Pages

domenica 1 aprile 2012

Solo Dio sceglie di salire in Croce

Domenica delle Palme
(Mc 11,1-10) 


Entriamo nella più grande settimana dell’anno liturgico. La più grande perché, liturgicamente, è addirittura santa. L’unica santa settimana dell’anno perché ricorda i fatti sconvolgenti della nostra salvezza.

• Quali palme dobbiamo stendere?

Nel Vangelo delle palme vediamo la folla che stende mantelli e palme davanti al passaggio di Gesù, e io quel giorno mi sono chiesta cosa potevo stendere davanti al Signore che gli fosse più gradito e ho fatto una piccola esperienza che mi ha confermato come lo Spirito sia uno e parli un unico linguaggio. Ero in cappella distesa davanti all’altare e di colpo allungo il braccio per prendere il breviario. Lo apro alla pagina dove c’era la prima lettura della liturgia delle ore e vi leggo questo bellissimo commento di S. Andrea di Creta che dice: ”Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere davanti a lui, lungo il suo cammino rami d’ulivo o di palme, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda adorazione, dinanzi ai suoi piedi, le nostre persone. Accogliamo così il verbo di Dio che avanza e riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può contenere. Stendiamo dunque noi stessi, rivestiti della sua grazia. O meglio di tutto lui stesso, poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo ci siamo rivestiti di Cristo. Prostriamoci dunque davanti a lui come tuniche distese. ”Ecco la conferma che ho avuto: il Signore vuole noi e non palme o mantelli… il che è molto più impegnativo e coinvolgente.

• Ma chi guidò le operazioni in quel processo?

Sappiamo che il processo che condannò Gesù fu il processo più falso che sia mai stato fatto
Ma chi diresse realmente le operazioni in quel finto processo? I sommi capi? Il popolo? I Romani? Nessuno di loro; l’unico a dirigere le operazioni fu Gesù stesso. Quante volte avevano tentato di gettarlo giù dal monte, o di lapidarlo ma non erano mai riusciti, perché? Perché non era giunta la sua ora. Gesù aveva sempre detto: “La mia vita nessuno me la toglie, ho il potere di darla e di riprenderla di nuovo”. E quando morì di cosa morì? Morì forse di tetano, d’infarto dovuto alle torture e alla posizione sulla croce, o ad altri accidenti organici, come affermano alcuni chirurghi? Niente di tutto questo: Gesù morì quando disse: “Padre nelle tue mani affido il mio spirito”. MORI’ QUANDO LO VOLLE. Emise l’ultimo respiro quando liberamente volle emetterlo. La sua vita nessuno gliela tolse, neanche la morte.

• Come morì Gesù?

Dice San Tommaso d’Aquino nel “De Verbo Incarnato” che in Gesù non c’era abbastanza corruzione corporea per far sì che l’anima potesse abbandonare il corpo, neanche dopo le torture inflittegli sulla croce, ma ci fu il suo libero atto di donazione al Padre. In Gesù non poteva verificarsi quella morte che accadrà a tutti noi: cioè che il corpo sia così corrotto e mal ridotto da non poter più reggere l’anima, che allora gli sfuggirà. No! In Gesù quell’ora venne quando lo decise lui, liberamente. Se no chissà quante altre volte sarebbe giunta !...
Ma perché Gesù volle affrontare quella morte così atroce quando, essendo Dio, avrebbe potuto salvarci con un sorriso in quanto ogni suo atto, essendo divino, aveva un valore infinito? “Perché quello che bastava per la nostra salvezza, non bastò per il suo amore” (San Francesco di Sales).
E questa è la prova irrefutabile della sua divinità: solo Dio sceglie liberamente di salire in Croce; gli uomini fanno di tutto per scenderne. Ma Gesù vi è salito liberamente e non ha voluto scendere proprio perché era Dio.

Wilma Chasseur

0 commenti:

Posta un commento