la capacità della ragione di oltrepassare agevolmente il dato sensibile per raggiungere l'origine stessa di tutto: il Creatore. A seguito della disobbedienza con la quale l'uomo scelse di porre se stesso in piena e assoluta autonomia rispetto a Colui che lo aveva creato, questa facilità di risalita a Dio creatore è venuta meno.

Il Libro della Genesi descrive in maniera plastica questa condizione dell'uomo, quando narra che Dio lo pose nel giardino dell'Eden, al cui centro era situato « l'albero della conoscenza del bene e del male » (2, 17). Il simbolo è chiaro: l'uomo non era in grado di discernere e decidere da sé ciò che era bene e ciò che era male, ma doveva richiamarsi a un principio superiore. La cecità dell'orgoglio illuse i nostri progenitori di essere sovrani e autonomi, e di poter prescindere dalla conoscenza derivante da Dio. Nella loro originaria disobbedienza essi coinvolsero ogni uomo e ogni donna, procurando alla ragione ferite che da allora in poi ne avrebbero ostacolato il cammino verso la piena verità. Ormai la capacità umana di conoscere la verità era offuscata dall'avversione verso Colui che della verità è fonte e origine. E ancora l'Apostolo a rivelare quanto i pensieri degli uomini, a causa del peccato, fossero diventati « vani » e i ragionamenti distorti e orientati al falso (cfr Rm 1, 21-22). Gli occhi della mente non erano ormai più capaci di vedere con chiarezza: progressivamente la ragione è rimasta prigioniera di se stessa. La venuta di Cristo è stata l'evento di salvezza che ha redento la ragione dalla sua debolezza, liberandola dai ceppi in cui essa stessa s'era imprigionata.

23. Il rapporto del cristiano con la filosofia, pertanto, richiede un discernimento radicale. Nel Nuovo Testamento, soprattutto nelle Lettere di san Paolo, un dato emerge con grande chiarezza: la contrapposizione tra « la sapienza di questo mondo » e quella di Dio rivelata in Gesù Cristo. La profondità della sapienza rivelata spezza il cerchio dei nostri abituali schemi di riflessione, che non sono affatto in grado di esprimerla in maniera adeguata.

L'inizio della prima Lettera ai Corinzi pone con radicalità questo dilemma. Il Figlio di Dio crocifisso è l'evento storico contro cui s'infrange ogni tentativo della mente di costruire su argomentazioni soltanto umane una giustificazione sufficiente del senso dell'esistenza. Il vero punto nodale, che sfida ogni filosofia, è la morte in croce di Gesù Cristo. Qui, infatti, ogni tentativo di ridurre il piano salvifico del Padre a pura logica umana è destinato al fallimento. « Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? » (1 Cor 1, 20), si domanda con enfasi l'Apostolo. Per ciò che Dio vuole realizzare non è più possibile la sola sapienza dell'uomo saggio, ma è richiesto un passaggio decisivo verso l'accoglienza di una novità radicale: « Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti [...]; Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono » (1 Cor 1, 27-28). La sapienza dell'uomo rifiuta di vedere nella propria debolezza il presupposto della sua forza; ma san Paolo non esita ad affermare: « Quando sono debole, è allora che sono forte » (2 Cor 12, 10). L'uomo non riesce a comprendere come la morte possa essere fonte di vita e di amore, ma Dio ha scelto per rivelare il mistero del suo disegno di salvezza proprio ciò che la ragione considera « follia » e « scandalo ». Parlando il linguaggio dei filosofi suoi contemporanei, Paolo raggiunge il culmine del suo insegnamento e del paradosso che vuole esprimere: « Dio ha scelto ciò che nel mondo [...] è nulla per ridurre a nulla le cose che sono » (1 Cor 1, 28). Per esprimere la natura della gratuità dell'amore rivelato nella croce di Cristo, l'Apostolo non ha timore di usare il linguaggio più radicale che i filosofi impiegavano nelle loro riflessioni su Dio. La ragione non può svuotare il mistero di amore che la Croce rappresenta, mentre la Croce può dare alla ragione la risposta ultima che essa cerca. Non la sapienza delle parole, ma la Parola della Sapienza è ciò che san Paolo pone come criterio di verità e, insieme, di salvezza.

La sapienza della Croce, dunque, supera ogni limite culturale che le si voglia imporre e obbliga ad aprirsi all'universalità della verità di cui è portatrice. Quale sfida viene posta alla nostra ragione e quale vantaggio essa ne ricava se vi si arrende! La filosofia, che già da sé è in grado di riconoscere l'incessante trascendersi dell'uomo verso la verità, aiutata dalla fede può aprirsi ad accogliere nella « follia » della Croce la genuina critica a quanti si illudono di possedere la verità, imbrigliandola nelle secche di un loro sistema. Il rapporto fede e filosofia trova nella predicazione di Cristo crocifisso e risorto lo scoglio contro il quale può naufragare, ma oltre il quale può sfociare nell'oceano sconfinato della verità. Qui si mostra evidente il confine tra la ragione e la fede, ma diventa anche chiaro lo spazio in cui ambedue si possono incontrare.

martedì 10 agosto 2010

Centesimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Padre Pio

Testimonianza di un amico da Medjugorje

Oggi vi proponiamo la testimonianza di un nostro amico il cui nome è Fabio e che ha vissuto un esperienza incredibile, la scorsa settimana. Già in passato abbiamo ospitato alcune testimonianza di Medjugorje e oggi abbiamo la fortuna di pubblicare non una testimonianza sconosciuta, ma la testimonianza di un ragazzo che conosciamo e che stimiamo. Quindi con gioia vi rendiamo partecipi, grazie al suo prezioso consenso, della sua bellissima esperienza vissuta a Medjugorje. Buona lettura!


Amici carissimi,
mi scuso per aver risposto dopo una settimana circa, dal mio ritorno. Credetemi, ho dovuto metabolizzare il mio rientro alla vita in città e alle cose della routine giornaliera. I primi 2 giorni, sono stato anche male, dolori di testa e mi sentivo completamente leggero e a tratti sembravo ubriaco. Non spaventatevi, non c'e' nulla di male e solo che la santità nell'aria che c'e' a Medjugorje, e' qualcosa di incredibile e di imparagonabile. La Vergine in una delle apparizioni disse: Quando tornerete nelle vostre case, io sarò con voi. E' stato cosi'. Un' amica di famiglia, nel vedermi, inizio' a piangere e mi abbraccio' dicendomi che quella luce che avevo riportato negli occhi era diversa e trasmettevo pace. Mi raccomando, non prendetemi per esaltato o per santo. Sono un povero peccatore come tutti e davanti al Signore cerco di riportarvi la verità. Credetemi, sto minimizzando molto, perché non e' possibile spiegare per scrittura o a voce, Medjugorje. Il miracolo più grande che avviene in quel posto e' nel cuore. Non andiamo in quel luogo con la speranza di vedere prodigi o segni, l'approccio, sarebbe sbagliato già in partenza. Maria e' l'ennesima misericordia di Dio padre, visto che molto spesso, dimentichiamo la redenzione del figlio e nostro Signore Gesù Cristo con la croce. Miracoli eucaristici, malati terminali che guariscono e tantissimi altri prodigi che alla fine pero', vanno nel dimenticatoio. Ecco allora Maria, Lei lo sottolinea spesso nelle Sue apparizioni, e' volontà di Dio farla venire dal cielo ancora una volta come Fatima, Lourdes ed altri posti meno conosciuti per il mondo. Ho avuto una grazia immediata, salendo nel monte roccioso delle apparizioni. E' molto arduo salire quel monte. Non vi e' un sentiero di terra, sono tutte rocce e pietre appuntite e per penitenza, chi vuole può farlo scalzo e donare quella piccola sofferenza sotto ai piedi, a Gesù e Maria. Perdonatemi se non vi dico la grazia che ho ricevuto ma e' personale e gradirei non parlarne. Nel frattempo, ogni volta che recitavo il rosario con il mio gruppo e il mio sacerdote, contemporaneamente, mia moglie, in Italia pregava e pensava intensamente a me e al Signore. Il mio cuore si e' aperto molto di più ed ora recito, una corona del rosario al giorno, cosa che non facevo prima. Adesso, il rosario mi manca, se non lo recitassi, starei male, come un bimbo che dopo ore che non vede sua madre, ne ha desiderio e vuole stare con lei e abbracciarla. Maria, nelle apparizioni, parla spesso del rosario. E' una potenza incredibile che spesso viene sottovalutata. E' Dio che l'ha voluto e ha dato a questa coroncina un potere incredibile, più forte di tutte le altre preghiere, e' proprio la Madonna che lo dice. Lei spesso, nelle apparizioni, parla di satana e ci prega di stare in guardia, perché purtroppo, il mondo e' in balia del demonio. Lei stessa dice, che se quasi tutto il mondo recitasse il rosario, Lei stessa fermerebbe le guerre e le disgrazie che stanno colpendo la terra in questo periodo. Amici, peccatore e partecipe con voi nella vita di questi tempi, vi invito a prendere la coroncina del rosario e recitarne, almeno una corona al giorno per iniziare. La Madonna ha detto che lei farà grandi grazie a chi farà ciò. Guarigioni nelle famiglie divise, ci aiuterà nei nostri difetti e peccati, quali, tentazione dalla carne, invidia, gelosie, adulteri, tradimenti vari, orgoglio e tanti altri. Inoltre il rosario e' l'arma più efficace contro satana. Quando lo recitate con cuore, si allontana dalle nostre case e se lo recitiamo almeno una volta al giorno, più il nostro impegno, lo teniamo a bada molto più di prima. Vi consiglio anche di recitare le orazioni di Santa Brigida, si recitano per un anno intero, senza mai interromperlo e ci vogliono circa 20/30 minuti al giorno. Non facciamoci ingannare dal maligno, che viene a suggerirci nell'inconscio: sono stanco, mi fa male la schiena, lo faro' domani e poi dopodomani, non ho tempo per farlo. La Madonna dice, come avete tempo per peccare, abbiate tempo per pregare. Gesù Cristo, fece 21 promesse per chi reciterà le orazioni di Santa Brigida per un anno intero senza interruzioni. Sono promesse grandissime e in una di queste, c'e' la promessa di non farci dannare nell'inferno. Bisogna recitarle con il cuore.

Credetemi, vi sto dicendo il minimo, non si puo' racchiudere il miracolo di Medjugorje in una pagina di scrittura, ma sono fiducioso che questo serva a far capire a chi deve capire.

Vi porto una testimonianza di una ragazza di nome Maria che e' partita con il mio gruppo. Lei non e' della mia citta' ma si e' trasferita qui a motivo della sua consacrazione alla Vergine, dopo ciò che gli e' accaduto a Napoli. Il veggente Edson Glauber, conosciuto per le apparizioni mariane e di San Giuseppe, spesso anche a Medjugorje per consultarsi con gli altri veggenti, viaggia per tutto il mondo per testimoniare la parola di Dio. Egli si reca nei luoghi dove la Vergine gli suggerisce e spesso ha apparizioni proprio nel luogo dove si trova per dare messaggi diretti ai pellegrini che si trovano in quel momento vicino a lui. Questa ragazza Maria, saputo che Edson era a Napoli in una chiesa, andò e riusci' a vederlo e prese posto. Maria, dubitava che Edson vedesse la Madonna e dubito' anche del potere dato da Dio alla Vergine per aiutarci. Bene, durante l'apparizione mariana in quella chiesa di Napoli, lei prego' in ginocchio, dicendo dentro di lei e non confidandolo a nessuno: Maria, se e' vero che sei qui adesso, ti prego regalami una rosa. Terminata l'apparizione mariana, Edson, che parla appena un po' l'italiano, si guardo' intorno e chiese chi fosse una ragazza di nome Maria. Lei si sorprese e inizio' a tremare, Edson prese una rosa dalla chiesa e disse: ecco a te, da parte di Maria Santissima. Lei pianse in una maniera che forse non aveva mai fatto, si e' consacrata alla Vergine ed e' venuta con noi a Medjugorje.
Amici, questo e' solo un granello di ciò che Maria può fare, grazie al potere di Gesù e Dio padre che le hanno donato per raddrizzare le nostre vie. Stiamo attenti, satana sa bene che lui e' perduto, perciò lavora costantemente per trascinarci nel peccato e nella perdizione eterna. Confidiamo in Maria e Gesù e abbiamo fede nella Divina misericordia e Dio che e' davvero un padre ci aiuterà. Vi abbraccio tutti, vi ho ricordato in preghiera a Medjugorje e continuerò a farlo nelle coroncine del rosario. A presto amici miei e che la Vergine, tramite questa piccola testimonianza, entri nelle vostre case e vi porti l'amore di Gesù. Amen.
Fabio

lunedì 9 agosto 2010

L'uomo e la ricchezza nella Parola di Dio

Angelus del Santo Padre Benedetto XVI - 08 Agosto 2010


BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 8 agosto 2010



Cari fratelli e sorelle,

nel brano evangelico di questa domenica, continua il discorso di Gesù ai discepoli sul valore della persona agli occhi di Dio e sull’inutilità delle preoccupazioni terrene. Non si tratta di un elogio al disimpegno. Anzi, ascoltando l’invito rassicurante di Gesù «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno» (Lc 12,32), il nostro cuore viene aperto ad una speranza che illumina e anima l’esistenza concreta: abbiamo la certezza che «il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova» (Enc. Spe Salvi, 2). Come leggiamo nel brano della Lettera agli Ebrei nella Liturgia odierna, Abramo s’inoltra con cuore fiducioso nella speranza che Dio gli apre: la promessa di una terra e di una «discendenza numerosa» e parte «senza sapere dove andava», confidando solo in Dio (cfr 11,8-12). E Gesù nel Vangelo di oggi – attraverso tre parabole – illustra come l’attesa del compimento della «beata speranza», la sua venuta, deve spingere ancora di più ad una vita intensa, ricca di opere buone: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma» (Lc 12,33). E’ un invito ad usare le cose senza egoismo, sete di possesso o di dominio, ma secondo la logica di Dio, la logica dell’attenzione all’altro, la logica dell’amore: come scrive sinteticamente Romano Guardini, «nella forma d’una relazione: a partire da Dio, in vista di Dio» (Accettare se stessi, Brescia 1992, 44).

A tale proposito, desidero richiamare l’attenzione su alcuni Santi che celebreremo questa settimana e che hanno impostato la loro vita proprio a partire da Dio e in vista di Dio. Oggi ricordiamo san Domenico di Guzman fondatore, nel XIII secolo, dell’Ordine Domenicano, che svolge la missione di istruire la società sulle verità di fede, preparandosi con lo studio e la preghiera. Nella stessa epoca santa Chiara di Assisi, - di cui faremo memoria mercoledì -, proseguendo l’opera francescana, fonda l’Ordine delle Clarisse. Ricorderemo il 10 agosto il santo diacono Lorenzo, martire del III secolo, le cui reliquie sono venerate a Roma nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Infine, faremo memoria di altri due martiri del Novecento che hanno condiviso il medesimo destino ad Auschwitz. Il 9 agosto ricorderemo la santa carmelitana Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, e il 14 agosto il sacerdote francescano san Massimiliano Maria Kolbe, fondatore della Milizia di Maria Immacolata. Entrambi hanno attraversato l’oscuro tempo della Seconda Guerra Mondiale, senza perdere mai di vista la speranza, il Dio della vita e dell’amore.

Confidiamo nel sostegno materno della Vergine Maria, Regina dei Santi che amorosamente condivide il nostro pellegrinaggio. A Lei rivolgiamo la nostra preghiera.

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Dopo l'Angelus

[Saluti in varie lingue: I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer. Today’s Gospel reminds us that by God’s goodness much has been given to us, and much will be required of us. During these quiet days of summer let us thank the Lord for the many blessings we have received and draw ever closer to him in prayer, in fidelity to his commandment of love, and in communion with his Body, the Church. Upon you and your families I invoke an abundance of joy and peace in the Lord! - Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, así como a todos los que se unen a esta oración mariana del ángelus a través de la radio y la televisión. Queridos hermanos: espera y vigilancia son dos características fundamentales de la vida cristiana, que está abierta a la eternidad. En el evangelio de hoy, el Señor nos exhorta a estar vigilantes y en tensión anhelante y llena de amor ante su venida al fin de los tiempos. Que la participación frecuente en la eucaristía, en la que Cristo viene cada día a nuestro encuentro, os ayude a intensificar vuestra fe, esperanza y caridad. Feliz domingo.] 

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana. In particolare mi rivolgo ai gruppi giovanili di Grumolo Pedemonte, San Martino di Lupari e Sondrio, ed auspico che le importanti esperienze formative di questi giorni possano portare abbondanti frutti spirituali. A tutti auguro una buona domenica.

© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana

domenica 8 agosto 2010

Video vangelo: XIX Domenica ordinario (C)

La colonna di fuoco

XIX domenica tempo ordinario


Nelle tre letture di oggi c’è un filo conduttore che è la fede. Nella prima lettura ci viene detto che: “la notte della liberazione desti al tuo popolo, Signore, una colonna di fuoco come guida in un viaggio sconosciuto e come un sole innocuo per un glorioso emigrare”. Di giorno colonna di nube, di notte colonna di fuoco: Dio non abbandona mai il suo popolo.

• 1) Qual è la nostra colonna?

A pensarci bene anche noi abbiamo la nostra colonna di fuoco che ci conduce verso la terra promessa. Ma la terra promessa non è l’uscita dall’Egitto e la colonna non è di fuoco. La colonna è la fede e la terra promessa è il cielo. La colonna di fuoco accompagnava gli Israeliti di notte: anche la fede ci accompagna di notte, quando cioè non abbiamo l’evidenza e la visione di Dio. La fede è la nostra colonna di fuoco che ci accompagna nella traversata della vita, in cui dobbiamo vivere e camminare appunto nell’oscurità della fede, in attesa della visione. Come Abramo di cui ci parla la seconda lettura, che visse la fede in modo eroico, fino a sacrificare il figlio Isacco, se l’angelo del Signore non lo avesse fermato mentre era sul punto di immolarlo.

• 2) Qual è l’antidoto contro la paura?

Nel Vangelo abbiamo alcuni temi dominanti: “non temere” e “siate pronti”.
“Non temere piccolo gregge”… Nella Bibbia questo termine ricorre almeno 365 volte; ogni giorno dell’anno il Signore ci rassicura dicendoci di non temere. Infatti la paura è il sentimento dominante che accompagna i nostri passi. Paura del futuro, paura del passato, delle difficoltà di oggi, delle incognite del domani ecc. ecc. Qual è il miglior antidoto alla paura? Voi direte: il coraggio! Ebbene no! Il miglior antidoto è la fede. Se ho fede non ho paura perché so di non essere solo ad affrontare la traversata sulla barchetta della vita. C’è il Maestro sulla barca, o meglio c’è il Maestro nel mio cuore e non temo più niente. E’ quando il cuore è vuoto, cioè solo e non abitato dal Signore, che rischia di essere sballottato come canna al vento e venire sommerso dalla tempesta. Ma quando mettiamo il Maestro al volante del nostro cuore, allora salpiamo sicuri sui flutti della vita.

• 3) Siate pronti!

Altro tema dominante: siate pronti! Non sappiamo quando ci sarà la fine del mondo (parusia), ma nemmeno quando terminerà la nostra vita! Occorre dunque essere vigilanti per cogliere il passaggio del Signore, che magari avviene come un lampo. E dobbiamo coglierlo al volo e quindi essere pronti! Questo passaggio inatteso avviene anche nell’ordine della grazia. Dobbiamo essere fedeli ai richiami della grazia: se ne sprechiamo uno non siamo pronti per accogliere quello successivo e perdiamo tante grazie. Mentre se siamo fedeli diventiamo capaci di ricevere tutte le grazie che il Signore ha in serbo per noi. La Madonna della medaglia miracolosa aveva nelle dita degli anelli da cui sprigionavano raggi lucentissimi, alcuni erano lunghi, altri corti: Alla domanda di Suor Caterina Labourè che le chiedeva cosa significassero i raggi corti rispose che erano tutte quelle grazie che Lei avrebbe voluto dare, ma che nessuno Le chiedeva. Chiediamo allora quella prontezza e vigilanza per accogliere tutte le grazie che il Signore vorrebbe darci per vivere una vita veramente e totalmente degna di essere vissuta.

Wilma Chasseur